FRAGILITA’

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Accade talvolta di sentirsi smarriti, senza una direzione. L’incertezza è una dimensione della vita. Ciò che rende difficile relazionarsi è l’insicurezza emotiva cronica. Essa si evidenzia morbosamente nella relazione affettiva. Superata la fase dell’attrazione fisica, e i correlati biochimici che si attivano, all’interno della diade amorosa può scattare una situazione asimmetrica se uno dei due partner soffre di bassa autostima.

Il rapporto affettivo fa scatenare vecchie ferite irrisolte del passato. Ogni essere umano è la risultante di quanto accaduto nella sua storia personale, sommata agli insegnamenti ricevuti nei diversi contesti esperiti. Abbiamo una valigia di credenze, ferite, idee e ideali sul mondo. Ci siamo fatti teorie ingenue sulla vita e sulla relazione amorosa. E con questo bagaglio di costrutti ci avviciniamo all’altro. La mente umana, secondo l’approccio cognitivista, elabora le informazioni ricevute, le trattiene, e le riutilizza. Senza scomodare Freud e la psicanalisi, terreno battuto e molto controverso, e restando nell’ambito delle cognizioni, se l’individuo crede fermamente di non meritare amore, di essere una nullità, visione su se stesso e sul mondo ereditate dalle pregresse esperienze, egli si muoverà nella relazione da questi presupposti, e attraverso lo schema della PROFEZIA AUTOREALIZZANTE, cercherà in tutti di modo di verificare le proprie ipotesi. Se una persona ha un’immagine di se stessa  fragile e bisognosa, facilmente essa si ritroverà in situazioni caratterizzate da una forte incertezza, e si avvicinerà all’altro da questo spazio di bisogno. La risultante molto probabilmente sarà il rifiuto o la fuga dell’altro che non regge la relazione, troppo improntata sull’accudimento. Chi soffre di bassa autostima si sente sempre inadeguato e cercherà conferma affettiva nell’altro. Ma poiché l’altro non potrà mai sanare dall’esterno il vuoto e l’insicurezza che vi sono a monte, la persona si sentirà via via sempre più abbandonata e muoverà accuse o cercherà di aggrapparsi all’altro per avere certezze e conferme sul proprio valore. Avviene così una distorsione, perpetuata, sancita e stigmatizzata. La persona fragile avrà quindi un’immagine di se stessa sempre peggiore, e fatalmente andrà a chiedere conferme affettive a chi non può, per altrettanti problemi , certamente dargliele. Si innescherà così nella relazione un vortice di richiesta affettiva malato e ossessivo, che l’altro non se la sente di colmare, in quanto si sente inghiottito da tanta richiesta. Egli inoltre sente la voragine dell’altro e si sente a suo volta incerto e inadeguato. La coppia ritorna quindi a ricomporre la danza della dipendenza affettiva, dove nessuno dei due sa darsi e tornare a se stesso. La dinamica risulterà essere vittima-carnefice, in cui entrambe le parti sono inconsapevoli del proprio ruolo e si accuserà sempre l’altro di essere troppo qualcosa. La via d’uscita è di nuovo il ritorno a se stessi come oggetto primario di amore.

Ameya G. Canovi

103 commenti su “FRAGILITA’”

  1. Mi fa sorridere che vivi in Emilia Romagna, io mi sono trasferita da poco per motivi di studio (Università). Ti muovi mai dai colli reggiani per venire in Romagna? 😉

  2. Ciao, sono finita su questo articolo con una semplice ricerca delle sensazioni che vivo negli ultimi anni e leggere quello che hai scritto è stato una conferma. Adesso che ho conosciuto una persona onesta che dimostra di volermi bene, sto già iniziando a infilarmi (e a farlo precipitare) nella voragine viziosa di cui parli. Ho tanta paura di allontanare una persona decisamente più matura, che nel tempo ha saputo superare questa fase che mi pare di capire abbia vissuto anche lui. Ho addirittura pensato di fargli leggere queste parole, ma penso che questo confermerebbe ulteriormente la mia insicurezza 🙂 Grazie per aver scritto queste parole.

  3. Bello questo blog. Posto qui perché è il problema che vivo, nato e cresciuto negli ultimi tre anni… ma nessun amore “andato a male”: a volte la carenza di autostima è provocata da comportamenti esterni incompatibili che ci logorano piano piano…. si potrebbe direi che, se si amore si tratta, è quello verso se stessi. Ne sto uscendo ma non ne sono immune.Cassandra

  4. il passato per certe persone è un macigno che difficilmente diminuirà nelle dimensioni e nel peso.
    Leggo e capisco,so come ci si sente.
    Lavorare su sè stessi diventa un’impresa quasi inane,ma voglio sperare di riuscire a darmi il valore che ogni essere umano ha e devo assegnarsi con autocoscienza.
    LA strada è ardua ma si va avanti.
    Grazie,le tue parole sono sempre illuminanti.
    🙂

  5. @Ah dimenticavo lo specchio!
    Così come non mi ero accorta di non avere figli non mi ero accorta del mio condizionamento così catetichistico PENITENZIAGITE (con tutto il rispetto per la catechesi, ma chi vuole fare e udire si reca negli appositi spazi, non qui…) un sorriso con simpatia

  6. @ Eddye ci mancava solo la lagna del vittimismo e del povero me..e poi i cliché ci sono tutti…conosci . conoscete molti psicologi che telefonano alla gente per confrontarsi? Di solito sono le persone che ne sentono la necessità che chiamano (io però no sono ancora iscritta all’albo per cui magari non chiamarmi psicologa ma dottoressa in scienza del comportamento e delle relazioni sociali e interpersonali, questo è al momento il mio titolo…). Un appunto però..io qui ci metto la faccia, il nome e il cognome , indirizzo. io no ho capito chi sei, che lavoro fai, che titolo di studio hai e quali sono i tuoi riferimenti culturali per affermare ciò che affermi..il tono è quello dell’ultimo giorno, pentitevi, vergognatevi..ma di cosa? io sostengo una cosa che è banale,
    se non sai amare te come fai ad amare l’altro?
    Non obbligo nessuno a essre d’accordo con me, nè voglio seguaci , nè vado in giro a dire c’è l’apocalisse..l’apocalisse nella relazione c’è se vado bisognoso e mi aggrappo all’altro, perché non so nemmeno chi sono io, anzi chiedo all’altro amami tu al posto mio…
    Pubblico tutti i commenti tranne le parolacce, rispondo alle domande che ritengono vogliano una risposta…tutto sto casino per cosa?
    Io mi confronto volentieri..ma se sento interesse a farlo, se credo mi possa portare a maggiori comprensioni…ma qui mi sembra come diceva AMan di andare a catechismo…

  7. ameya non c’è che dire ..
    se non altro
    anche se non è mia competenza
    ti ho fatto da specchio..
    Credo nel costruire relazioni personali e cercare di avere un’attitudine mentale positiva.
    Ti ho chiesto il numero di cell.
    per un confronto
    hai visto cosa si è combinato!
    Ma non tutto è male
    anzi
    che tutto ciò serve a “pensare”..
    le critiche, i giudizi mi fanno crescere e mi fortificano.
    Ma tu non puoi dirmi che non ti interessa confrontarti con me
    è compito tuo
    sei tu la psicologa..
    Mi hai scartato come una caramella
    senza “sentirmi”..
    Ma allora che ci fai in rete e non accetti i pensieri altrui..
    Volevo solo dirti:
    un psicologo contemporaneo
    può sostenere e deve sostenere
    allo stato attuale della società in cui ci troviamo..
    la positività del bisogno d’affetto
    per costituire la base per quell’apertura all’altro
    e permettere di instaurare relazioni solide
    e non il contrario..
    Come potremmo accogliere se dentro di noi non esistesse questa necessità di rapporti
    questa apertura che dice di un essere fatti per l’incontro, la relazione, l’amore?
    Lo psicologo di oggi deve essere strumento atto ad analizzare e contemplare il mistero dell’essere umano, sapendo che in ogni frammento di interiorità e perfino in ciò che potrebbe indirizzare verso il male: legocentrismo..
    l’autoaffermazione orgogliosa..
    è sempre presente una possibilità di apertura, di crescita, un orientamento che ci orienta verso l’altro
    e verso Dio, se vuoi.

    Chiedo scusa a tutti
    forse non riesco e/o non riusciamo a esprimerci..

    Buonfinesettimana a tutti

  8. Eddye

    Osservato con un po’ di distacco il tuo commento potrebbe sembrare un manifesto aulico della s-centratura, dell’eteririferimento.
    Ricorda le lezioni di catechismo in cui preti e suore (che sanno molto poco dell’eros e della vita) ti spiegano che è necessario essere buoni, pensare prima al prossimo, gratificare per essere gratificati, amare per essere amati.

    C’è del vero. Ma quello è la vetta cui si arriva dopo un lungo cammino che ha fortificato.
    E’ la meta, non la partenza.
    Zio cane, non puoi portare folk in vetta al Bernina partendo dalla cima.
    Se osservi la realtà e la realtà mediocre della maggior parte dei rapporti simbiotici (non voglio usare la parola amore per indicare due persone e reltiva relazione, spesso piene di problemi, bisognose e mendicanti, malaticce che chiedono e cercano di appoggiarsi una sull’altra, ranzorosi e incazzerecci, spesso acidi per lo scarso sostegno che ottengono) prima bisogna riempire le bottiglie se vuoi che da queste esca qualcosa di buono.

    Prima bisogna amarsi per amare
    Prima bisogna gratificarsi per gratificare.

    Esattamente il contrario del buonismo da parrocchia o da Uolter Veltrony (tanto è lo stesso pattume) che apologizza la… spremitura dei limoni vuoti come risoluzione del mondo

    Nelle arti marziali sai cosa si spiega? Se tu non sei ben centrato, se non sei ben radicato, ne prendi tante ma tante.

    Capisci che una teoria che afferma che bisogna essere eteroriferiti ed eterocentrici come soluzione degli innumerevoli problemi personali e di coppia appartiene allo spazio del problema? E’ nello spazio degli inquina-menti. Una teoria bislacca, esattamente agli antipodi di quanto illustrato molto chiaramente da Ameya in questa pagina di semplice buon senso.

  9. @Eddye non giro le carte ma dico qui la mia opinione, arrogandomi questo diritto visto che qs spazio l’ho creato io. Vedi a differenza di te , non faccio proselitismo, tant’è che mi hai offerto il tuo cellulare se volevo dialogare con te al cellulare. Perché mai dovrei parlare con te al cellulare? Per convircerti ? non mi interessa…per farmi convincere? Tanto meno…scelgo io con chi confrontarmi se il confronto mi alletta…per ora io resto della mia idea, che deriva da anni di studi e esperienze di vita, non solo per avere letto un libro..ci sono vari filoni sull’alterità, se vuoi mi metto a citarti tutti gli studiosi teorici dello sviluppo del SE’. dell’altro interiiorizzato, della mente dialogica ecc…ma credo diventerei terribilmente saccente e noiosa, chi è colto davvero non ostenta né esibisce paroloni quando si vuol capire da persone non addette ai lavori..rispetto quel che dici ma non lo trovo interessante lo trovo narcisisticamente spocchioso e noioso… anche perché sinceramente non ho capito il tuo eloquio, mi è rimasto il tono da sermone…tuttavia ho un’ obbiezione da fare: mi sembra di avere due figlie se non ricordo male..ma se insisti vado a verificare.

  10. Ameya: non girare le carte..
    sei tu che infondi narcisismo con questo tuo dire..
    Sono d’accordo quando dici
    “non hai ricette pronte”
    non pui averne
    non ci sono
    tutto è un divenire..
    e poi confermi ciò che ho detto:
    “accogliere”..
    Parli di figli.. quando non ne hai..
    Poi dici che per amarsi e prendersi cura di se è un processo di lungo percorso e concludi con: – un senso di pieno senza bisogno di fare nulla –
    poi ancora: – bisogna fare qualcosa per se stessi come:
    lavarsi i capelli con uno shampoo profumato, farsi una torta.. –
    ma queste sono prerogative..
    mmm.. non è che sei un po confusa!
    Poi dici: – in cerca di specchi rassicuranti –
    alludendo il mio blog..
    certo
    specchio come avvio di un divenire
    specchio come strumento per osservarsi
    che rivela la propria immagine
    fisica e morale
    verso la verità e la realtà
    per migliorare la propria conoscenza
    del proprio corpo e delle emozioni
    specchio per rivelare che
    le malattie psichiche sono “immaginali”
    cioè della fantasia..
    allora specchio che s-maschera
    l’Altr-ove..
    Cara ameya il soggetto non si autofonda e non si chiarifica da sè solo, nè si autoassicura.
    Non si basta affatto. Costitutivamente necessita di altri per riconoscersi. Il suo essere è inizialmente un essere-due, nella distinzione di maschile e femminile. Il soggetto non si risolve nell’Io, si sviluppa piuttosto nel Sè, ha una storia che dal Sè si manifesta nell’Io per portarlo all’Altro nella relazione rappresentata dal Noi. Ma egli è anche rapporto riflesso, cioè si interroga sul rapporto che si trova ad essere.
    NON SONO IO A PARLARE DI ME
    MA E’ IL MONDO A DIRE DI ME, IL MONDO E’ L’ALTRO..
    Solo nel rapporto a questo Altro può esservi equilibrio.
    Sorge la disperazione invece quando vi è squilibrio nel rapporto o quando il soggetto nel rapporto non si rapporta all’Altro. Infatti, un rapporto che si rapporta a se stesso, un Sè, deve o aver posto se stesso o esser stato posto da un Altro. Così sprigiona sensazioni di con-tatto e relazione con l’Altro-da-Sè:
    mentre GRATIFICA E’ GRATIFICATO
    mentre AMA E’ AMATO..
    Così la persona viene in-vestita da un esistere che si schiude in Altri ed Altri ancora. L’interazione con il sociale, da luogo a schemi di reciproco influenzamento e sono regolate attraverso le dimensioni emotive e di autoregolazione, abbandonando le soglie di ansia ed angoscia dalla dipendenza affettiva.
    L’Altro permette alla persona di mettersi in-relazione con l’esterno e fonda la struttura dell’Altr-Ove, cioè l’ascolto autentico che la persona può fare dentro di Sè, mettendo a tacere i propri pensieri e rumori
    nell’ascolto attento dell’Altro, trovando uno spazio rispettoso ove vi si riconosce e nella riconoscenza scopre l’Altro come interlocutore e soggetto necessario per il proprio riconoscersi, dando vita al desiderio d’in-contro con se stesso.
    Allora sarà solo la sua amicizia o inimicizia con l’Altro a farci accettare o rifiutare quell’aspetto che la persona è.
    Ameya è questa l’essenza del mistero connesso allo specchio come simbolo di una realtà parallela
    in più
    vi è un personaggio che non è colui che si pone di fronte allo specchio e non è lo specchio stesso
    bensì è quel Sè che racchiude l’essenza della persona, la sua natura intrinseca: l’Anima.
    Certo ameya, la DIPENDENZA AFFETTIVA è una patologia, ma è un desiderio attivato solo dalla mancanza o dall’assenza, finendo con il negare la realtà e la possibilità del desiderio.
    Nel volto dell’Altro si incontra la propria identità
    e ci si odia
    o ci si ama.
    Volersi bene è stare cogli Altri
    fare qualcosa insieme
    imparare in gruppo
    “comunicare con tutti”..
    essere altruisti
    aiutare chi sta male
    questi sono poteri terapeutici.
    Ma se partiamo dal fatto che prima dobbiamo “pensare” a noi
    credimi
    a volere ci si affanna..
    un saluto

  11. @@@@@ Non ho ricette pronte..volersi bene e prendersi cura di sè è un processo, un lungo percorso…non ci sono passaggi obbligati..lo senti tu quando ti stai contenendo, accogliendo e facendo cose buone per te..per alcuni può essere fare una torta, per altri un corso di tango, per altri ancora lavarsi i capelli conl o shampo profumato…non è ciò che fai ma l’attitudine amorevole, il senso di sentirti bene in tua compagnia, un senso di pieno senza bisogno di fare nulla..

  12. Questo tratto di psicologia è illuminante e ne riconosco la pennellata.Sembra così scontato il fatto che in primis prima di amare qualcun altro dobbiamo amare noi stessi,ma come mai invece molti comunemente commettono questo errore e in seguito(a causa dei motivi che spieghi)e alla fine di tutto si trovano così,soli tristi e sconsolati?Qualcosa per aiutare?Non tutti hanno la forza di amarsi.

  13. Buonasera Ameya, noto che oltre la canonica “informazione” poesia e arte, splinder ospita anche blog di approfondimento del sé, iniziativa che ritengo molto interessante.
    Ma la consapevolezza del sè è sempre un tema delicato e individuale, leggo dal tuo post che ” Ogni essere umano è la risultante di quanto accaduto nella sua storia personale, sommata agli insegnamenti ricevuti nei diversi contesti esperiti. Abbiamo una valigia di credenze, ferite, idee e ideali sul mondo”. Niente da dire sulla tua affermazione ma qualcosa da dire ho sulla reazione collettiva ai tuoi scritti…In questo contesto vi è una cosa che non accetto, e che per altro ho notato in quest’ultimo post… Ossia il dibattito non come forma di comunicazione e crescita ma come forma di giudizio pregiudizievole di vite e fatti personali , che realmente nessuno di noi conosce fin in fondo…Mi riferisco ai commenti N. 70,74,68,67,61 55 ecc…Molti sono i livelli di realtà che si dipanano dal piano materiale fino alla Realtà Assoluta e Infinita, ma vi sono anche molti livelli di realtà soggettiva o consapevolezza, molte stratificazioni del sé, fino al Supremo Sé Infinito ed Eterno, la Realtà Trascendente che ne è al di là…Ne deduco quindi che qualunque forma di dialogo e comunicazione debba avere un unico scopo: la crescita collettiva del sè e non il pregiudizio…Non siamo tutti uguali ne in cultura credenze e religione, superfluo fare una analisi su piccole affermazioni di esperienze umane.. facilmente interpretabili in maniera errata …mi sembra ovvio…

  14. Certo è un circolo vizioso, il cane che si morde la coda. Eppure bisogna spezzare questi meccanismi, con l’aiuto di esperti specialisti, se i partners non sono in grado di trarsene fuori.

    U.
    Amici di Pirandello, Sciascia, Empedocle.

  15. Concordo ameya..se non si riesce a voler bene a se stessi come si può voler bene, in modo sano, all’altro?

    Ma, in caso non si riesca a voler bene a se stessi..allora che si fa?

  16. mi intrometto nel dialogo tra amelya ed eddye

    possiamo parlare di ciò che conosciamo, e, per quanto strano pure sognare solo ciò che conosciamo, come tale o come evoluzione possibile.

    ma sempre tra ipotesi note e conosciute (può variare la combinazione o la modulazione e questa è una forma di creatività)

    come facciamo a parlare di ciò che non conosciamo se appunto ci è alieno?

    Allo stesso modo come possiamo sentire, emozionarci, amare l’altro se non conosciamo in noi l’amore?

    Non è chiusura l’amare se stessi.

    E’ il primo passo per poter ri-conoscere l’altro ed amarlo

  17. Post davvero interessante, Ameya, come sempre, del resto. Mhh, sai? a volte non è detto che l”altro” si allontani per non portare il peso delle aspettative del partner “bisognoso” d’affetto perché fragile per mancanza di autostima: se l”altro” è un vampiro energetico…affonderà ben bene i denti. Purtroppo, quando si ha poco amore per se stessi, si finisce per attirare persone che te lo tolgono del tutto. Ma forse è un discorso troppo lungo…’notte! :*

  18. @Eddye non hai parlato di religione ma i condizionamenti sono impliciti..
    rispetto il tuo parere,non voglio convincere nessuno…l’amore di cui si parla qui non è egoitismo narcisistico..è un amore vero che trabocca da se all’altro inevitabilmente….mi spiace per la tua esperienza, ma qui non c’entra nulla…il narcisista non si ama, è solo insicuro e nevrotico e poiché non ha sviluppato una buona e vera relazione con se stesso ha bisogno di chiedere conferma del suo esistere in modo distorto e patologico, nascondendo una insicurezza atavica, certo egli non sa prendere cura dei figli, perché non ha dentro di sé una base sicura a cui tornare..è sempre fuori..in cerca di specchi rassicuranti..l’esatto opposto di cui dici…
    auguri molti

  19. “Chi ama non ha bisogno di amarsi
    ne di essere amato ma sa “accogliere”
    gli altri…”

    In effetti un mio amico che è stato in galera mi ha detto che da quelle parti funziona proprio così.