IL BISOGNO DI ESSERE UNICI

11178596_10206701404040341_478069967_n
CARI LETTORI SE AVETE AVUTO UNA STORIA D’AMORE AFFOLLATA, SE AVETE CONDIVISO IL PARTNER CON ALTRI SERENAMENTE SENZA SOFFRIRNE, POTETE LASCIARCI LA VOSTRA TESTIMONIANZA?

 

 

Posso però “usare” il tuo blog per chiederti e chiedere ai tuoi lettori un piccolo parere?
L’uomo con cui stavo aveva altre donne. Quando io l’ho scoperto mi ha detto che soffrivo perché ero adolescenziale ed ero l’unica che aveva problemi perché le altre non ne avevano, ero in difetto io.
In un modo indiretto ho conosciuto una delle altre. Userò nomi finti. La chiamerò Luisa.
Luisa scopre di me e Lui tramite una nostra amica comune. (Lui non dice a Luisa che noi abbiamo una relazione e non dice a me che va a letto con Luisa). Luisa dice alla nostra amica comune che NON sa che loro due vanno a letto insieme “tu che la conosci dì a Marta di stare attenta perché Lui non è affidabile sentimentalmente”. Ma cos’è? Solidarietà femminile o un modo un po’ ipocrita per dirmi “stacci lontana che è mio”?
Poi dice a Lui “Mi è stato detto di te e di Marta, non parlarmi di lei non voglio sapere nulla”.
Ma davvero quella forte e matura è lei? 

Marta 

Se vuoi un mio parere sulla condivisione del partner con altre, credo che sia molto umano soffrirne, ma molte donne ‘fingono’ con loro stesse in nome di una modernità fasulla. Per ora nella nostra società siamo ancora monogami emotivamente, se non di fatto. Il sapere fa soffrire, nonostante si cerchi di sdoganare la coppia aperta. Lo scambismo di cui qui si è dibattutto, ai miei occhi, è il tentativo di proporre altre forme di relazioni, improntate alla sessualità non all’affettività. Per ora affettivamente cerchiamo ancora l’esclusiva. Altre configurazioni sono ammesse ‘sulla carta’ ma credo che ad oggi non siamo emotivamente pronti a non soffrirne. Chi accetta lo fa per non perdere le briciole o i momenti di gocce di amore che percepisce tra tante altre emozioni come l’umiliazione di non essere unici, la paura di perdere anche quel poco. Ci si racconta che si prende quel che c’è… ma si è sempre affamati, in richiesta, in attesa che arrivi la chiamata, che tocchi il proprio turno. Ci si vergogna di accettare di stare in fila, ma si dipinge il fallimento dell’esclusività di modernità e emancipazione. Se qualcuno è riuscito a stare serenamente in una relazione affettiva di condivisione, condominiale, e a non soffrirne può darci la sua testimonianza?
Ameya



78 commenti su “IL BISOGNO DI ESSERE UNICI”

  1. Ora ne ho letti gran parte…

    utente anonimo wrote:
    > Amare una persona significa soprattutto sforzarsi di renderla felice, ERGO, andare in-contro alle esigenze della coppia,

    Diciamo che questa è una delle credenze (sull’origine possiamo discuterne) che è la causa dell’infelicità di molte persone. Una bottiglia vuota che non ha la felicità dentro non la può dare a nessun’altra bottiglia.
    Da questo punto non c’è nulla di più terapeutico, ecologico, che l’apologia del sano egoismo che caratterizza il pensiero di Osho che ha solo reso comprensibile uno dei fondamenti del pensiero buddista

    Ama te stesso e osserva.

    Prima di tutto viene l’amare te stesso, essere felici di sé, poi viene l’osservazione.

    miaperfidia  scrive che "Ciò che domando al Cosmo, è ciò che il Cosmo mi restituisce." la versione esoterica, tantrica di quanto io esprimo con "ciascuno trova  ciò che cerca". E’ vero. Come sono importanti il non giudicarsi ma il volersi bene, comprendere e accettare i proprio limiti.
    Ci sono anche dei pensieri ecologici, benefici, tra i commenti. 🙂

    E’ bello osservare come il chaos che carfatterizza Eros scompiglia le nostre vite e ci aiuta a conoscerci e a mettere a nudo i notri limiti.
    Del resto se non li conosci non puoi pensare certo di … lavorarci e di migliorarti (che non necessariamente signifca cambiare il limite, anzi… ma spesso è imparare a renderlo punto di forza, parte vitale di te).
    In questo senso, Adriana, c’è la responsabilità. Tu non sei nata in una famiglia per scelta (o forse sì, ma qui si va sulla parte morale del credere o meno al concetto di ciclicità dell’esistenza e della nascita-morte) ma puoi scegliere come reagire a quanto la famiglia ti presente.

  2. Ora ne ho letti gran parte…

    utente anonimo wrote:
    > Amare una persona significa soprattutto sforzarsi di renderla felice, ERGO, andare in-contro alle esigenze della coppia,

    Diciamo che questa è una delle credenze (sull’origine possiamo discuterne) che è la causa dell’infelicità di molte persone. Una bottiglia vuota che non ha la felicità dentro non la può dare a nessun’altra bottiglia.
    Da questo punto non c’è nulla di più terapeutico, ecologico, che l’apologia del sano egoismo che caratterizza il pensiero di Osho che ha solo reso comprensibile uno dei fondamenti del pensiero buddista

    Ama te stesso e osserva.

    Prima di tutto viene l’amare te stesso, essere felici di sé, poi viene l’osservazione.

    miaperfidia  scrive che "Ciò che domando al Cosmo, è ciò che il Cosmo mi restituisce." la versione esoterica, tantrica di quanto io esprimo con "ciascuno trova  ciò che cerca". E’ vero. Come sono importanti il non giudicarsi ma il volersi bene, comprendere e accettare i proprio limiti.
    Ci sono anche dei pensieri ecologici, benefici, tra i commenti. 🙂

    E’ bello osservare come il chaos che carfatterizza Eros scompiglia le nostre vite e ci aiuta a conoscerci e a mettere a nudo i notri limiti.
    Del resto se non li conosci non puoi pensare certo di … lavorarci e di migliorarti (che non necessariamente signifca cambiare il limite, anzi… ma spesso è imparare a renderlo punto di forza, parte vitale di te).
    In questo senso, Adriana, c’è la responsabilità. Tu non sei nata in una famiglia per scelta (o forse sì, ma qui si va sulla parte morale del credere o meno al concetto di ciclicità dell’esistenza e della nascita-morte) ma puoi scegliere come reagire a quanto la famiglia ti presente.

  3. 73 commenti, zio petardo, ameya, non li ho letti.
    Questioni importanti sempre nel tuo luogo.
    Io penso che non ci sia una configurazione che sia decisamente migliore delle altre, altrimenti tutti o quasi la vivremmo  abbastanza ortodossamente.
    E tutti sappiamo che l’esclusività della monogamia esclusiva (scusate il giochino ma rende)  tanto più è apologizzata, tanto più è smentita nei fatti.
    Piuttosto, come discutevamo A-Woman ed io dopo questo ritorno, bisogna essere consci di quanto si vuole che si muova il pendolo che va sempre da una parte e dall’altra. Vuoi che si muova tanto, eccessivamente, o vuoi che si muova  poco, soavemente?
    Una volta scelto uno prende pro e contro.
    Non aggiungerò una parola una sulla realtà che io osservo e vivo che è che l’amore è solo con una buona unione e l’unione intima è a due, è fondamentalmente monogama e che l’amore è anche libertà e conferma che, cognitivamente, avviene solo se c’è il confronto, il vivere la diversità, ed ecco la gira fuori porta, l’uscita dall’esclusività che ti permette di ritornare a casa vispi, forse belli stanchi  come dopo un’escursione in una bella domenica, ma rinfrancati e con una unione vivificata e rinsaldata.
    Diciamo che in un qualche modo per A-Woman e me funziona. 🙂

  4. L’amore ha di bello proprio questo.. Non so come succede, come si riesce, ma è proprio capace di com-prendere assolvere senza giudicare l’altro..Senza nutrire nè disgusto nè rancore..
    Questo è l’amore.

  5. Nella vita ho tradito una sola persona…
    ..quella che amo di più.
    Ero così sicuro che non fosse adatta a me che l’ho tradita per paura di amarla, cercando qualcuno che potesse offuscarla. Mi preoccupavano da morire certi problemi, di cui mi ritengo incapace di apportare un beneficio.
    Non ci sono riuscito …
    L’amo più di prima..
    Ma ora temo che lei provi quel disgusto ,quello che ho provato io nei miei riguardi ..quando ho rotto l’incantesimo di un amore esclusivo.., quando ho insanguinato le ali di una bianca colomba..venuta sul mio davanzale…
    Però di certo , l’esclusività di un amore… non ho smesso di inseguirlo e desiderarlo con una consapevolezza del tutto nuova
    Quella di un uomo che  vuole sconfiggere la paura di amare e guardare al futuro.
    Un saluto

  6. Il cambiamento interiore quando giunge è tangibile..
    Io a distanza di tempo so di essere una persona decisamente migliore di ieri..Se tu non lo senti d’esserlo, magari lo comprenderai col tempo..Ma rinunciare all’amore mai..Non si è mai troppo vecchi per essere felici, ricordalo.

  7. Io non sono affatto stupida, anzi immodestamente mi considero, e sono considerata, una persona molto intelligente. Ma questo non c’entra niente con la sfera emotiva, strettamente collegata all’inconscio, al passato, ai condizionamenti subiti. Qualcuno ha letto il libro di Peter Schellenbaum, La ferita dei non amati? Io mi sono sentita amata fino all’età di 8 anni (meno male, se no sarei molto peggiore di quanto sia), poi è iniziata una vita familiare disastrosa (si veda il comm. n.55). Però ho rinunciato solo in parte ad avere una famiglia, infatti ho voluto a tutti i costi avere mia figlia e l’uomo che stava con me (n. 46) alla fine mi ha accontentata per non perdermi, pur avendo già 3 figli di suo.
    Ora che ho appena iniziato un percorso di guarigione e di accettazione della realtà (il fatto che l’ultimo lui non mi vuole più) sono contenta di ogni giorno che passa senza aver telefonato o inviato e-mail o sms. Mi impegno in molte cose e sono abbastanza serena, ma non penso di rinunciare all’amore (ammesso che alla mia tarda età trovi ancora qualcuno). Ma non posso dire di essere davvero cambiata interiormente, non so se non avrò ricadute e non so se con un eventuale altro mi comporterò ancora come da copione. Vivo giorno per giorno cercando di non farmi troppe seghe mentali e spero che quel che resta del giorno sia abbastanza sereno.
    Adriana

  8. Ieri discutevo di questo con una mia carissima amica.
    Si parlava di quanto per lei fosse stata indispensabile la figura di sua madre tanto per la sfera formativa "umana" quanto "professionale".
    E’ grazie a sua madre se a 31 appena è già tra le prime in graduatoria con tanto di curriculum alle spalle.
    Di certo se la sua famiglia non avesse avuto i soldi per mantenerla, lei non avrebbe potuto concentrarsi negli studi, avrebbe dovuto sbattersi per garantire il proprio mantenimento e forse l’insegnamento l’avrebbe visto solo col binocolo.
    Questo fa una sostanziale differenza.
    Per il resto il momento di crisi economica all’interno d’una famiglia può presentarsi, ma questo certamente non s’identifica con il tracollo finanziario.Eccetto il caso in cui un certo datore di lavoro che chiameremo "velenod" non abbia profumatamente pagato i genitori di questa ragazza, per simulare una repentina disgrazia economica in modo da spingerla ad abbandonare tutti i suoi sacrifici e gettarla in un modo o nell’altro su una strada..Cosa peraltro già verificatase nel lontano 2004 quando,  motivo d’una medesima crisi la ragazza era stata costretta a rallentare la sua tappa di  marcia per coadiuvare lavoro e studio, un lavoro del quale peraltro il suo fidanzato provava una certa vergogna perchè non consono al ceto sociale d’appartenenza..
    Ecco che, nel ripetersi delle circostanza, alla fine il cerchio si chiude e gli agguati ed i cerchi stretti ora da una parte ora dall’altra avranno veramente poco spessore di realizzarsi.
    Punto primo perchè il ragazzo sa
    Punto secondo perchè la ragazza ormai è laureata dunque quando tutto manca si trasferisce al nord e verrà profumatamente pagata come libero professionista..ma ovviamente l’attenuante gelosia che il ragazzo dice di nutrire verrà automaticamente a cessare perchè a questo punto si attua
    -o il prendere
    -o il lasciare..
    E non si tratta di soldi, ma di non cedere ai ricatti di gente priva di scrupoli, che cerca d’affossarti in qualsiasi modo..
    Allora, se la gelosia c’è e l’amore pure il fidanzato che ama interviene, oppure lascia la ragazza libera di costruirsi un proprio futuro altrove, senza palettarne l’operato, che questa volta in un modo o nell’altro sarà consono al titolo raggiunto..
    Tutto chiaro?

  9. Il problema vero è uno solo.
    Mia madre ha sposato mio padre per amore, pur avendo un’infinità d’alternative di uomini appartenenti a sfere  sicuramente migliori da un punto di vista sociale, ma non di certo economico..Perchè?
    Il perchè l’ho compreso col tempo, mia madre è una donna fortemente attratta dal bello, mio padre da giovane anche se adesso non si direbbe, era veramente esteticamente ineccepibile..La bellezza in famiglia almeno quella fisica l’ha portata lui.
    L’amore per mio padre la spinse  a mettersi contro la sua famiglia d’origine che pretendeva un partito migliore.Oggi è una donna infelice e non, perchè ? come tutte le coppie hanno le proprie divergenze ma anche molti punti d’accordo..Sostanzialmente il matrimonio dopo 38 va..e se va significa solo una cosa, è stato un matrimonio d’amore capace d’andare oltre il ceto sociale d’appartenenza comunque capace di mantenere un punto d’equilibrio.
    La sensibilità di mia madre ha smussato la durezza di mio padre, risvegliando all’interno dello stesso dei sentimenti che probabilmente nessuna donna aveva mai prima suscitato.Del resto, se ha lasciato una precedente donna per lei mettendosi a sua volta contro la famiglia ci sarà stato un perchè valido no?
    38 anni di matrimonio sono i fatti che parlano
    nessun figlio alcolizzato
    un figlio avvocato
    ed armonia sinchè l’invidia non sia entrata in casa mia..
    Per il resto a volte lo schema si ripete a volte, a motivo degli studi a monte si correggono gli sbagli e le scelte si pongono in essere diversamente..Ma da questo a rinunciare a crearsi una famiglia propria, onestamente non comprendo il perchè.
    Posto che la mia futura suocera ho già avuto modo di conoscerla ed è una donna dolcissima che somiglia tantissimo a mia madre..ciao ciao

  10. viene il momento in cui si sceglie, viene il momento in cui si decide di prendere in mano la propria vita ed assumersene tutte le responsabilità, gli oneri e gli onori.

    Significa che se la tua famiglia ha finito i soldi vai a lavorare e ti paghi gli studi.
    Significa che se la tua famiglia è una famiglia sbagliata e ti fa star male, prendi la scelta, appena puoi, di distaccartene, mettere dei paletti e cambiare la danza.

    come dice giustamente però mia perfidia "a guidare le nostre scelte (consce e inconsce) sono i copioni di vita, gli automatismi più che le nostre vere esigenze profonde. il modo che abbiamo imparato per non sentire il dolore."

    dico purtroppo…perchè se stiamo comunque male è una strategia che non funziona.

    quindi è necessario di cambiarla. Il problema è che quando il male si inocula nella tua vita fin dalla tenera età….ti rimane dentro perchè quello per te e la normalità, nel male quelle sono le tue sicurezze. Credi di averci imparato a conviverci ma non imparerai mai.

    Non ci si abitua al dolore.

    il difficile è rinunciare a certe certezze ma è necessario costruirsene di nuove a partire da se stessi.

    Non è semplice ed è spesso molto doloroso.

    serve l’aiuto di un buon psicoterapeuta. possibilmente cognitivo comportamentale che almeno si stabilisce gli obiettivi insieme e in quanto tempo raggiungerli ( a differenza di altre terapie che durano gli anni e spesso non risolvono proprio un cavolo).

    un abbraccio a tutti.

  11. Caro commentatore anonimo nr 32 della pagina precedente
    che ne pensi ad esempio della storia di Adriana, la  commentatrice nr 55  
    sempre della pagina precedente?

    Lei invece di ripetere lo schema, ovvero per paura di rivivere ciò che ha vissuto nella sua famiglia, rifiuta di farsene una propria. Adriana è stupida? oppure è intelligente visto che non ripete lo schema?

    Credo sia innegabile che ciò che si eredita ce lo si tiene addosso nel bene come nel male (non esiste solo una eredità biologica)
    e che nel male la risoluzione di certi problemi / blocchi non sia proprio semplicemente collegato all’intelligenza di una persona

    Probabilmente la richiesta di Ameja era un tentativo di verificare la questione da un punto di vista sistemico

  12.  Ameya vorrei sollevare una obiezione. Dove sta scritto che chi fa sesso con una donna diversa dalla propria compagna è perché ha bisogno di tappare un buco affettivo? Magari con la moglie non c’è più "fantasia" … e l’harem serve solo per mantenersi in forma!!!! Se l"amante" è una boccalona che crede a tutte le scemenze che il suo lui le dice problemi suoi!!!!
    E qui torniamo al punto di partenza. L’onestà e il rispetto che un individuo dà al prossimo. 

  13. @Marta di chi è il problema?
    Chi è che ci soffre?
    I poveri cristi non si ritengono tali, hanno l’harem, e si arrabattono così, non sanno di essere poveri perchè tappano il loro buco affettivo on mille donne…ma chi fa i piagnistei?chi solleva il problema?
    se hai letto il mio blog c’è un post che parla solo della dipendenza affettiva e si vede bene la danza prodotta da entrambi, i malati sono due, ma chi è dispiaciuto di esserlo non sono entrambi ma spesso solo uno..

  14. in realtà quando dico "una parte profondissima e saggia" non dico il vero, non sempre.
    spesso, nella maggior parte dei casi, a guidare le nostre scelte (consce e inconsce) sono i copioni di vita, gli automatismi più che le nostre vere esigenze profonde.
    il modo che abbiamo imparato per non sentire il dolore.

    il nostro bisogno di essere amati. accettati. considerati.

    purtroppo.

    ma questo come dice Ameya con il suo blog nulla ha a che fare con l’Amore.

  15. @ miaperfidia: Scusa, ma non sono del tutto d’accordo, ci sono degli eventi di cui non siamo assolutamente responsabili né consciamente né inconsciamente. Come "scegliere la famiglia in cui nascere" (mi puoi far capire meglio il concetto? Non ci arrivo proprio); come il terremoto che ci distrugge la casa; la morte dei nostri cari; essere investiti sulle striscie; trovarsi dove qualcuno ha messo una bomba; ecc., ecc.
    Posso condividere che una malattia può avere origini psicosomatiche, che le nostre scelte dipendono in buona parte da noi (ma se uno vuole andare all’università e la famiglia non ha soldi, è colpa sua?).
    Ciao
    Adriana

  16. @Ameya, "poveri cristi"……..la responsabilità è di entrambi i partecipanti. Non sono vittime. Indipendentemente dal fatto che noi femmine si ami o no in modo sofferente, "sbagliato"…etc….non sono vittime…
    Il nostro è un non-amore? Bene. Anche il loro. Ma chissà perchè a noi tocca sia il chiudere la storia che il guarirci. Loro che fanno? Non sono rancorosa, ma voglio che venga riconosciuta responsabilità a tutti. Altrimenti devono, come al solito, caricarsi di tutto e far tutto le donne.
    Ripropongo la domanda: perchè "curare" le dipendenti affettive e non i compagni delle dipendenti affettive? Non hanno una immagine distorta dell’amore loro stessi?

    @Miaperfidia
    mi vengono in mente tante cose da dirti, te le scriverò dopo essermi registrata su splinder…per ora sappi che mi hai dato "cose" sulle quali meditare e portarmi del bene anche oggi. Sto tenendo un frutto nella mano.

  17. @Marta

    "Ma io mica lo sapevo che era così quando ho iniziato la storia con lui. Non l’ho scelta, l’ho subita mio malgrado."

    non c’è niente che noi non ci scegliamo.

    anche quando diciamo "ma io non lo sapevo" non è affatto vero.
    C’è una parte profondissima e saggia dell’ Essere (chiamalo Essere, Inconscio, Coscienza, Cristo, Coscienza collettiva, bambino nascosto, Sahasrara..blablabla) che sa perfettamente invece ogni cosa. Sempre.

    Imparare a comunicare con essa significa ascoltare e comprendere ciò che è davvero il susseguirsi degli accadimenti della nostra esistenza.
    Non in senso causalistico.
    Non in senso di avere un karma da scontare.
    Non siamo nati per soffrire.

    In senso analogico.
    Simbolico.
    Sincronico.

    E la scegliamo Marta, la nostra vita.
    Con tutte le cognizioni di causa.
    Così come ci siamo scelti la famiglia in cui nascere.
    Così come nessuna cosa della vita "capita."

    Noi siamo sempre responsabili di ciò che ci accade.
    Nel bene e nel male.

    Il messaggio non è in senso di giudizio "sono brava sono cattiva quindi mi capita questo o quello"

    Affatto.

    Ciò che domando al Cosmo, è ciò che il Cosmo mi restituisce.

    Che importanza ha come dici tu "capire" lui lei l’altra?

    Non è forse più utile osservare cosa questa esperienza ti ha suggerito?
    Come sottolinea sempre Ameya, quanto ti mostra la distanza tra Amore e bisogno/dipendenza/sofferenza?

    Esiste un concetto di Amore ogni quante persone al mondo credono di Amare.

    Ahimè il 99% delle volte per tutti noi dentro Amore c’è una valangata di altra roba che ci portiamo dietro.

  18. Cara Ameya, ho meditato fin troppo e lo so benissimo che la storia dei miei genitori mi ha condizionato pesantemente. Ho sempre sospettato che mia madre, una bella ragazza che aveva già 27 anni (sto parlando degli anni 40), abbia sposato mio padre, un meridionale molto rigido, introverso e più limitato rispetto a lei, per paura di rimanere zitella. Fin dall’inizio ci sono stati problemi: mio padre viveva con sua sorella e sono iniziati i litigi tra le due donne, finiti con l’allontanamento di mia zia. Quando io avevo 8 anni i miei si sono trasferiti in Italia (sono nata a Tripoli) e il loro e il mio mondo sono stati sconvolti. Senza i miei nonni materni e mia zia materna (una seconda madre per me) mia madre si è ritrovata sola in un’orribile cittadina di provincia in Abruzzo, dove i contrasti con mio padre e la solitudine l’hanno portata alla malattia psichiatrica. Io crescevo bruttina e infelice, terrorizzata dalle loro urla. Nel frattempo sono morti i nonni (che si erano trasferiti in Italia anche loro, ma in altra regione) e mia zia ha avuto un figlio suo e mi ha messo da parte. Quando avevo 18 anni ci siamo trasferiti per i miei studi a Firenze, dove la situazione di mia madre è peggiorata ed è finita tragicamente.
    Quindi ci sta che cerco legami impossibili proprio perché ho sempre avuto paura del matrimonio, visti i precedenti.
    Adriana

  19. @amati lettori maschi, vi amo! ma latitano qui le donne che col sorriso dicano: ero una della altre ed ero felice di esserlo! dove siete??
    non parlo delle tradite e ignare, delle comproprietarie in contumacia, parlo delle condomine felici. dove siete??? se l’uomo di Marta le aveva dato dell’immatura perché non accettava beata a e felice, significa che ci sono donne ‘mature’ che allegramente si mettono in fila come alla coop, e aspettano il proprio turno… dove sono le donne che diconno ‘prendo quello che c’è’ e vivono beate la loro vita?
    Forse ci sono, ma non leggono il mio blog…

  20. Beerbohm copio tutto quello che hai scritto accidenti non sarei mai riuscito a spiegarlo meglio..
    ciao ameya..apprezzo molto anche il tuo parere per me un’altra verita

  21. Ciao Ameya e lettrici, sono babi70 (sloggata). Ho continuato a leggere gli interventi e mi sono resa conto che molte persone, contrariamente a quanto si possa credere, si trovano loro malgrado a vivere o addirittura cercano situazioni in cui il partner e’ "condiviso". Che sia una conseguenza di un complesso edipico irrisolto o semplicemente lo scegliere il ruolo di "amante" perche’ in fondo fa anche comodo cosi’ forse poco importa…cio’ che impressiona e’ la grande sofferenza che emerge da queste storie. Visto che questo tipo di relazione spesso diventa il leit-motiv della vita (chi fa l’amante una volta spesso contiua a falo sempre), vorrei consigliare a queste donne un libro veramente motlo bello che parla magistralmente e con rara intelligenza di queste situazioni: Consigli di una vecchia amante a una giovane moglie di Michelle Drury. E’ un libro fantastico che racconta la storia di una "amante per scelta", che ha costruito la sua vita intorno a questo rapporto imparando molte cose dall’amore. Certo e’ rarissimo vievre storie cosi’ in questo modo. Sicuramente non da tutti.
    Io non ce la farei perche’ essere la seconda scelta di un uomo o "la prima scelta" ma clandestina lo ritengo un insulto alla mia dignita’. Pero’ chi sceglie questa strada deve sapere che ha vantaggi e svantaggi, l’importante e’ sapere che nel 99,9% dei casi un uomo sposato non lascera’ MAI la moglie, e quindi se proprio si decide di avere una storia del genere bisogna viverla tenendo conto di questo, senza illudersi.

  22. EROS E AGAPE: non si tratta di giocare con mazzi diversi, infatti la soluzione che prospettavo come ottimale è la concomitanza nello stesso partner (non in due) del trasporto dell’Eros AMPLIFICATO dalla serenità e certezza dell’Agape, che consente di esprimersi e sentirsi nell’intimità in una sana totalità perciò davvero appagante . Fermo rimanendo che il "trasporto" dell’Eros derivi da impulsi sessuali/emotivi sani (non, per esempio, dal tormento o dalla sofferenza, erroneamente scambiati per il trasporto stesso).
    Un ubriaco disse: "Quando bevevo ogni sera ero con una donna diversa, ed era sempre la stessa cosa. Da quando ho smesso, sto ogni sera solo con mia moglie ed ogni volta è una cosa diversa"

    BOBO

  23. @@@ Adriana e altre lettrici che riportate storie ripetute con lo stesso copione , è evidente che il problema non è il lui di turno? il problema sta in una storia appresa nel passato, nel nucleo della famiglia primaria e da lì si deve partire ad analizzare il tutto. I vari lui che sono sposati, vanno vengono fanno figli ecc sono dei poveri cristi, delle pedine che servono affinché si compia la storia, invece di dire LUI occorre tornare a se stesse…altrimenti si incontrerà SEMPRE lo stesso prototipo di uomo. meditiamo

  24. @Marta le cosi dette donne che amano troppo non amano affatto! in primis loro stesse… soffrono della stessa malattia del lui che non sa amare..incapponirsi a ‘voler’  amare il lui fuggitivo è ‘comodo’, io lo amo ma lui non mi vuole..coraggioso è amare chi ci ama..meditiamo

  25. Cara Marta, scrivo rivolgendomi a te, ma anche agli altri commentatori e, naturalmente, ad Ameya. Racconto la (le) mia (mie) storia(e) sentimentale (i). Ho avuto il primo ragazzo a 21 anni, era straniero, e pur essendo stato con me 6 anni, non voleva sposarmi e condurmi al suo paese. Oggi naturalmente ringrazio Dio o chi per lui di come sono andate le cose. Cmq lui, pur non avendo altre donne, aveva un’altra, cioè la sua patria, che era più importante di me. L’ho lasciato io, per l’esaurirsi del rapporto, ma lui non ha battuto ciglio. Alcuni mesi dopo ho accettato la corte di un uomo, che frequentava il mio ambiente di lavoro, sposato con 2 figli. Poco tempo dopo la moglie lo ha scoperto, e lo “ha buttato fuori casa” (parole sue). Abbiamo cominciato a vivere insieme e io quindi ho trovato il coraggio di lasciare la casa dei miei genitori, in cui si viveva una vita d’inferno, fatta di litigi continui tra loro. Avevo 27 anni. La convivenza è durata 3 mesi, poi lui ha deciso che non poteva stare senza i bambini ed è tornato all’ovile. Però la nostra relazione, sempre più clandestina, ma continuamente minacciata dalle “spie”, è durata per 3 anni. Nel frattempo io avevo altre storielle, pur amando solo lui, per riuscire a reggere la situazione (lui lo sapeva, ma data la sua situazione, non poteva pretendere fedeltà). A 30 anni ho conosciuto, attraverso amici, un uomo con 18 anni più di me, sposato con 3 figli. Lui è riuscito per qualche tempo nell’incredibile impresa di far accettare alla moglie la mia presenza, infatti siamo diventate quasi amiche, mi ospitavano nella loro casa di campagna, un anno abbiamo fatto perfino una vacanza insieme, col figlio più piccolo, che mi adorava (lo so che questo sembra assurdo e farà indignare molti). Poi però lei su consiglio di una psicologa non ha più accettato questa situazione che invece a me andava benissimo. Noi abbiamo continuato clandestinamente, non si sa se lei avesse deciso di far finta di niente, oppure se credesse davvero che fosse finita, fatto sta che quest’uomo mi è stato molto vicino, mi ha dato una figlia che ora ha 27 anni, che è la cosa più bella e importante della mia vita, è stato un padre molto presente con cui si dividevano i compiti. Poi però è successo qualcosa: devo confessare che sono diventata gelosa di mia figlia, non ero più la sua bambina … alla fine, dopo una vicenda ventennale, l’ho lasciato io per diverbi sorti durante la vendita di una casa ereditata da mio padre, l’acquisto di quella in cui vivo, i lavori di ristrutturazione. Io ero molto stressata da tutto ciò e i suoi “buoni consigli” li prendevo come un “remare contro”. Lui ne ha sofferto molto. Sono stata sola per 3 anni, tranquilla. Poi mi sono iscritta a un gruppo trekking dove ho conosciuto il mio terzo marito (di un’altra). Aveva 16 anni più di me (tralasciate di parlarmi di Edipo, so già tutto), una moglie arpia che ha preso un investigatore per scoprirci, ha affrontato me, minacciosamente, e perfino mia figlia (allora sedicenne) per raccontarle tutto. Anche questa volta c’erano le spie. Alla fine sono stata costretta a prendere un avvocato per difendermi, dopo che lei era entrata in casa mia, durante una mia vacanza, con le chiavi che avevo dato a lui per dar da mangiare al cane. Alla fine lui, non io, non ce l’ha fatta e mi ha mollato, dopo 4 anni di relazione (avevo 57 anni). Sono caduta in depressione. È da allora che prendo psicofarmaci e frequento gli psicologi. È seguito un altro periodo di storielle con persone libere ma ben intenzionate a rimanere tali. Finché, a 60 anni suonati, ho incontrato uno … più giovane di me di vent’anni, libero. Contrariamente a tutte le previsioni, è durata 2 anni, e non essendo molto innamorata, non ho sofferto troppo quando mi ha mollata per un’altra, credo mia coetanea. Tra l’anno scorso e quest’anno (ora ho 64 anni) si sono susseguite 3 storie con: uno che improvvisamente si è rimesso con la sua ex (versione ufficiale), un altro che aveva una relazione ventennale, con una signora che ha fatto fuoco e fiamme quando ha scoperto, e quindi mi ha lasciato, un terzo, per cui sto ancora soffrendo, che aveva una relazione decennale che si è rivelata, al momento della scoperta, più importante del previsto.
    Ormai ho accertato che: sono una dipendente affettiva, ho la coazione a ripetere, tendo a perseguitare il fuggitivo di turno, non sono capace di dare gioia alla mia vita senza un uomo.
    Però ora mi sto pian piano riprendendo, mi dedico a molte attività, tra cui volontariato e sono 20 giorni che non telefono, non mando sms e e-mail. Ma continuo a sperare (ancora!) che prima o poi troverò “l’uomo giusto”.
    Adriana