CHAMPAGNE E ALTRI PIACERI

 

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Amélie Poulain- Comptine
C’è molta differenza tra dipendere da una sostanza, da una persona, da un comportamento , e goderne consapevolmente. La differenza sta nella libertà del gesto o della relazione. Se il senso di se stessi è di pienezza e completezza, l’individuo riuscirà a incontrare l’ALTRO , inteso come altro da sé, con equilibrio. Per poi rientrare nella propria esistenza, che viene vissuta comunque come ricca e appagante, e non in termini deficitari. Poter gustare un buon bicchiere di vino, un pasto raffinato dove i sapori e gli elementi si incontrano e si combinano in maniera espressiva e creativa è un’esperienza che può far riflettere sul senso bello della vita. Sulla capacità di interpretare ciò che c’è, il cibo, l’uva, l’altro, come un regalo, un dono, un miracolo di cui beneficiare con gratitudine ben tenendo presente che si torna sempre a se stessi. Se la vita viene vissuta con questo senso di INCANTO ciò che ne deriva è necessariamente gratitudine, celebrazione, consapevolezza. Occorre saper danzare tra il pieno, quando l’altro c’è ed è disponibile, e l’assenza. Trovare il bello in ogni condizione, saperne gioirne senza l’attaccamento morboso del ‘voglio di più’ è il segreto intimo della felicità, quella felicità che non fa rumore ma fa dire grazie con semplicità. C’è una bellezza nel pieno, nell’incontro, nella fusione e c’è una bellezza nel ritorno a sé, nel silenzio, utile e necessario per integrare, riflettere e far proprio ciò che si è vissuto.
Ameya
 

56 commenti su “CHAMPAGNE E ALTRI PIACERI”

  1. @Bè Lucio i bicchieri si sono toccati dopo, tantissimo! In tantissimi brindisi…se ti riferisci alla foto, era solo un preludio a uno dei tanti brindisi di quei giorni in Francia in giro per cantine di Champagne! Un sorriso

  2. ciao sono sempre lia adesso iscritta,ma lloar che faccio penso a mia madre morta e non risalgo, una soluzione con il mioex io la devo trovare mica posso morire appreso ad uno che non amo’ mam+, perche’ ho una patologia?Dovro’ pur guarire,che mi consigli un percorso di…

  3. Ciao sono lia’ la persona anonima, che consiglio mi dai, si lo so alla base, c’e un problema con mia madre, non c’e piu, se ne andata giovane, be’ io la dovevo proteggere e mi delegava anche per la famiglia gia’ dall’eta’ di 6 anni, infatti riesco ha capire che con il mio ex e’ piu’ un fatto di protezione, come ho sempre fatto con tutti , una crocerossina,come ne posso uscire, devo dire che gia’ trovandoti e leggendo sono riuscita ha capire che e’ solo una patologia non amore, stasera non lo telefonato, basta devo iniziare uno step, io devo essere prioritaria…grazie sito bellissimo domani mi iscrivo…notte serena da lia di napoli

  4. @utente anonima..cerco di capirti nonostante la tua narrazione caotica..perché , mi chiedi…il discorso è davvero lungo e complesso. Ti posso però garantire che il bisogno di rifiutare un partner, e il bisogno di controllare possono diventare di gran lunga più forti del bisogno di amarlo. Questa ambivalenza è tipica delle relazioni disfunzionali, la radice è da cercare nei legami primari , con i genitori. Lì si impara la relazione che riproporremo da adulti.

  5. vorrei un consiglio sposata per 28 anni, ho 45 anni due figli di 29 e 25 anni, ho deciso io di lasciare mio marito, ho accettato corna per 10 anni, amo’ un altro, perche’ pero’ sento il bisogno di sapere sempre dove sta il mio ex, se so che sta’ con un altra non mi fa niente ma lo devo sapere, lui piu’ volte vorrebbe tornare , io amo riamata un altra persona, poi solo il pensiero che mi possa sfiorare mi porta nervosismo e vomito, allora perche’ continuo in modo ossessivo ha pensarlo, ma non lo pesno nel bene penso soltanto mai mai nel modo buono mai..e come se 30 anni sono solo di rabbia..anzi..basta che mi dice non vengo vengo..mi passa tutto, pero’ caratterialmente anche nella mia famiglia d’origine ero cosi anche con mamma papa e fratelli…dipendenza affettiva ‘?Bene…un bene per i 30 anni…

  6. Pienamente d’accordo con te su tutta la linea.
    Ma mi viene in mente una battuta adottata spesso tra amici, proprio in relazione a questa capacità di gioire e di stare in equilibrio:
    “Eh mica sò Mandrake!”
    Un saluto! 🙂

  7. bel post, parole vere…solo, mi chiedo: riusciamo, ad agire così? riusciamo veramente ad apprezzare tutto ciò che la vita ci regala con questa semplicità d’animo, questo candore, questa purezza? bisognerebbe reimparare a farlo…qualche volta ci si riesce; magari di fronte ad un tramonto, o ad una poesia; di fronte a molte cose, si potrebbe farlo, è vero…ciò richiede, credo, molto equilibrio, mota pace interiore. e certamente, bisogna lavorare su sè stessi, per questo…:)
    buona domenica, Ameya:)

  8. Si sono d’accordo…ma a volte ci sono cose che proprio non sono belle…o meglio che istintivamente vengono rifiutate…e penso che anche questo sia importnate nella vita di ognuno.
    Sapere dire di no.Rifiutare.
    Come anche sapere di si.Accetare.
    E quindi prendersi o non prendersi responsabilità del caso con annessi e connessi.
    Salutone.
    A.

  9. uh oh … dimenticavo: ho scovato in libreria il libro di aldo carotenuto, la strategia di peter pan. sembra che come premesse sia in linea con una certa mia infantile filosofia di vita… conosci? ^^

  10. quello che dici mi sembra più che condivisibile,ma le condizioni economiche hanno un loro peso specifico nella felicità di due persone che si amano e si rispettano,il poter avere un tetto proprio dove poter posare il capo su un cuscino la sera e accarezzarsi senza dover pensare che domani sarà un altro giorno e chissà se arriveremo a fine mese,certo l’amore aiuta ma non basta.

    pensa te,io una volta ho sognato un aumento di stipendio.
    saluti

  11. Eh, le casualità non casuali….!!!
    Proprio oggi stavo pensando le stesse identiche cose. E, mentre le pensavo, sono stata invasa dalla serenità più assoluta. Anche ora, nel leggerle qui da te. Grazie.

  12. … e io ti dico:che bello! che bello! che bello!!! WOW!!! hai descritto teneramente la serenità ritrovata nella consapevolezza di sapersi accontentare delle cose che contano… e questo nn è poco*
    sei semplicemente VITA!!!
    Grazie Mamma semplice!
    TVB*

  13. … e io ti dico:che bello! che bello! che bello!!! WOW!!! hai descritto teneramente la serenità ritrovata nella consapevolezza di sapersi accontentare delle cose che contano… e questo nn è poco*
    sei semplicemente VITA!!!
    Grazie Mamma semplice!
    TVB*

  14. é circa dieci minuti che tento di scrivere un commento adeguato, ma cosa è possibile dire dopo aver letto queste meravigliose quindici righe? Non sono in grado di contraccambiare con un pensiero profondo come il vostro, ma sono in grado di ringraziarvi per avermi concesso di leggere qualcosa di veramente bello, profondo e istruttivo per me che sono ancora tanto giovane.

  15. Più che trovare il bello in ogni condizione…trovare il senso. Immaginare o desiderare di più di quanto si ha? E’ così difficile apprezzare le piccole cose?
    Io credo che tutto si ricongiunga al senso della vita, a quello che noi stessi riusciamo a darle anche attraverso piccoli gesti, piccole sfumature.
    Un abbraccio Ameya:-)

  16. Ciao, ho da poco aperto un blog per cercare di riempire il vuoto della fine della mia storia. Il secondo post è una lettera sincera, (http://scusadevoandare.splinder.com/post/20384968/Scusa+devo+andare) che riassume quello che sento; per il resto ho cercato di romanzare perchè mi sento molto a disagio a scrivere di me. Forse sono un dipendente affettivo, anche se a me sembra solo un amore intenso e così non so bene come uscirne. Continuo a desiderare la fusione, non trovo appagamento in niente, neanche nei successi, continuo solo a desiderare la condivisione con una donna da amare. Ho trovato il tuo blog e mi sembra un’àncora, so che siamo molti ad avere questa dinamica affettiva tanto meravigliosa quanto drammatica quando tutto crolla. E mi chiedo se nel gruppo, nella condivisione di insieme posso trovare la forza di appoggiarmi su me stesso, che è il primo passo per trovare somani un amore equilibrato. Grazie delle cose che scrivi e di farmi sentire meno solo. A presto.

  17. seguo da tempo questi post…ed è inevitabile farmi autocritica, sono sicuro di lati positvi e negativi di cui facciamo parte, ma il bello del seguirla e che forse riesco a mettere in moto un motore d’interesse.
    Tra le cose ultime sto leggendo Freud (Opere 1886-1921) ecco la semplicità e lo scorere delle parole.
    Abbiamo bisogno di comunicare e di ascoltare tutto questo per dire complimenti, un saluto Carlo

  18. Qui leggo parole sagge ed eccellenti. Sebbene il gesto sia simile a quello che ricorre di questi tempi, il livello dei contenuti è decisamente un’altro.

    ‘voglio di più’
    Il mio … papi dice(va) “il meglio è nemico del bene”
    In teoria forse ha(vete) ragione
    In pratica?
    In pratica si puà anche usare il voglio di più e do di più come stimolo nella coppia, una sorta di do ut des che la stimola e la fa evolvere.
    Anche questo del limite tra il chi si contenta gode e il chi si contenta so ammoscia è un confinto labile, variabile e non ben definito.

    Un po’ di stimolo, sento e penso, è benefico.
    Del resto, parlo da… alpinista!

  19. Qui leggo parole sagge ed eccellenti. Sebbene il gesto sia simile a quello che ricorre di questi tempi, il livello dei contenuti è decisamente un’altro.

    ‘voglio di più’
    Il mio … papi dice(va) “il meglio è nemico del bene”
    In teoria forse ha(vete) ragione
    In pratica?
    In pratica si puà anche usare il voglio di più e do di più come stimolo nella coppia, una sorta di do ut des che la stimola e la fa evolvere.
    Anche questo del limite tra il chi si contenta gode e il chi si contenta so ammoscia è un confinto labile, variabile e non ben definito.

    Un po’ di stimolo, sento e penso, è benefico.
    Del resto, parlo da… alpinista!

  20. Ameya ti ho riinserito fra le mie amiche tornerò presto a parlare dello scuarcio della tu pelle da cui l’anima esce e in mani sapienti si abbandona. a prestissimo.
    Con immenso affetto –PeterPan–
    ps: spero mi riinserirai fra i tuoi amici. ciao.

  21. Forse bisognerebbe riflettere su quanto la normalità sia incredibile, senza che sia necessario cercare qualcosa di eccezionale. Non è strano che un certo numero di particelle, unendosi, diventino organismi in grado di pensare, agire, provare sensazioni belle o brutte. A pensarci quasi non ci credo, e mi sembra ancora più incredibile che questi organismi facciano parte di una struttura retta da leggi che garantiscono un equilibrio universale e contemporaneamente un eterno movimento.

  22. una strada da tentare, di certo momenti che abbiamo conosciuto -chi è stato così fortunato da averli-
    Da chiedersi come e quanto riuscire a tornare alla propria normalità, se vissuta come negazione della straordinarietà.
    Ci sono normalità che appagano e altre che distruggono.
    Ci sono straordinarietà dove anche un bicchiere di vino che sa di spunto è magia.
    Ma la magia è roba di maghi

  23. Hai scritto: “Trovare il bello in ogni condizione, saperne gioirne senza l’attaccamento morboso del ‘voglio di più’ è il segreto intimo della felicità, quella felicità che non fa rumore ma fa dire grazie con semplicità. C’è una bellezza nel pieno, nell’incontro, nella fusione e c’è una bellezza nel ritorno a sé, nel silenzio, utile e necessario per integrare, riflettere e far proprio ciò che si è vissuto”.

    Anche in montagna è così… Più si cerca la performance, più si tenta la continua ricerca del superamento del limite…Non si è mai contenti…
    La cultura del limite è quella che manca in questa nostra epoca. I nostri modelli culturali prevalenti sono quelli che coincidono con il tutto e subito, con il vincere a tutti
    i costi, al non accontentarsi mai e a volere sempre di più. Ne è un lampante esempio la condizione degradata dello sport-spettacolo.
    E’ il limite che non sappiamo più cosa sia. Più denaro, più sesso, più sballo, più droga… Più consumi.

    Quello che tu dici non è assolutamente semplice da applicare.
    Comunque mi inchino. Grazie delle tue parole.