CERCASI DIPENDENTI AFFETTIVI

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Lucian Freud



A.A.A
DIPENDENTI AFFETTIVI
 
CERCASI
CARO LETTORE , AMICO O PASSANTE DI QUI: SE
HAI UNA STORIA DI DIPENDENZA AFFETTIVA DA
 RACCONTARE, SE CONOSCI QUALCUNO CHE HA
 AVUTO LA VITA CONDIZIONATA E
PREGIUDICATA  A CAUSA DI UNA RELAZIONE
 DIFFICILE DA CUI NON E’ RIUSCITO A
STACCARSI, PER FAVORE INOLTRA L’INDIRIZZO
DI QUESTO BLOG. STO RACCOGLIENDO
TESTIMONIANZE E STORIE VISSUTE PER UNA
RICERCA ALL’UNIVERSITA’ DI PSICOLOGIA DI
PARMA. LA STORIA DEV’ESSERE NARRATA IN
 PRIMA PERSONA E DEVE RIPORTARE UNA
 ESPERIENZA REALE.
GRAZIE
Ammettere di essere dipendenti è molto difficile, prima di tutto con se stessi. Si associa la dipendenza alla fragilità e all’inadeguatezza del vivere. Tuttavia è nel riconoscere di avere un problema che lo si inizia a risolvere. La dipendenza affettiva non è una malattia, è una modalità relazionale distorta, che ha radici molto lontane. Sostanzialmente il dipendente affettivo non riesce a concepire se stesso SENZA l’altro. Si aspetta la SOLUZIONE del proprio malessere dagli altri e vuole sempre VINCERE. Al dipendente affettivo è tutto dovuto. L’amore non può essere preteso. Solo condiviso. Per poter condividere se stessi con l’altro occorre essere consapevoli di chi si è.
 Ameya G. Canovi

72 commenti su “CERCASI DIPENDENTI AFFETTIVI”

  1. Mio padre, non è stato un uomo perfetto..ma neanche il disgraziato infame dipinto sempre da mia madre..
    Mio padre ha da sempre lavorato tanto..ma amava i suoi bambini..ogni sera era a casa ed il gioco delle carte fu un vezzo durato per qualche anno e peraltro intrattenuto non in maniera così incisiva da intaccare sull'affetto della famiglia..tant'è che smise di giocare con la medesima assiduità, dopo la mia nascita…Mia madre non è mai stata la donna sola che dipinge d'esser stata vittimizzandosi (alla stregua della mia splendida cognata sua copia conforme) alla sua stregua, era incapace di legare con qualsiasi parente, non perdendo occasione di colpevolizzarlo di tutto ..(non che lui fosse uno stinco di santo per carità, ma lei ne metteva di suo)..Mio papà è stato da sempre un uomo pigro che per muoversi in casa dev'essere stimolato per qualsiasi iniziativa domestica anche per riverniciare il bagno; lei, a differenza, o meglio analogamente, aveva necessità d'un carattere che la giudasse e sostenesse; incontrarsi, difficile,cercavano rispettivamente le stesse cose..Godeva dell'aiuto spedito d'una cognata che, avrebbe potuto aiutarla come una sorella se solo il suo carattere fosse stato più compatibile e meno facile al risentimento di chi è da sempre stata incapace di sopportare una critica costruttiva…
    Mio padre, lavorava dal lunedì al venerdi.. (tutte le sere rientrava senza mai uscire per conto suo) Il sabato, era il giorno più bello di tutti perchè papà lo dedicava al bagnetto..era lui a metterci in fila e lavarci tutti..ci spazzolava e ci lustrava persino le scarpe per consentire a mia madre di preparare nel mentre un adeguato pasto almeno domenicale..
    Era sempre il sabato, il giorno dedicato agli acquisti(ogni sabato s'occupava di fare la spesa grossa, in modo da lasciarle il peso settimanale leggero leggero).. ogni 30  era il giorno degli acquisti in generale..vestitini scarpette nuove..a seconda delle esigenze…Poi passeggiatina e si tornava a casetta..
    D'estate s'andava a mangiare il gelato (non di certo al bar dello sport)..ma presso l'attuale bar florida che al tempo e ancora oggi faceva e fa delle coppe piene di biscotti e bandierine colorate che ci portavamo dietro a mo di dono..Poi dopo il megagelato..generalmente s'andava dalla zia anna, perchè lì c'erano i cuginetti della nostra stessa età a trascorrere un pò il tempo..e giustamente, a volte capitava di restarvi pure a cena.in altri casi, si ritornava a casa e stop..Bagnetto già fatto, pigiamini puliti e tutti a letto..
    La nota dolente si presentava invece nei periodi di festa..in quei periodi lì mio papà glissava un pò perchè aveva perduto la testa per una sarda, un pò perchè proprio l'idea di trascorrere il natale a casa secondo me gli creava noia..(si sposò in età eccessivamente giovane) e fu un periodo molto difficile tanto per mia madre quanto per lui..Credo sia stata una donna dalla quale si sia sentito molto amato nel periodo in cui mia madre era costretta a trascurarlo per noi..
    Era molto diversa da lei..una donna come dire, "emancipata"..Inutile dire che aveva completamente perso la testa,  per mio papà..e probabilmente, la sbandata al tempo fu reciproca..si scambiavano doni, lui a dire di lei la riempiva di fiori (mai regalati a mia madre..ed anche di scenate di gelosia, almeno a dire di lei..Lei dal suo canto gli pagava i viaggi per le destinazioni dove trascorevano insieme le vacanze di Natale)
    Diciamo che fui io a riequilibrare i toni anche se…(probabilmente non avrei dovuto) All'età di 14 anni durante una conversazione telefonica le chiesi di lasciarlo perdere, in quel frangente lei mi rispose ch'io non potevo capire che ero troppo piccola per interferire in una questione così delicata..
    Ed invece ritengo che, fui proprio io la causa che spinse mio padre a lasciarla definitivamente..
    Da bambina, non faceva che ripetermi ch'io sarei stata l'ultimo ma anche il più grande amore di papà..Non ho mai saputo sentimentimentalmente quella scelta quanto gli sia constata…seppure sia perfettamente convinta che per lui non fu facile. e neanche per lei, e neanche per mia madre..
    Però l'amore per la famiglia prevalse e dunque probabilmente è per questo che mi padre adesso pretende ch'io faccia lo stesso…
    E' incredibile come nella vita a volte il destino riesca a soprenderci non trovi anche tu ameya?

  2. c'è chi si ritrova con un marito fisicamente presente ma spiritualmente distante..e chi invece sente la sua anima benchè da sempre privata della sua presenza fisica..credo che la sensazione d'incompletezza alla fine non possa che far soffrire tutti…e che, nelle situazioni complesse, non si vorrebbe far soffrire nessuno..ed invece si finisce per soffrire in tanti..
    Poi, per carità esistono diversi modi di concepire un matrimonio vero e di distinguerlo dal matrimonio di facciata..chi può dire effettivamente ciò che sia vero da ciò che vero non è? Bisognerebbe viverlo per capirlo..
    Anche perchè ci sono uomini che pur essendo stati incapaci di lasciare le proprie mogli per spirito di responsabilità..non hanno mai smesso d'amare l'altra…capita anche quello..perchè per carità esistono pure i disgraziati..ma esistono anche mariti che si trovano a dover combattere giorno dopo giorno contro qualcosa di più grande..perchè non tutte le mogli sono disposte per amore a modellarsi e cambiare per l'altro e l'altro dal suo canto pur continuando a voler bene..vive pur sempre una vita disgraziata da infelice..Pensare ad una moglia che se frega di lui in ogni senso..che non gli cucina quando ha fame e che per via dei bambini è sempre con la casa in disordine che non riesce neanche a curargli a dovere un ospite di riguardo come potrebbero essere i suoi genitori..Un uomo che deve adattarsi anche all'idea di dover penare per trovare una camicia stirata o magari cenare nell'ora in cui avrebbe già dovuto essere a letto perchè il lavoro non consente ritmi più lenti..salvo ritrovarti (RINTRONATO IL GIORNO DOPO SUL CANTIERE COL RISCHIO D'AMMAZZARTI)…
    Sono tante le motivazioni che possono indurre un uomo a cercare una valvola di sfogo all'esterno..magari al solo fine d'uno sfogo…(e con questo non sto giustificando i tradimenti, solo, nel caso specifico, alla luce dei miei anni, non giudico aspramente le situazioni vissute da altri)..perchè dall'esterno la cosa più semplice è quella di giudicare..

  3. Sì, le cose che mi dici hanno un senso per me. Ci sto lavorando da un anno e, se anche a volte mi sembra di essere incagliata, tuttavia a livello di comprensione di me stessa e di accettazione del "fatto", credo qualche piccolo passo di averlo fatto. Tutto è reso più difficile forse dal fatto che la relazione con mio marito non è chiusa. Quando ho scoperto l'ultima relazione (in ordine di tempo) a luglio dell'anno scorso (è da lì che sono partita alla "scoperta" del passato) la mia vita è stata investita da un ciclone. La prima reazione è stata quella di metterlo alla porta, senza scenate pubbliche, avevo bisogno di capire come affrontare la cosa, soprattutto con i nostri figli, che in questi anni ci hanno sempre visto come una coppia anche troppo unita (a volte ci hanno accusati, probabilmente a ragione, di "escuderli"). Il fatto è che io sono crollata, letteralmente. Il mio terapeuta (ho iniziato subito a vedere uno psicologo, non sapevo come affrontare una cosa simile) mi ha consigliato di non prendere nessuna decisione, la cosa più importante era ritrovare me stessa. Quindi lui è ancora qui a casa con noi. Ha iniziato anche lui un suo percorso. Potrei dire che questo nostro vivere insieme è per salvere le apparenze nell'attesa che arrivi il momento di prendere LA decisione. Che lo facciamo per proteggere i nostri figli, che ci osservano e sono in allarme. Ma non è così. La verità è che io continuo, malgrado tutto, ad amarlo, e a sentirmi legata a lui. Certo, ora so quello che è capace di fare, l'idealizzazione è probabilmente superata, l'ho scoperto debole, in questo hai ragione, probabilmente più debole di me. Perché anche lui, malgrado le sue …evasioni, malgrado il suo bisogno di  "leggerezza" (è incredibile come io abbia ritrovato nelle tue parole quelle che lui mi ha detto per tentare di "spiegare"), malgrado la sua ricerca di un "altrove", è ancora qui. E sta male. Non so esattamente cosa stiamo facendo, non so per quanto tempo durerà questo ..stare sospesi. So che non posso semplicemente cancellarlo dalla mia vita e dimenticare che sia mai esistito (anche se ci sono momenti in cui lo vorrei, davvero). So che non mi sarà mai indifferente. Ma so anche che per anni io ho lavorato ad un progetto di vita che credevo condiviso, invece era solo mio. Perché lui se ne era andato da tempo. E mi aveva lasiato lì, da sola, in quello che la fiolosofa Michela Marzano definisce un "non luogo". So che è capace di mentire con le parole, con gli sguardi e con le azioni. E convincersi che non c'è niente di male. Continuo a volergli bene, nel senso letterale, a volere il suo bene. Ma non mi fido più di lui.
    Ale

  4. @Sì ti mentiva..il mentire fa parte dell'essere umano e nessuno ci potrà garantire che non saremo destinatari di bugie. Mi sembra però di individuare punti interessanti. 1- Hai cercato in lui un legame riparatorio genitoriale. E questo è rischioso! Una RELAZIONE può fare le parti di un padre mancato ma non un PARTNER. Investire l'altro di un potere genitoriale è rischioso lo soffoca e lo fa energeticamente avvertire un pericolo un inganno. Pensaci: stai con un uomo come DONNA e lui ti vive come rimedio, come medicina. Ovviamente tutto questo avviene a livello non conscio, ma ci sono segnali di pericolo, distorsioni che portano ad approdare a relazioni satelliti, trovate per "proteggersi" da ruoli investiti non propri. Non voglio scusare lui, non voglio incolpare te. Nessuno ha colpe, ma bisogni. Tu il bisogno di certezze che non hai avuto, lui probabilmente aveva bisogno di evadere, di tragredire per fuggire da un impegno che lo investiva di " troppo". Tu hai cercato di curarti con lui, lui ha cercato rifugio altrove. Entrambi i punti di vista vanno considerati, la tua sofferenza, delusione, vanno accolte. Anche quello che ha fatto lui va accolto e analizzato. Questo per suggerirti una profonda comprensione di come funziona l'essere umano. Ora puoi guardare a te stessa non come bisognosa di una spalla protettiva, ma cercaredentro di te un luogo SICURO, e da lì approcciarti alle prossime relazioni, consapevole che anche l'altro avrà i suoi bisogni, che non potrai appoggiarti sicura di trovare un papà nel partner, ma un uomo normale, fallace, anche disposto amentire per soddisfarei propri bisogni. Il tuodolore lo comprendo, è intriso di delusione, di una idealizzazione che però non era sana. Lui era solo un uomo, non un dio, nè un padre onnipotente. Fragile da crearsi una messa in scena con l'amante in casa. Quando riuscirai a vederlo come più debole di te, avrai incluso anche il suo bisogno. Riparti da lì. Questo dolore ti farà diventare grande, e se riuscirai a pensare te stessa come capace di sare sulle tue gambe, senza vicino un legame simbiotico ma paritetico, dove puoi entrare e uscire dalla relazione senza andare in pezzi avrai fatto un pezzo di strada verso l'amore autonomo e non dipendente. Spero di avert detto cose che hanno un senso per te.

  5. Il mio problema più grande,probabilmente, è che io questa isola di "altrove" non ce l'ho da tanto tempo, non sono neanche sicura di averla mai avuta. Il fatto è che con la storia familiare che ho alle spalle ho cercato in questa relazione, quella con mio marito intendo, il mio riscatto. La cosa più importante della mia vita (reggiti forte: più importante anche dei miei figli). L'ho amato moltissimo. Non mi interessava altro che "noi". E volevo solo essere amata da lui. E, probabilmente, nel momento in cui le cose hanno incominciato ad incrinarsi, io ho scelto di diventare cieca, di non vedere. I bambini piccoli, un lavoro da precaria che mi teneva sempre sulla corda, il sentirlo sempre più distante, malgrado gli abbacci, malgrado le rassicurazioni…. La paura di perdere quello su cui avevo investito (emotivamente) praticamente TUTTA ME STESSA, hanno fatto sì che scegliessi di non vedere.
    Quando dico che mio marito mi inganna da anni non intendo dire che è un puttaniere, uno di quelli che se ne caricano una diversa ogni sera. Noooo, magari!!! Lui è uno "serio", uno che si "fidanza" ufficialmente. La sua prima storia è stata con una collega di lavoro  (tutto casa e ufficio, come puoi vedere), anche lei sposata con figli, quasi mia coetanea. Sono stati insieme tre anni, nel primo anno (2004, giusto per non perdere il filo) ci sono stati pranzi, cene, fine settimana al mare e in montagna tutti insieme appassionatamente: lui ha voluto farmi conoscere questa "cara amica" di cui sembrava avere grande stima, una persona solare, dotata di grande sensibilità. Suo marito è diventato il "nostro" commercialista di fiducia… Non so se mi sono spiegata, non è che l'amica di famiglia sia diventata la sua amante, è che i due hanno organizzato di far incontrare le rispettive famiglie quando già andavano a letto insieme!!!! Lei ha toccato i miei figli, ha abbracciato me e mi ha detto che persona splendida mi trovasse e quanto si sentisse a suo agio con me. E tutto questo davanti all'uomo che io ancora credevo fosse il compagno della mia vita. Non è semplicemente essere andato a letto con altre il tradimento.  è anche e soprattutto questo sentirmi buttata in pasto ai porci. Io e i miei figli.
    Quando, dopo alcuni tentativi di farmela piacere, lui sembrava tenere tanto a questa "amicizia" (lo metto tra virgolette ma io ero davvero convinta che fossero solo amici, me lo avrebbe detto se le cose fossero state diverse, a che scopo mentire, io avevo piena, cieca fiducia in lui), io ho fatto un passo indietro. Non lo so, forse il mio cervello continuava a funzionare algrado tutti i miei sforzi di non vedere. Ho detto a mio marito che quella persona non  mi piaceva, la trovavo "costruita", priva di qualsiasi spontaneità, insomma falsa. E ammiccante, in un  modo che mi metteva a disagio. Pensa che sono stata attenta a non urtare la sua sensibilità (!!!!), lui era entusiasta di lei e io non volevo che criticando una persona della quale lui aveva stima si sentisse criticato a sua volta. Gli ho detto che io non intendevo più continuare la frequentazione, se lui riteneva la sua amicizia così importante poteva continuare a vederla al lavoro. Non mi ha più detto niente. E io non ho più chiesto. Ho voluto credere che la loro frequentazione si riducesse ad un caffè ogni tanto, quando si incontravano per qualche riunione (lavorano per la stessa azienda ma in città diverse, anche se non troppo lontane).
    All'inizio del 2006 scopro nella sua borsa del lavoro …un profilattico. Premetto che non ho mai controllato mio marito, lui è sempre stato estremamente libero negli orari e negli spostamenti, è vero che negli ultimi tempi lo era diventato ancora di più (praticamente non c'era mai)…ma sai, con  il lavoro che fa…. Non avevo mai messo le mani nelle sue tasche, ma quella sera…era andato a giocare a calcetto e aveva lasciato la borsa in cucina…non so cosa mi è passato per la testa …ho frugato.
    Ora, che cosa pensa una mogle intellettivamente normodotata quando trova un profilattico nella borsa del lavoro del marito???!!! Io per giorni ho esplorato TUTTE LE POSSIBILITA' che potevano escludere l'unica verosimile (uno scherzo di qualcuno, copre le spalle ad un amico, è uno di quelli che usiamo noi e l'ha messo lì inavvertitamente…. Lo so, non ci sono commenti da fare, sono…patetica prima ancora che comica. Ero incredula. Cercavo disperatamente, ostinatamente una spiegazione plausibile. Non potevo accettare l'unica ragionevole: l'uomo che amavo, quello che avevo sempre considerato generoso, affidabile e leale, oltre che innamorato, MI MENTIVA.

  6. @Ale ti capisco, e so quanto sia doloroso quando ci si sente traditi negli affetti. Però posso provare a darti un'altra angolazione da cui guardare. oi gli credo a tuo marito quando dice non volevo far male, Chi apre la porta ad altre relazioni pur essendo già inuna relazione, non lo fa CONTRO l'altro. Lo fa per motivi di vuoti suoi. La storia che ci hai raccontanto molto bene è quella di un modello relazionale tra genitori chenon ci sono l'un per l'altro. Se tuo padre non c'era, non c'era nemmeno tua madre, era anch'essa ALTROVE se ci pensi, era impegnata non con tuo padre ma con la sua ASSENZA. E chi ha avuto i genitori assenti tra loro eredità questa modalità. Azzardo e mi chiedo : tu per tuo marito c'eri? O dentro di te hai un'isola di altrove deove vai? Se lui ha cercato altro ne aveva bisogno. Non lo vedereic ome mostro ma come fragilità. Puoi solo scoprire dove eri tu, e accettare che le cose siano andate finora così. Ma dalle consapevolezze si può ricostruire, sereni. Molto lavoro interiore si deve fare. POsisbile e utile. Tra poco vedrai sfumature che prima non vedevi. No passare questo tempo a distruggerti, a darti colpe. Cerca di includere la tua posizione e la sua. Facci sapere ancora. Un abbraccio

  7. Gli insegnanti di vita sono sempre i genitori,,,,un po' troppo semplice forse,,,però,,,,,
    Dopo tutta la vita passata a dimostrare che quelli che mi dicevano "sei come tuo padre", e per me il sottinteso era egoista e disinteressata agli altri come lui, incapace vi volere bene come lui, arrogante e aggressiva come lui, dopo un anno di analisi mi scopro identica a mia madre, che dentro di me ho sempre disprezzato (in questo sì, simile a mio padre): debole, cieca a quello che era più conveniente non vedere, capace di credere l'inverosimile, pur di non accettare una verità dolorosa.
    Ho cercato e sposato un uomo che fosse quanto di più distante da mio padre ci fosse al mondo: allegro, ottimista, generoso, espansivo nelle sue dimostrazioni di affetto…, soprattutto innamorato di me. Perché quella era la prima cosa, la più importante, l'unica che contava ai miei occhi: a differenza di mio padre con mia madre, lui mi amava! Le "incomprensioni" liquidate con un'alzata di spalle, perché ….queste sono sciocchezze, sono altre le cose importanti, lui mi ama. E dopo 22 anni di matrimonio, vero pensi tu, non di quelli solo di facciata, ti accorgi che le cose importanti le hai viste solo tu. Lui se ne era andato da tempo, anche se non fisicamente: al di là della TEORIA su principi e valori, sempre validi, sempre condivisi a chiacchiere, la PRATCA lo ha portato su altri territori di caccia.
    "Pensavo che non stavo facendo male a nessuno", arriva a dirmi….IO sono nessuno.
    Ale

  8. Fin dalla prima infanzia sono stata "la sorella maggiore". Mia sorella è nata che avevo 14 mesi, a due anni e 6 mesi ero già la prima di tre figli. La mia sorella più piccola è nata che avevo quasi dodici anni: l'errore della vecchiaia l'ha definita mia madre (aveva 36 anni). Ho sempre avuto qualcuni di cui "prendermi cura" dunque. Mia madre era fiera della mia affidabilità, del mio grande senso di responsabilità. Uscire a fare la spesa con 3 bambini piccoli era impossibile (niente macchina, si andava "alla botega" a piedi e si tornava cariche di saccheti), mio padre non ha mai portato a casa neanche un litro di latte, quindi tutte le mattine mia madre faceva le sue raccomandazioni a me, che ero "la grande", poi chiudeva il gas, staccava la corrente (per ridurre il rischio di incidenti) e chiudeva a chiave il portone di casa in modo che non potessimo aprire a nessuno. Correva, letteralmente, a fare la spesa. Io all'età di quattro anni raccontavo favole, organizzavo giochi e tenevo impegnati i miei fratelli. Al ritorno mia madre mi diceva che ero proprio una brava donnina.
    Fino a dieci anni sono stata innamorata di mio padre, come molte figlie femmine. Forse lo vedevo con gli occhi di mia madre, mi sembrava così bello, forte, sicuro di se. Usciva di casa la mattina che stavo ancora dormendo, tornava nel tardo pomeriggio, il tempo di lavarsi e cambiarsi e usciva, sempre, non c'era una sera che restasse in casa. Tornava per cena, o un po' più tardi, dopo che noi bambini avevamo già cenato. Mia madre non si sedeva a tavola con noi, indaffarata a preparare, né con lui, me la ricordo che mangiava qualcosa in piedi, tra una faccenda e l'altra. Era sempre in lotta con la bilancia, una cicciona, diceva lei.
    A volte, spinta in qualche modo da mia madre, che mi diceva "chiediglielo, vedrai che non ti dice di no", riuscivo a farmi portare fuori da mio padre. Non chiedevo. Mi mancava il coraggio, ma stavo lì, mentre si preparava per uscire, appoggiata allo stipite della porta, e lo guardavo, in silenzio. Alla fine lui mi guardava e diceva:"ma che vuoi venire anche tu?" e io mi precipitavo a prepararmi, per non farlo aspettare, perché non cambiasse idea. Non mi ricordo sia successo più di tre o quattro volte. Avevo 7, 8 anni. Uscivamo, lui mi teneva per mano ed era chiaro che non sapeva dove andare, mi portava al suo bar, probabilmente per avvertire i suoi amici che non poteva fermarsi a giocare a carte perché era con me. A volte mi comprava una pasta. Poi mi portava in visita a qualche suo parente, mi ricordo delle visite di una noia mortale a casa di vecchi che, dopo avermi offerto un biscotto, si mettevano a chiacchierare con lui di cose di famiglia.
    A 10 anni il mio innamoramento per lui era…finito. Avevo iniziato a prendere le parti di mia madre, anche se non apertamente.

  9. Mi chiedo, ma chi finisce in terapia a fronte d'una delusione, anche in quel caso parliamo di vuoti da colmare?
    No perchè se così fosse , allora, in quel caso il manuale del galateo servirebbe a ben poco..Anche perchè, se non possiedi la luce , al buio è impossibile vedere..ed un semplice manuale non basta…
    Come non è neanche sufficiente la psicologia da bancone..quella si che sarebbe frutto d'improvvisazione..anche perchè un conto è comprare un manuale per affinare conoscenze già acquisite all'nterno degli ambienti frequentati, o all'interno degli ambienti in cui s'è nati..
    Un conto altro, giustamente è l'operazione dell'autoimbastitura..
    L'eccesso d'esuberanza a 16 anni..ci sta..a 30 decisamente meno..
    E non è una questione di saperlo da giusto qualche anno..ma proprio una questione d'aver compreso da giusto qualche anno il vero fine..
    se nutri fiducia in una persona..per quella persona saresti perfettamente disposta a fare cose mai fatte e paraltro mai consentite..prescindendo dalle regole del galateo..
    Però, effettivamente adesso a man..dovrebbe fare una cosa molto semplice..spegnere la luce e vedere come funziona..
    In assenza d'indicazioni vedrai che sballo!!!
    è una finezza di pensiero che contraddistingue la mente nobile..da lasciare quasi  senza parole..e non per la dritta, ma proprio per la prospettiva del rovescio della medaglia mancato..
    Efffettivamente..descritta la madre hai visto anche la figlia ed anche la nonna..ed è così..perchè alla fine una laurea un master,  non sono serviti a nulla..insomma  30 anni studio ed il risultato quale sarebbe?
    Lasciatemi pensare..ci sono!!!
    Sarebbe che, gli insegnanti di vita, rimangono pur sempre i genitori..
    Gli insegnanti del resto, spesso si limitano alle mere nozioni didattiche, la vita è altra cosa..Poi ci sono gli amici e gli amici veri si sa, le cose poi alla fine te le dicono..perchè nell'amicizia non è sfruttare se ci si vuol bene..e se hai avuto da sempre la fortuna d'essere piena d'amicizie buone..forse è perchè fondamentalmente, sapevi di buono..
    E' per fortuna che non sempre sia stato così..Dico che a volte insegnare col cuore è come sentire il proprio lavoro a mo di missione ed i frutti poi son quelli che sono….
    Però effettivamente, se non fosse stato per il manuale fino a qualche anno fa..la ragazzotta non si sapeva neanche comportare..tant'è che la finezza del suo intelletto e del suo modo di porsi vanni la comprese dal libro di storia dell'arte..poi andò come andò…per carità, ma in partenza in assenza di trabocchetti e di comportamenti falsati da circostanze diverse..non sarebbe stato niente male..ma parliamo di 10 anni fa..
    acqua passata s'intende..

  10. @Ale a me è piaciuto leggerti, con interesse . Le storie famialiri nascondo i semi di quello che si farà poi…continua certo! Io ti leggo!

  11. Allora, parto dall'inizio. Come da manuale, vengo da quella che la Norwood chiamerebbe, se non ricordo male, "famiglia disfunzionale", Mio padre e mia madre si sposano….per caso. Quando mio padre chiede a mia madre di sposarlo si conoscono da poche settimane, probabilmente lui è un po' alticcio (non è uno che beve abitualmente). Si conoscono a Ravenna dove tutti e due sono per lavoro, due mondi diversi, ma mia madre si innamora. Alcuni mesi di fidanzamento a 500 km di distanza, mesi durante i quali mio padre cerca in qualche modo di "sfilarsi", troppe differenze tra loro, lui è un poveraccio, lei è quella che negli anni 60 era una persona "istruita"…. Ma lei si attacca come una cozza, e lui, che è "uno che mantiene la parola" alla fine se la sposa. Sono ancora insieme. A gennaio saranno 49 anni. Mio padre non c'era mai, "gran lavoratore", e mai un minuto da pasare con noi figli. Mia madre ha accetato e giustificato tutto da lui. Anche la violenza, solo verbale con noi figlie femmine, anche fisica nel caso di mio fratello, con il quale ancora oggi ha scontri terribili, visto che è l'unico che ancora vive con loro. Mio padre non ha mai saputo, o voluto, dimostrare affetto. Per tutta vita la sua mia madre lo ha coperto, anche con se stessa, convincendoci, e convincendosi, che fosse una questione di carattere. La verità probabilmente è che non lo interessavamo. Il fatto è che mio padre a casa era sempre arrabbiato, o sul punto di, avevamo imparato a vivere trattenendo il fiato per paura ch esplodesse. Con gli altri era un simpatico, socievole, divertente. A volte un po' sbruffone o sopra le righe, ma insomma uno che sapeva attirarsi le simpatie. Dal punto di vsta economico ha fatto quello che poteva per ….come si diceva allora… non farci mancare niente. Eravamo 4 figli e lui un operaio edile a nero. Mia madre naturalmente aveva dovuto lasciare il lavoro.
    A partire dall'età di 10 anni mi sono chiesta perché mia madre rimanesse con lui visto il modo in cui la trattava, umiliandola anche davanti agli altri. L'ho considerata una debole, l'ho anche disprezzata, con grandi sensi di colpa, per non averci saputo proteggere da lui. Sarebbe bastato andarsene. Aveva la possibilità di tornare dai suoi. Il lavoro non l'ha mai spaventata. Poteva farcela anche senza di lui. Perché allora è rimasta? Me lo sono chiesto per anni. L'unica spiegazione plausibile me l'ha data tempo fa una zia, sorella di mio padre, loro coetanea, che ha vissuto con loro nei primi anni del loro matrimonio. "tua madre, mi ha detto è sempre stata innamorata di tuo padre".
    Dipendente affettiva da almeno due generazioni quindi. Mi chiedo cosa sarà di mia figlia che adesso ha 16 anni.
    Mi fermo. Non so se è questo che devo fare. ..Sto andando bene? devo "stringere"? Mi mandi un segnale?
    Ale

  12. Prima volta in vita mia che lascio un post su un un blog. Non sono il tipo che si mette in piazza, nemmeno se la piazza è "virtuale". La dipendenza affettiva non sapevo neanche che esistesse, non conoscevo l'etichetta insomma. fino a quasi un anno fa. In realtà non so neanche se la mia testimonianza possa essere ancora rilevante per la tua ricerca.
    La faccio breve: 47 anni, una laurea, sempre lavorato fuori casa. Sposata, da 22 anni con quello che è stato l'unico amore della mia vita, a parte le storielle adolescenziali. In tutto più di 30 anni trascorsi insieme. E io innamorata persa.
    Esattamente un anno fa 23 luglio 2010 ho la conferma definitiva di quello che avrei dovuto sapere da tanto tempo: scopro una relazione che dura da sette mesi. Da lì si apre la voragine..non è la prima, mi tradisce da anni, mi mente da anni guardandomi negli occhi ogni mattina e dicendomi quanto mi ama. Da almeno dieci anni i segnali c'erano tutti, E io mi sono rifiutata di vedere.
    Sono in terapia da un anno, leggo tutto quello che può aiutarmi a capire, alterno momenti di disperazione ad altri di relativo distacco. Ci sto provando. Non è facile per niente.
    Ale

  13. torno sul mio racconto… #45 #47 #49 #50 indipendentemente dalla personalità incompleta e i rapporti con mia moglie.
    Ho raccontato di essere rimasto folgarato dalla descrizione del Dipendente Affettivo trovata su internet, ero io!
    Ma rileggendo a mente fredda qualcosa non mi pare tornare.
    Io sono stato assolutamente, disperatamente dipendente ma, la mia dipendenza è andata sparendo quando ho avuto la certezza che la persona da cui dipendevo mi aveva tradito, aveva tradito il mio affetto… la casistica riporta invece di Dipendenti Affettive/i  che sopportano ogni genere di umilazione e maltrattamenti per molti anni.
    Di una tendenza che nasce da bambini e si ripete ritualmente…
    Esiste questa variabile? O la mia dipendenza era "altro"?

  14. A me la cosa che sembra più evidente, è il tentativo di voler per forza di cosa nuocere alla ragazza che non ha mai cercato all'esterno quel che già possedeva all'interno ovverosia:"Una famiglia"..
    La tua famiglia d'origine è una cosa..la famiglia che decidi di crearti un'altra cosa..
    Le motivazioni per cui puoi nutrire dolore innumerevoli..puoi sentire dolore anche per l'umiliazione immotivata alla quale vieni reiteratamente sottoposto..non che tu abbia voglia di ridere sempre,per carità, ma neanche piangere sempre risulta essere possibile..
    Per il resto..Soffrire per una situazione sentimentale poco felice, non significa necessariamente riverberarla all'esterno..
    Se soffri non è detto che tu debba necessariamente condividere la tua sofferenza perchè dall'altra parte si fa di tutto per vederti accasciata per terra..
    Questo non è amore..è un amore che si concede solo se in costanza di dolore e benchè dolore ed amore spesso assumano le stesse vesti..pensare di soffrire ad oltranza è inconcepibile..
    Denunciare la ragazza, perchè mai?voglio dire se te sei con tua moglie..e sei straconvinto che a lei non importi assolutamente niente..allora tira dritto per la tua strada senza voltarti..non hai bisogno di niente tu..
    è la ragazza cresciuta in famiglia disastrata eppure senza marito..non tu..dunque di cosa dovresti mai preoccuparti?

  15. @Bizzarra la complicità con la moglie…un intrigo di proiezioni primarie e genitoriali… ti suggerisco di trovare nella tua città (se credi9 qualcuno che lavori con le costellazioni familiari, è una vicenda sistemica…in bocca al lupo!

  16. Me lo aspettavo, è l'assenza che spicca nel mio racconto, come spicca l'assenza dei genitori della ragazza.
    …mia moglie c'era, come c'è…
    all'inizio condividevo con lei tutto quello che mi capitava, ma anche a lei come ad altri questa ragazza non è mai andata a genio ed ha iniziato ad essere insofferente ai miei racconti. Così, come con altri, i miei racconti si sono fatti più vaghi.
    Non vorrei scrivere un‘altra storia ne iniziare una nuova sezione sui rapporti che iniziano da ragazzini e durano una vita…diciamo che ha molta fiducia in me e che, come molti, non è riuscita a vedere una sofferenza di cui non si può credere l'esistenza.
    E’ chiaro che il tipo di vita che facciamo mi ha lasciato del tempo in cui mia moglie non c’era.
    Oppure diciamo che sono stato bravo a fingere…
    pare ovvio che “fuori” ho trovato qualcosa che in casa mi mancava…
    Mi giustifico con una frase trovata in questa sezione: “Forse sarebbe più semplice chiedere se esiste qualcuno che non sia (stato) dipendente affettivo (e d'altro)”
    Come anticipato non potevo mettere tutto nel racconto ma c'è anche il tentativo della Dirigente di convincere la ragazza a denunciarmi, una cosa che mi ha lasciato sbalordito e ha cambiato il mio modo di relazionarmi, da allora ho fatto attenzione a ciò che scrivo, (anche adesso) conservo gli sms di risposta e cerco testimoni per ogni mia frase o azione.
    Fra i testimoni con cui ho condiviso in tempo reale ogni cosa accaduta dopo quel mese di ottobre (in particolare il mio riavvicinamento con l’atleta e le sue modalità) c’è anche e soprattutto mia moglie.
     
    UtenteAnonimo

  17. @Anonimo credo che l'ipotesi della figlia mai avuta calza molto, innestata su una personalità insicura, incompleta e da riempire DALL' ESTERNO.
    Ma dicci…tua moglie in tutto questo tempo dov'era? 

  18. …vedo che ancora non cè tutto…

    …Non è una similitudine carina ma non posso prendermela, ho bisogno di partire sereno.
    Le racconto di aver sentito una vecchia amica a cui ero stato vicino in momenti di difficoltà mi risponde che io “non sono buono, faccio il buono per soddisfare il mio bisogno di sentirmi tale…”, mi dice che devo rendermi conto che “la mia vita non è come io la ricordo” che “me la racconto in modo di avere sempre ragione”.
    Sono offeso ma sorrido, il giorno dopo partirò, non voglio più soffrire, non devo litigare, ho bisogno di questo.
    E funziona!
    La settimana passa serena e io torno lentamente a vivere.
    A settembre ricominciano gli allenamenti e sono motivato, ci sono gare importanti da preparare ma lei non è la stessa, arriva in ritardo, si allena per conto suo e se le chiedo come mai risponde male.
    Solo un mese prima sarei morto ma adesso no, adesso inizio ad offendermi, un giorno litighiamo di brutto, le dico che con me ha finito di allenarsi e me ne vado.
    Nei giorni successivi in effetti cambia allenatore, mi dice che l’ho offesa, che devo pensare alle situazioni che ho creato.
    Mi dice che le ho messo dei problemi, che le ho fatto del male come ho fatto del male a tante altre prima di lei, mi dice che queste cose le sanno tutti…
    Le rispondo che vaneggia.
    Mi accorgo che mi dispiace, ci sto male, ma non sto morendo, sono guarito!
    Una settimana dopo mi arriva un messaggio da un amico “girano voci che le storia del tuo litigio non è andata come racconti te…”
    Nel giro di un giorno quattro diverse persone mi dicono di avere saputo che ho litigato perché sono geloso dell’Atleta, che non la lasciavo vivere, che pretendevo da lei messaggi continui per tenerla controllata, che non volevo uscisse con i coetanei, che la istigavo a abbandonare la scuola perché se fossa andata all’università sarebbe andata lontano e non avrei più potuto vederla…
    A dare questa versione è stata la Dirigente!
    Non posso crederci, immagino un equivoco, scrivo un messaggio alla Dirigente ”ho sentito strane voci, meglio se ci vediamo per chiarire” mi risponde che è fuori città, mi da appuntamento al mercoledì dopo.
    Ma il lunedì incontro l’Atleta, le chiedo ragione delle calunnie messe in giro, mi risponde piangendo che è tutto vero, ma che lei non si sarebbe mai sognata di dire cose simili, che è colpa della Dirigente. Mentre siamo insieme le squilla il telefono, è la Dirigente, l’Atleta mi mette il telefono all’orecchio, posso sentire che le sta dicendo che “è venuto fuori un casino, che sono andate in giro le cose che ha detto, la situazione è seria e che devono concordare una linea comune” le da appuntamento per la sera stessa.
    Mi pare tutto chiaro, alla Dirigente in un momento di rabbia è sfuggito il controllo, il mercoledì sicuramente mi chiederà scusa.
    Ma così non è, la Dirigente è aggressiva come suo solito, mi dice che “il fatto che certe voci sul mio conto siano andate in giro è un bene!” mi dice che “adesso tutti sanno come sono e mi terranno d’occhio per impedirmi di rifare quello che ho fatto…” mi dice che è risaputo che cerco rapporti morbosi con le mie atlete…”
    Le rispondo che le mie atlete sono tutte vive e felici e che possiamo chiedere a loro come sono stati nostri rapporti, che quel che è successo con L’Atleta è stato un caso particolare, che noi eravamo amici…
    Mi risponde che “non può esserci amicizia fra due persone di età così diversa, non può esserci amicizia fra chi riveste un ruolo e un suo subordinato!”
    Per una volta nella vita perdo la pazienza, le dico che io la penso in modo diverso, che non abbiamo più nulla da dirci. Me ne vado.
    Poi ripenso alle sue parole, le stesse cose che mi aveva detto l’atleta in tutti i mesi precedenti…
    Scrivo all’Atleta quello che è successo le chiedo come ha potuto non difendermi da accuse che lei sapeva tanto false, le dico di uscire dalla mia vita.
    Anche per La Dirigente le cose non vanno come prevedeva, l’ambiente le si rivolta contro, le stesse persone che mi avevano parlato dietro ora le dicono che in fondo erano pettegolezzi, che non ho mai fatto male a nessuno.
    Passano due mesi, a dicembre ricevo un messaggio dell’Atleta, mi chiede se sono sempre la stessa persona che per lei era un libro aperto, mi dice che  sono stato importante per lei, che vorrebbe tornare ad allenarsi con me…
    Torniamo a vederci, torniamo ad avere un rapporto stretto e confidenziale, a chi mi chiede come posso perdonarla rispondo quello che potrei dire anche ora, che la nostra, a suo modo, è una storia d’amore.
    Parlando Lei mi conferma che dietro i suoi comportamenti scostanti c’erano i discorsi della Dirigente, anche la vacanza insieme era stata progettata col solo scopo di tenerla lontana da me.
    Ma le cose fra noi non sono più come prima, troppo grandi le ferite sofferte. La vita ci allontana. Il dolore sofferto ci allontana. Gli equivoci non spiegati ci allontanano.
    Adesso sono quasi due anni che non ho notizie di Lei.
    E da allora sto bene.
    Ma continuo a chiedermi perché è successo, continuo a chiedermi se era amore, amore per la figlia che non ho potuto avere, amore per la vita esagerata che non ho mai fatto, amore impossibile per una ragazza che non poteva essere mia.
    Continuo a pensare a cosa era la cosa che sentivo quando la vedevo arrivare, a cosa era il sentire di avere qualcuno sempre vicino.
    Non posso accettare che sia stato davvero tutto sbagliato. Se è stato un errore,qualcosa di patologico, allora tutti film, tutti questi libri, tutte queste poesie, di cosa stanno parlando?
     
    Ho scritto decine, centinaia di fogli prima di arrivare a queste poche pagine, ho il cuore pesante a ripensare a quel periodo. In queste righe non ci può stare tutto quello che è successo, tutti i momenti, le sensazioni e tutta una sofferenza che davvero non è possibile spiegare con le parole.
    E a volte penso che in fondo, forse, sono stato fortunato ad avere avuto la possibilità di provare anche tutto questo, nella vita…
    FINE

  19. Mi è rimasta solo lei…
    Fra le persone a cui mi ero rivolto Lei manteneva i rapporti solo con questa Dirigente della società sportiva, stimata professionista, poco più giovane di me.
    Ma la situazione non migliorava, inizia a saltare gli allenamenti perché “sta male”, mi racconta di vomitare anche sette volte al giorno, a volte la vedo arrivare ma in condizioni disastrose.
    La convinco a rivolgersi al consultorio psicologico del comune ma dopo 3 sedute smette di andare, la psicologa la ascolta e non dice nulla, una volta nemmeno si presenta all’appuntamento.
    Non sapevo più come fare, a febbraio gioco una carta disperata, le dico che così come lei considera insostituibile il nostro rapporto, anche lei lo è per me, che se non aveva abbastanza amore per se stessa allora avrebbe dovuto uscirne per amore mio, altrimenti mi avrebbe portato con se…un errore tragico, aggiungendo sensi di colpa alla sua già fragile situazione, ha iniziato ad avere momenti di distacco, la sua situazione non è migliorata ma la mia è precipitata.
    Ho iniziato a stare male davvero. Solo senza nessuno ad ascoltarmi se non lei
    Mi ero caricato sulle spalle la responsabilità di questa ragazza per cui provavo un amore fortissimo e per cui non riuscivo a fare nulla…
    Ad aprile per 24 ore non risponde ai miei messaggi sono preoccupatissimo, i suoi discorsi sono spesso autolesionisti, alla fine mi risponde che era stata a trovare la Dirigente, che aveva il cell scarico che non poteva avvisarmi perché era stata una decisione improvvisa…
    Intanto ha iniziato a smettere di andare a scuola, dicendo che tanto non sarebbe stata ammessa all’esame, la convinco a tentare, che ce la può fare. Me la trovavo all’uscita dal lavoro, a volte sotto casa mia.
    Usciva tutte le sere, diceva che non poteva stare in casa, che non sopportava i  suoi genitori, tornava la notte alle tre, il fine settimana alle sei. 
    La sua vita è sempre più sregolata e io costantemente preoccupato per lei, non dormivo la notte fino a che non la sapevo a casa, via sms mi raccontava di amici che si impasticciavano sotto i suoi occhi, che forse di li a poco avrebbe provato una certa droga, di sconosciuti che le piacevano e con cui ci avrebbe provato di li a poco…
    Ad aprile inizia una relazione con un ragazzo più grande e fidanzato. relazione ovviamente tormentata ma almeno sapevo con chi era la notte e questo mi tranquillizza.
    Alla fine arriva l’esame di maturità, dopo l’orale dovevamo festeggiare. Va tutto bene ma dice che ha degli impegni e non può incontrarmi, il giorno dopo mi dicono che è stata vista per strada, festeggiava con La Dirigente.
    Alti e bassi incredibili contraddistinguono ormai il nostro rapporto, spesso non mi risponde accampando poi mille motivi per giustificarsi, anche se di solito mi scrive di non potere fare a meno di me.
    Un giorno mi dice di voler smettere di allenarsi ma non vorrebbe che questo compromettesse la nostra amicizia, le dico che non succederà mai e che è libera di decidere, lei è la cosa più importante.
    Smetto di insistere per gli allenamenti, sostituisco “ci vediamo oggi” al “ti alleni?”.
    Un mese dopo mi accusa, “accettando la tua amicizia ho perso il mio allenatore, una persona di cui avere rispetto e soggezione”
    Non so più come comportarmi…
    Il rapporto con il ragazzo va male, lui non lascerà la fidanzata per lei. Avrei fatto qualsiasi cosa per lei e c’era chi la rifiutava…
    Stavo sempre più male, mi accorgo di avere sempre la mascella contratta, un crampo continuo allo stomaco, vado a letto con la speranza di spegnere la testa e smettere di pensare, di soffrire ma mi sveglio nella stessa identica condizione, come se per tutta la notte, anche durante le poche ore di  sonno non avessi fatto altro che tormentarmi.
    Non sapevo più cosa fosse a farmi stare male. Mi colpevolizzavo per il mio stato, guardavo la gente per strada ridere e vivere e mi chiedevo come facevano, mi chiedevo se mai io ero mai stato così.
    Una sensazione tremenda, ancora adesso ad anni di distanza ho le lacrime agli occhi a ricordarmelo.
    Tutto il giorno, tutti i giorni, per mesi…
    Se non lo hai provato non ci puoi credere.
    Avevo solo lei ormai e ho iniziato a raccontarle tutti i miei tormenti a caricarle addosso questo peso.
    Ho sbagliato lo so…ma cosa potevo fare?
    Per le vacanze estive mi racconta che stata invitata per un viaggio all’estero con La Dirigente,mi pare una buona idea.
    Fra le mie ferie e le sue rimaniamo oltre un mese senza vederci pur continuando al solito a messaggiarci raccontandoci ogni dettaglio della nostra vita. Ma le mia vacanza è un calvario, senza riuscire a distaccarmi continuo a soffrire ormai senza un motivo.
    Quando guardo le foto di quel viaggio mi si stringe il cuore, magro, scavato, sofferente, i capelli sbiancati, dimostro dieci anni di più rispetto a dodici mesi prima.
    Durante il viaggio di ritorno ho un momento di lucidità, come un tossico-dipendente ho bisogno di Lei solo per avere mezzora di  vita normale, non più di 30 minuti prima di iniziare a preoccuparmi per arrivare poi  al vero e proprio panico.
    Arrivo a casa, mi metto su internet, digito alcune parole chiave:
    dipendenza..
    affettiva…
    invio
    Mi si apre un mondo…esiste davvero! Leggo avidamente, sono io, ho una cosa che esiste davvero e da cui, a quanto pare, non è facile sfuggire…
    La presa di coscienza del problema mi da motivazione, devo guarire, devo farlo per me e devo farlo per Lei se davvero le voglio il bene che provo.
    Decido che la vedrò, metterò le cose a posto e inizierò a ritrovare la mia vita. Pochi giorni dopo devo partire per un corso di una settimana, una cosa che mi stimola, sarò distratto da cose interessanti, il momento è buono.
    La invito a cena per parlare della vacanza, lei mette dei problemi ma poi accetta.
    La serate all’inizio è serena, ma quando le chiedo come mai avesse fatto tanta fatica ad accettare il mio invito mi risponde che io “sono come l’insalata che ha nel piatto”, le piace ma se deve pensare di comprarla, pulirla e condirla le passa la voglia.
    Non è una similitudine carina ma non posso prendermela, ho bisogno di partire sereno.

  20.  
    Vediamo se riesco a raccontare questa storia, riuscendo a concentrare in poche righe quasi due anni di vita vissuta minuto dopo minuto. Vediamo se riesco ad essere distaccato, senza aggiungere continuamente i distinguo e le giustificazioni al mio comportamento e/o i dettagli che hanno reso, questo pezzo di vita, terribile e impossibile da seppellire.
     
    Ho passato i 40, sono in definitiva felicemente sposato con la donna con cui sono fidanzato da sempre.
    Fino ai 25 anni la mia vita è stata lineare, studi, università, lavoro precario poi assunzione. Fidanzamento, convivenza, matrimonio..niente figli
    Da sempre opero in una società sportiva
    Verso i 28 anni la linearità della mia vita è sconvolta dalla crisi del rapporto di una coppia che consideravo “gli Amici”. Non avere avuto il minimo sospetto di cosa stava succedendo loro mi ha sconvolto. Non è facile spiegare in una riga.
    La conseguenza fu un lasciarsi andare, smisi di mangiare.
    La mia era una disperata richiesta di attenzione, di aiuto, il mio corpo che spariva giorno dopo giorno gridava “sono qui, non mi vedete?” Sconvolgente la reazione degli “altri”, sembravano non vedermi…
    lentamente un comportamento adottato per scelta diventò fine a se stesso, vedere calare i chili una soddisfazione.
    Ricordo ora che nessuno avrebbe potuto aiutarmi, qualsiasi comportamento venisse adottato con me rinforzava la mia scelta di andare avanti. Vista adesso da fuori una cosa tremenda.
    Mi salvò l’aver costruito un rapporto con una ragazza molto giovane, una amicizia profonda, capace di farmi tornare la fiducia nelle persone e che dura tutt’ora.
    Da allora sono passati 15 anni, senza problemi.
     
    All’inizio di quell’inverno alcuni genitori mi informano che ci sono preoccupazioni su una Atleta che, in seguito a una questione sentimentale che ha causato anche dissapori nel gruppo, si è trovata esclusa. La madre teme abbia iniziato ad avere problemi alimentari…
    Ho presente la situazione, sia io che tutto l’ambiente abbiamo sempre considerato male questa ragazza, ora quasi maggiorenne che, fin da bambina, pur evidenziando ottime capacità fisiche, ha visto i risultati sportivi continuamente frenati da comportamenti superficiali e il poco impegno negli allenamenti.
    Un tipo ben più interessato alle “pubbliche relazioni” che a  vincere
    Ma non potevo accettare che qualcuno soffrisse qualcosa di simile a ciò che avevo provato io, dopo alcune settimane le invio un sms, le dico di fare attenzione perché ci sono comportamenti che iniziano per capriccio e finiscono per diventare trappole da cui non si riesce ad uscire facilmente, che non è sola, che se ha bisogno può cercarmi…
    E’ l’inizio della mia fine.
    I primi giorni è sorpresa che mi interessi a lei, sulla difensiva, ma nelle settimane iniziamo a dialogare o per messaggio o quando capita durante gli allenamenti.
    Arriva la confidenza, il racconto di una anoressia nata per protesta poi diventata bulimia. Nei mesi successivi i rapporti si fanno sempre più stretti, ero diventato un punto di riferimento, ho iniziato a ricevere ogni tipo di confidenza.
    Nel tempo la sua situazione sembra migliorare, le faccio mille complimenti, cerco di essere presente il più possibile, di rispondere sempre ai suoi sms, di tenerla sui binari di una vita regolare. Spingo sulle sue potenzialità nello sport a cui infondo tiene molto e che non è certo compatibile con i suoi comportamenti alimentari.
    Il nostro rapporto è sempre più stretto, gli scambi di confidenze sono ormai reciproci.
    Rivivo il rapporto che mi ha salvato quindici anni prima…
    In quei mesi la scopro come una persona interessante e interessata, brillante, intelligente. Inizio a sostenere la sua causa nell’ambiente, raccomando alle persone di sostenerla, di starle vicino, racconto di quanto sia in realtà diversa da quanto ci era sembrato in passato.
    La reazione dell’ambiente non è favorevole, il nostro rapporto è visto con malizia, unica eccezione una Dirigente della società che inizia ad interessarsi al caso.
    Durante l’estate iniziamo ogni tanto a rimanere a cena fuori insieme. I contatti via sms sono continui.
    Ormai la considero una amica con cui scambiarsi confidenze, incluse spesso quelle sulle esperienze sessuali in cui è lei, appena diciottenne, ad avere più cose da raccontare.
    Oggi potrei affermare che la metà delle mie esperienze sessuali in realtà derivano dai suoi racconti.
    Quando eravamo insieme non perdeva occasione per cercare il contatto fisico, quando eravamo in gruppo scoprivo di avere sempre il suo sguardo addosso, ero lusingato.
    In alcune occasioni in cui siamo soli mi ritrovo ad avere la netta sensazione che ci sia in lei la disponibilità per un approccio sessuale. Una tentazione forte, sempre frenata dal pensiero che per questa ragazzina in crisi non sarebbe stato di nessun aiuto una relazione con un adulto sposato.
    Non succede mai nulla. Ho sempre sperato per lei un legame affettivo con un ragazzo che l’apprezzasse così come la stavo apprezzando io.
    L’inverno successivo la situazione peggiora, la bulimia è terribile, mangia solo verdura scondita e chili di frutta. Mi scrive che non digerisce, che deve vomitare. Ormai non digerisce più, non è più abituata.
    Momenti di crisi alternati ad altri in cui pare poterne uscire, tutto vissuto in diretta via sms, non stavamo più di mezzora senza sentirci, sapevamo sempre l’uno dell’altro cosa stavamo facendo e pensando
    Il nostro rapporto così stretto ha inizia a far parlare.
    Anche le persone che mi erano più amiche a cui ho sempre raccontato l’evolversi della situazione iniziano ad evitarmi, mi dicono che ho idealizzato una persona che non è degna delle mie attenzioni, che mi ha istupidito con i suoi comportamenti affettuosi e i suoi racconti sessuali.
    Alla fine dell’anno mi accorgi di essere solo.
    Mi è rimasta solo lei…
    Fra le persone a cui mi ero rivolto Lei manteneva i rapporti solo con questa Dirigente della società sportiva, stimata professionista, poco più giovane di me.
    Ma la situazione non migliorava, inizia a saltare gli allenamenti perché “sta male”, mi racconta di vomitare anche sette volte al giorno, a volte la vedo arrivare ma in condizioni disastrose.
    La convinco a rivolgersi al consultorio psicologico del comune ma dopo 3 sedute smette di andare, la psicologa la ascolta e non dice nulla, una volta nemmeno si …

  21. Vale ancora questa cosa della storia da lasciare?
    Sono anni che ci penso ma non riesco a metterla giù, non riesco a vederla con il distacco dovuto. Sono stato assolutamente dipendente ma nella mia mente quello è tuttora amore, tuttora a distanza di anni continuo a pensare che sarebbe stata una storia bella… Ma soffrivo tantissimo. Ancora adesso ho un tuffo al cuore di condivisione a leggere le storie contenute nel blog, sono le mie, sone quelle cose che senti che gli altri NON possono capire.
    E la solitudine in quei momenti! Qualcuno recentemente, a distanza di anni me lo ha anche detto: "ti sei fatto il vuoto intorno con quella storia…"

  22. QUANDO SCRIVERAI IL TUO LIBRO LO PUBBLICHEREMO ANCHE IN AMERICA TRAMITE IL CONSOLATO ITALIANO. I PROMISE YOU WILL IT BE DONE. CIAO FROM YOUR FRIEND FROM THE MOUNTAINS AND LAKES OF NEW JERSEY. KEEP SMILING. 🙂 🙂

  23. CIAO SIGNORA, HO LETTO TANTO, LA TUA RUBRICA E` FANTASTICA OR TERRIFIC, TI SALUTO E MAGARI PASSO DOMANI PER UN CAFFE`BUONO. CIAO E RIPOSATI CON SERENITA` AL SOLE D`AGOSTO. CIAO DALLE MONTAGNE E LAGHI. KEEP SMILING… 🙂 🙂

  24. @I libri di PIa Melody , se sai l’inglese, altrimenti Robin Norwood..cerca in rete..tra poco lo scriverò io un libro grazie a questo blog 🙂

  25. Argomento davvero molto interessante. Per questo vorrei chiederti se hai da consigliarmi dei libri riguardo a ciò?
    grazie e buon lavoro!

  26. AMEYA[..] CERCASI DIPENDENTI AFFETTIVI Lucian Freud Ammettere di essere dipendenti è molto difficile, prima di tutto con se stessi. Si associa la dipendenza alla fragilità e all’inadeguatezza del v [..]

  27. AMEYA[..] CERCASI DIPENDENTI AFFETTIVI Lucian Freud Ammettere di essere dipendenti è molto difficile, prima di tutto con se stessi. Si associa la dipendenza alla fragilità e all’inadeguatezza del v [..]