CODIPENDENZA OVVERO IO TI SALVERO’

espressionismo3423

 CODEPENDENCE
Degas
Il termine codependence fu utilizzato primariamente per definire il partner dell’alcolista. Negli Usa dagli anni Sessanta si sono costituiti gruppi di auto-aiuto chiamati Alcolisti Anonimi, AA. Caratteristica di questi gruppi è il ritrovarsi in giorni fissi, senza gerarchie, soltanto alla presenza di un tutor, normalmente un ex alcolista che fa da supervisore. I soggetti si dispongono in cerchio e scelgono un tema su cui dibattere. Il programma è preciso e si basa su una procedura chiamata “Dodici Passi”: Coloro che lo seguono affrontano tematiche spirituali, in sintesi l’assunto di base è che alla radice della dipendenza dall’alcool vi sia una spiritualità perduta che viene recuperata attraverso il programma.


Ben presto ci si è accorti che non esisteva solo il problema alcolista, ma che egli era inserito in un sistema familiare, che vive un disagio altrettanto grave. Si sono costituiti così i gruppi Al-Anon. Il familiare di un alcolista ha caratteristiche ben precise. Negli anni il termine Codependent  ha iniziato ad essere usato per riferirsi alla persona che ha una relazione significativa con una persona che fa abuso di sostanze. Colui che si lega ad un alcolista o un tossicodipendente è animato dalla speranza di salvarlo, di guarirlo dalla dipendenza. Dedica la propria vita al recupero dell’Altro. Lotta. Sopporta umiliazioni, sacrifici, deficit economici, a volte vere a proprie violenze fisiche. Eppure resta intrappolato nella relazione, vi si aggrappa, non demorde. Il partner ha una dipendenza da alcool, sostanza, gioco d’azzardo, sesso compulsivo. Il codipendente ha una dipendenza dal partner. O, ancora più irrazionalmente, una dipendenza dal volerlo salvare dal nemico e rivale: l’alcool, altra tossicodipendenza o pratica compulsiva.
Il costrutto della Co-dipendenza non ha mai trovato un consenso unanime nella letteratura scientifica.
Nel tentativo di tracciare le caratteristiche psicopatologiche della co-dipendenza e di disegnarne un profilo diagnostico clinicamente percorribile, Cermak (1986) ha proposto alcuni criteri diagnostici per il Disturbo Co-dipendente di Personalità:
·         Controllo di sé e degli altri nonostante l’evenienza di serie conseguenze negative;
·         Il senso di autostima deriva dal sentire che si riesce a controllare,aggiustare, l’altro;
·         Assunzione di responsabilità per l’Altro, anche quando non richiesta;
·         Disinteresse per i propri bisogni, priorità alle esigenze dell’Altro;
·         Distorsioni del confine di sé in situazioni d’intimità e di separazione;
·         Coinvolgimento in relazioni con soggetti affetti da disturbi di personalità, dipendenza da sostanze, altra dipendenza o disturbi del controllo degli impulsi.
Vi possono essere inoltre:
1.Eccessivo ricorso alla negazione; 2. Costrizione delle emozioni; 3. Depressione; 4. Ipervigilanza; 5. Compulsione; 6. Ansia; 7. Abuso di sostanze; 8. Condizione attuale o pregressa di ricorrenti abusi fisici o sessuali subiti; 9. Malattie da stress; 10. Permanenza in una relazione primaria con un soggetto abusatore di sostanze per almeno 2 anni senza richiedere un aiuto esterno.
Secondo Pia Melody la codipendenza è sintomo di un mancato sviluppo del rapporto con il SE’. Nel testo Facing codepence (1989) individua cinque costrutti cruciali per riconoscere la codipendenza:
·         Basso livello di autostima
·         Difficoltà a stabilire confini definiti e sani con l’Altro, con tendenza a invadere e a farsi invadere dall’Altro.
·         Difficoltà a riconoscere i propri bisogni, chi si è, cosa si sente
·         Persistenza nel prendersi cura dei bisogni e desideri altrui a costo di dimenticare e a trascurare se stessi.
·         Difficoltà nell’esprimere ed esperire la realtà con moderazione, tendendo all’eccesso in ogni manifestazione di sé.
Occorre distinguere il disturbo di personalità dipendente, la dipendenza affettiva  e la co-dipendenza.
Ameya G. Canovi

108 commenti su “CODIPENDENZA OVVERO IO TI SALVERO’”

  1. un amico al quale ho chiesto aiuto mi ha indirizzato su questo tipo di dipendenza e devo purtroppo ammettere che questo è il mio vero problema nato da una situazione di disagio sin da quando ero piccola, in famiglia le donne dovevano mangiare in cucina …. sento appagamento solo se riesco ad aiutare qualcuno e mi rendo poi conto di esagerare a mio discapito. Non capisco la reazione dell’altro che evidentemente non vuole essere aiutato e lo interpreto facendomene unan colpa. E’ importante capire cosa sta succedendo per arginare il problema anche se non e’ per nulla facile. Sono una donna di successo, ma la mia autostima e sotto lo zero, devo cambiare e la cosa curiosa che ora mi viene in mente: devo cambiare così l’altro sarà felice invece di dire devo cambiare così staro’ meglio! ho molto lavoro da fare, ma conto di riuscirci, lo spero davvero la mia sofferenza è davvero al limite. grazie per il supporto.

  2. Il codipendente alimenta il dipendente per paradosso. Non ne disinnesca il potenziale, anzi quando il secondo intraprende un circuito virtuoso il primo, sentendosi inutile, soffre e cerca inconsciamente di sabotare il piano del dipendente.

  3. @Irinap vedi com’è facile cadere nello schema io ti salvo te che vuoi salvare lei ecc? Credo sia meglio spostarsi…nella vita ognuno impara facendo la sua strada, puoi solo condividere la tua esperienza ma non sperare nè credere che salverà gli altri dal commettere i loro errori…

  4. Mi è capito di annullarmi e rinunciare a me stessa per “salvare qualcuno”. Ora un mio amico si trova in una situazione analoga, non riesce a uscirne, è un vortice che lo risucchia e non se ne rende conto… ho provato l’impulso di raccontargli la mia storia per “salvarlo”… ho lasciato perdere: non “sente”, proverà, s’accorgerà… poi gli racconterò.

  5. Stravolti Sguardi Smarriti

    Persi in una vita di duro rispetto
    che hanno saputo ingerire terra e vergogna
    che hanno saputo sfamarsi di niente o non del nulla
    se non di una preghiera che li colmasse
    di speranze immaginarie e di letti caldi e fiabeschi.

    C’è chi non sa quanto possano essere lancinanti
    quei crampi che incidono la bocca dello stomaco e del cuore
    che difendono con gli artigli
    graffiando le pareti che si sciolgono nei succhi gastrici

    C’è chi non sa quanto il respiro possa diventar pesante
    annaspante di palpitazioni ritmiche incalzanti
    che sollevano e inarcano petti stanchi morti
    che si lasciano inerti naufragare d’immensi desideri

    Ma c’è chi non sa che questi sguardi stravolti
    hanno il cuore e l’anima
    che si possono avvolgere e sfamare
    di nuovi battiti del tuo calore
    che del loro sogno hanno fatto permanenza
    di ricordi passati in procinto di dolenza

    Quindi tu non sai che
    anche se è stato pur breve
    per quello sguardo guardarti
    quell’attimo è e sarà tutta la vita vissuta
    in un sol battito di ciglio

    In quel sogno forse mai sognato
    in quel sorriso mai avuto
    in quel pezzo di pane mai mangiato
    in quella carezza putrefatta

    Ebbene si
    gli sguardi smarriti infrangono nella mente
    dopo l’istante di una pace apparentemente placata

  6. Lo stupro, la pedofilia, la violenza casalinga son temi soggetti vietati di pubblicazione in Francia, il mio blog su gMail France è stato oscurato per aver violato le condizioni di utilizzo, allora Donne francesi son cavoli vostri se subite degli stupri, già nazione sottosviluppata da quel lato, la protezione della Donna per iscritto è la migliore, ma nei fatti siamo ai livelli quasi di Darfour, attenzione a non andare nel periodo del Festival di cannes, appice di stupri e violenze contro le Donne, ovvio inutile se non siete le spose del Signor Benestante perchè sarete buttate fuori a calci nel sedere.
    Ruggero

  7. molte volte mi chiedo…se togliamo al mondo tutte le”patologie” resterà qualcosa? Amelia …io credo di no….le innumerevoli forme patologiche di dipendenza , il loro enorme numero….mi fa credere che siano più delle stelle del cielo…sarà forse una visione pessimistica…ma dialogando qui e li mi rendo conto che ogni stella del firmamento del “Non sens” sia valutata dalla massa come un vero e proprio “valore dell’essere” Ma devo proprio credere che nessuno di noi sappia realmente “vedere”?????
    Personalmente trovo sia difficile esplorare l’intimo del nostro io, ma so per esperienza che è sicuramente la più grande avventura che l’uomo può donare a se stesso…ci vuole molta adrenalina pura per farlo! 😉
    Un abbraccio a te
    trovo che il tuo contributo alla vita sia davvero un dono prezioso.
    Grazie

  8. Si pensa di agire in funzione del bene dell’altro assumendo, alternativamente, i ruoli di salvatore, persecutore e vittima [triangolo di S. Karpman] trascurando -talvolta – i bisogni effettivi degli altri. Un altruismo ossessivo è – indubbiamente -patologico. Temo vi sia – spesso – la compiacenza/complicità della vittima rispetto il suo carnefice, una relazione ambigua…

  9. @Eruption che cosa interessante hai portato qui! E’ proprio così. Un disturbo di personalità può diventare una dote in certi ambiti. Un ossessivo diventa un ottimo giudice, o un burocrate impeccabile, un narcisista un presentatore tv o showman…vero un soccorritore può fare il prete, o l’altruista estremista..ma dentro di sé sa quanto gli costa…

  10. Centro! Sono proprio io quello descritto in questo post. La cosa buffa, è che lo so perfettamente; eppure, il mio corpo si muove come se il mio cervello non ne fosse a conoscenza. L’ho sempre chiamato, visto che la cultura italiana è cristiano cattolia, il complesso del buon samaritano.
    Credo che sia l’effetto derivato da un’educazione piuttosto rigida verso la costruzione di un altruismo superstizioso. Una serie di pratiche ed insegnamenti che , volendo limitare il sorgere dell’egoismo nel bambino, son finite per distruggere il sacro ed inviolabile della sua individualità.
    Il recupero credo sia quasi impossibile. anche perchè chi ne sia affetto, sviluppa un intensità empatica piuttosto alta rispetto alla media, che spesso gli permette di brillare in attività lavorative dove, un difetto della personalità come questo, viene riconosciuto, invece, come una qualità di valore e quindi incentivata.
    Anche se poi la frustrazione e l’insofferenza intima risultano laceranti.