ANORESSIA: DIPENDENZA DAL PERDERE PESO


bilancia

Una dipendenza, un’ossessione. La perdita di peso diventa la ragione di vita. Più che “essere” magra la giovane anoressica ha in mente un percorso, un viaggio agli inferi: quello della lotta al cibarsi, della rinuncia alla vita.
Come il più consumato degli alcolisti, l’anoressica è tossica, la sua dose è il contenimento delle calorie. Non esiste altro pensiero se non quello del cibo negato, la scarica di adrenalina è pari a quella del giocatore d’azzardo quando sulla bilancia l’ago scende. Un fremito di trionfo, l’ossessione si placa per un breve momento. Poi il tormento riprende. Di più. Si deve alzare il tiro, cioè calare di nuovo le calorie. Far scendere il peso. Si innesca un rituale morboso, maniacale con numeri, calcoli, bilancia. Il resto del mondo sbiadisce, tutto ruota attorno al supporto della propria ossessione: farcela.
La ragione di vita dell’anoressica è sconfiggere il bisogno di cibo. Nell’illusione di poter rinunciare al nutrimento, vi è simbolicamente la rinuncia alla madre.
Non importa se il corpo si riempie di peluria, meglio se il ciclo mestruale scompare, una noia in meno. Non importa il colorito giallastro dovuto al mancato assorbimento della vitamina D, non importa la mancanza di vitalità, il corpo repellente ossuto e cachettico viene sempre percepito come “troppo”.
L’anoressica non vuole avere un bel corpo, attraente e sensuale, ma vuole scomparire, vuole una perfezione illusoria.

Insoddisfazione perenne, infelicità costante, depressione caratterizzano l’umore di chi si priva volontariamente del cibo. Spesso chi soffre di anoressia nervosa ha in comorbilità un disturbo di personalità: istrionico, ossessivo compulsivo ma più frequentemente borderline.
Quando lo stato depressivo diventa intollerabile l’anoressica può arrivare e cercare nel suicidio una liberazione che non trova nella vita. Frequentemente l’odio per se stesse è così profondo che viene alleviato dal comportamento autolesionista. Un’alta percentuale di ragazze anoressiche si procura tagli sugli avambracci, nei piedi. Si usano lamette, forbici, materiali appuntiti. In quei momenti dichiarano di sentire almeno qualcosa, il dolore fisico, di gran lunga preferibile a quello psichico.
Le famiglie delle ragazze anoressiche hanno configurazioni abbastanza classiche secondo Minuchin (1976), terapeuta che si è occupato a lungo del fenomeno, e differiscono dal copione della famiglia della ragazza bulimica.
L’invischiamento è la prima caratteristica. La madre non accetta che la figlia sia altro da sé, non la concepisce come un’entità individuale, indipendente, ma la vive come un’estensione del proprio sé. L’anoressica non necessariamente non è stata amata, ma è stata nutrita in modo inadeguato per lei. Anche il troppo amore non permette all’individuo di essere se stesso. Il “troppo” amore genitoriale può soffocare, fagocitare, inghiottire la figlia, che si sente non vista, tanto quanto chi è stato deprivato. Il clima emotivo della famiglia è di una tensione costante ma mai affrontata, i conflitti vengono negati, sommersi, dissimulati. Nei casi di comorbilità con disturbi di personalità o fenomeni di dissociazione non sono infrequenti violenze e abusi sessuali durante l’infanzia.
Il ruolo della società nell’insorgere della malattia non è marginale. L’immagine della donna inesistente, inconsistente, tutta ossessionata da una dieta per diventare qualcosa che non è, conviene a una società maschilista.
Chi ha il potere gode dell’assenza di chi è “altrove” impegnato a inseguire una chimera. Una donna dipendente dal diventare ciò che non è, una donna che non si piace mai, insoddisfatta, aggressiva e violenta verso se stessa, intenta a martoriare il proprio corpo, la distoglie dall’essere presente a se stessa, e dalla partecipazione alla Res-pubblica.
La giovane anoressica è comoda, non si occupa di politica, non ha opinioni sui fatti accaduti, se studia, ha ottimi voti, ma per un perfezionismo estremo, senza nessun interesse per la vita comunitaria. La giovane che digiuna aborrisce le occasioni sociali, demonizza ogni cibo che non sia diet e light. È vero non consuma molto cibo, ma si lascerà facilmente manovrare.
E inoltre l’industria di cibi “zero calorie” è lì pronta a fiorire.
La ragazza anoressica è tutta intenta a scrivere pagine e pagine di conteggi e menù ipocalorici sui blog Pro-Ana, siti di comunità virtuali di mutuo sostegno in cui ci si scambiano consigli per dimagrire con velocità, suggerimenti su come resistere alle abbuffate in agguato, e inni alla dea ANA, filosofia di vita di colei che sposta sul digiuno l’enorme vuoto affettivo in cui naviga.
La mancanza di vero nutrimento porta a cibarsi di “altro”, sostanze, dipendenze da comportamenti, persone.
L’anoressica si illude di risolvere l’estremo bisogno di amore negandosi l’amore: affamata di amore, ella vi rinuncia. Non potendo avere la madre intera, finge con se stessa di poterne fare a meno, e simbolicamente impedisce che il mondo e la vita entrino dentro di sé. Solitudine e isolamento, espressione triste accompagnano l’anoressia. Unica compagna l’amata e odiata bilancia.
Minuchin sostiene, in un’ottica sistemica del fenomeno, che la ragazza diventa l’accentratrice dei conflitti irrisolti nel cerchio familiare. Con il suo sintomo essa “salva” la famiglia da sfasci maggiori, diventa agnello sacrificale per ottenere cambiamenti nel comportamento di tutti i membri. E spesso riesce a attirare attenzioni, a mettere in moto sentimenti, a rinsaldare unioni che stavano vacillando. Lungi dal volere sostenere teorie colpevolizzanti che scaricano solo sui genitori le responsabilità, occorre fare una riflessione più ampia. Se l’1% delle adolescenti incontra un disturbo della condotta alimentare, non tutte poi continuano questa strada in salita e sviluppano la malattia vera e propria. Alcune rientrano nei canoni, sfiorano appena il tunnel ma poi ritornano indietro, fortunatamente. E tornano ad avere un rapporto sereno e funzionale col cibo, restando solo un brutto ricordo il periodo di fissa in cui non mangiavano. Per altre invece il percorso diventa estremo, sono necessari ricoveri e terapie intensive.
In un’epoca incerta e dai valori in rapido mutamento, il disagio può prendere la via di una dipendenza. Nessuno è escluso, nessuno si senta immune. Si cerca un appoggio per funzionare, per aggiustare, per comunicare la propria sofferenza. Che sia il cibo, il gioco d’azzardo, una sostanza, non importa il linguaggio che si sceglie per manifestare il dolore. E’ sul dolore che si deve riflettere. Chiudere gli occhi e pensare che a noi non accadrà è negare il problema.

Paradossalmente il grido di aiuto e di dolore dell’anoressica rimette in moto l’amore tra i membri della famiglia, essa con il suo sintomo inconsciamente smuove vecchi rancori, obbliga la famiglia a porsi dei quesiti, a dialogare, a riunirsi. L’anoressica diventa una paladina dell’intero sistema, porta alla luce antiche ferite dell’intera famiglia. Che ne esce in alcuni casi rinsaldata.Criteri diagnostici secondo il DSM-IV Manuale statistico delle malattie mentali

Criteri diagnostici per l’Anoressia Nervosa secondo il DSM IV

A. Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per l’età e la statura (per es. perdita di peso che porta a mantenere il peso corporeo al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto, oppure incapacità di raggiungere il peso previsto durante il periodo della crescita in altezza, con la conseguenza che il peso rimane al di sotto dell’85% rispetto a quanto previsto).B. Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.

C. Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità della attuale condizione di sottopeso.

D. Nelle femmine dopo il menarca, amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi. (Una donna viene considerata amenorroica se i suoi cicli si manifestano solo a seguito di somministrazione di ormoni, per es. estrogeni.)

Può essere con o senza abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi):

Con Restrizioni: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto non ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

Con Abbuffate/Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Anoressia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente abbuffate o condotte di eliminazione (per es. vomito autoindotto, uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi).

Ameya Gabriella Canovi

62 commenti su “ANORESSIA: DIPENDENZA DAL PERDERE PESO”

  1. Volevo ringraziarti. Come sempre affronti anche ramificazioni così estreme del più ampio tema delle dipendenze affettive in modo scardinante rispetto a superficiali interpretazioni diffuse. Evidenziare che le persone portatrici di questi disturbi altro non fanno, in estrema sintesi, che prendere su di sè un carico emotivo schiacciante che nessun’altro in famiglia vuole affrontare, e che anzi la famiglia fa di tutto per tenere celato, ignorato e sommerso, significa restituire loro la dignità di persone in fondo estremamente generose, anche se tale generosità risulta essere una modalità indotta da messaggi inconsci dei famigliari e quindi spesso subita, come risultante di potenti condizionamenti. Mi sembra questa un’ottica corretta che dichiara onestamente la radice del problema, rendendolo più trasparente. Grazie.
    Un abbraccio colmo di affetto.

  2. @grazie Grammidi Stelle… resto colpita da quanto questi pensieri siano forti. Si può cambiare idea! E’ un ‘idea. il peso il cibo il grasso sono idee fobiche…si può cambiare idea, piano, ma si può!

  3. Quando l’ossessione si impadronisce della tua mente,diventi un burattino nelle mani dell’anoressia.. e più le si lascia spazio e più lei ti allontana dalla relatà,dalle persone che ami,dalla VITA.
    Ti lasci letteralmente morire,giorno dopo giorno..Assisti ad una lenta autodistruzione,non riesci a modificare quei comportamenti perchè i sensi di colpa che ti colpiscono subito dopo,sono talmente forti da impedirti di respirare..
    é così facile cadere in un disturbo alimentare ma non è così semplice uscirne..

    Fare del male a se stesse. ok. ma fino a che punto?

    Un abbraccio

  4. Si, senza dubbio è una malattia ossessiva.. il pensiero bene o male ricade lì sempre e comunque. E’ una dipendenza, come può essere la dose per un drogato.. anche lui ricade nell’ossessività..
    Io non calcolo kcal, non peso, non mi peso, ma ora sono ossessiva nel pensiero del cibo, ovvero.. "mangio o non mangio?" perchè razionalmente so che dovrei farlo, sò quale sarebbe la cosa giusta da fare, ma la pancia vira in un’altra direzione. Che poi l’ossessione sul cibo si riflette anche e soprattutto in altri contesti, in ambito affettivo, nell’ambito del lavoro o dello studio, nella vita ti tutti i giorni.. Leggo anch’io molti blog con calcoli, elenchi e pesi vari.. e rivedo molto la me di qualche tempo fa.. solo che credo che quando si conosce bene la propria malattia, le dinamiche interiori e si cronicizza, certe cose decadono.. Questo per quanto riguarda la mia esperienza, forse per altre ragazze non funziona e non ha funzionato così..
    Grazie per aver scritto questo post.. 🙂
    Con affetto..

  5. bellissimo quest’articolo…concordo e mi ritrovo in molte cose…all’inizio la ricerca della magrezza assoluta può essere un tentativo di essere più bella, piacere di più; ma presto tutto ciò passa in secondo, anzi ultimo piano…io cercavo un corpo sempre più magro, inesistente, e godevo a vedere l’ago della bilancia scendere sotto i 45 kg, poi sotto i 40 , poi sotto i 35 perchè era un modo di attirare l’attenzione, al di fuori della mia famiglia, per far vedere che non era tt perfetto come sembrava, che io in realtà soffrivo terribilmente. Era un grido d’aiuto e più mi dicevano che facevo impressione più ero felice..è una droga…a me è servito un ricovero, tantissima forza di volontà, la mia fede, e il mio ottimismo nel continuare cmq a sperare in un futuro migliore anche se non riuscivo a vederlo…e ancora adesso qnd c’è qualcosa che mi fa stare male, la mia tentazione è renderlo evidente perdendo peso, per fortuna ormai riesco a controllare questi pensieri malati…ho sofferto troppo e non voglio ricaderci

  6. @Grazie PIccola..la tua testimonianza è molto sincera..e forse parli così perché sei sulla via della ‘guarigione’…io faccio il tifo per te!

  7. Che dire..? Mi sembra proprio il percorso esatto che si intraprende…calcoli, numeri, bilancia…ancor prima di svegliarti li hai nella mente e con questi stessi pensieri ti addormenti.
    Riferendomi a me e alla mia esperienza posso dire che però non mi trovo perfettamente d’accordo su alcuni tratti: la rinuncia della madre, la famiglia in un determinato modo…
    C’è quella fame d’amore, la finzione di poterne fare a meno, il chiudermi in me stessa..ma non reggerei mai (o forse sarebbe meglio dire non reggerei più, dopo tre anni di isolamento) la solitudine, lo stare senza uscire, senza esplorare il mondo, il non vedere i miei amici.
    Mi rendo conto che da qualche tempo a questa parte le cose per me sono cambiate: prima la mancanza di ciclo era un "traguardo", ora è un’angoscia…una paura di poter rimanere sterile in futuro, la paura che qualcosa possa andare come non dovrebbe. Ci tengo a sottolineare quel "Non importa" perchè non è proprio così…il fatto è che non ci si rende conto delle cose, è che la malattia ti trascina e ti fa credere che sia giusto così. Quel "non importa" poi, nella fase in cui si inizia ad essere consapevoli della malattia, diventa un elemento in più di angoscia…un sapere che così non va bene ma un non riuscire ugualmente a fare diversamente. Il fatto di percepirsi sempre troppo grasse cambia, la visione dal troppo grasse al troppo magre si alterna e snerva in entrambe le situazioni la persona.
    Quello che so e che ho passato personalmente è che l’anoressia ha tante fasi che passano tutte talmente in fretta da non rendersene conto e, una volta passate, ci si chiede come si faceva a fare determinate cose in quel determinato momento…non so, non so spiegare cosa si prova.
    Una cosa è certa: penso che chiunque si ritrovi in questo tunnel non lo faccia per proprio volere ma per cause maggiori che lo portano inconsapevolmente a ritrovarsi in qualcosa più grande di se stesso…il problema poi è che quando una persona se ne accorge è ormai troppo tardi per tornare indietro solo con le proprie forze..

  8. Cara Amelia , mi complimento con te per le interessanti tematiche che sempre affronti . Ho atteso qualche mese prima di scriverti queste cose perchè solitamente osservo prima di esprimermi e devo dire che il tuo blog non mi ha mai delusa , ho sempre letto e riflettuto sulle tematiche che hai proposto , le quali sono tutte , nessuna esclusa, di assoluta attualità . Mi permetto quindi di linkare il tuo blog al mio , se la cosa ti desse in qualche modo fastidio , fammelo sapere che provvedo a rimediare .
    Non mi esprimo sulla anoressia , perchè la mia migliore amica lo è stata per 10 anni , è alta 1,70 ed era diventata 38 kg . Son due anni che sta cercando di recuperare , è una ragazza molto forte e ce la farà , anche se bisogna comunque sempre starle vicino , mai abbandonarla nella solitudine . siamo un gruppo di donne infatti che non la lasciamo mai , ma ce la sta facendo , anche se la strada per la guarigione è lunga , faticosa , impervia …ma il gioco vale la candela. Grazie ancora per gli spunti che ci dai .

    ti auguro un sereno fine settimana .

    Linda

  9. ci sono cose che non condivido nella maniera piu’assoluta.
    e trovo banale soffermarsi sui (secondo molti) fattori scatenanti di tali disturbi…
    la famiglia,la madre,la moda,fattori socio culturali…..(??)
    ahahhaha ma andiamo,se solo questi scrittori -studiosi la smettessero di filosofare cosi tanto su queste malattie,allora il vero senso e le reali cause interiori verrebbero a galla da sole,senza trovare escamotage.
    saluti. 

  10. @AMan il crogoilarsi c’è eccome. Basta che segui un avatar di una ana, poi da lì visiti tutti gli altri blog. C’è questo sottofondo drammatico, questo senso tragico della vita, un infelicità insoddisfazione disperazione che si palpano…vite devastate , malate a 15 anni…se non si è felici a 15 anni quando lo si potrà essere? Invece alcune sembrano anziane, il colorito opaco, i denti devastati dal vomiito…ragazze che rinunciano alla gioventù e alla bellezza, vestali di ana che risucchia loro tutta la vitalità E’ il contrario di Dorian Gray, che fece il patto per restare giovane. Qui si votano alla malattia, alla vecchiaia precoce, alla bruttezza, e come dici tu alla MORTifcazione… ma è così comodo per qualcuno no? Diamo la playstation ai bambini, l’anoressia alle adolescenti e l’alcol ai ragazzi maschi. Costruiamo una società di amebe non pensanti, devastati , ossessivi e maniacali. I pochi che si tirnao fuori da questo film dell’ìorrore saranno gli Highlander del futuro..speriamo che siano di un clan sano, se no l’umanità si estingue. Le anoressiche non hanno nemmeno il ciclo per riprodursi e alcune sono terrorizzate dal grasso per nutrire i figli, le donne in età mature anoressiche, non allattano per non dover mangiare.  Altre culture prendereanno il sopravvento. La razza non so se ce la farà in un’ottica evoluzionistica a sopravvivere. Per tua informazione in Africa il fenomeno di alcol e anoressia sta dilagando nelle città ‘moderne’…riflettiamoci su.

  11. @Grazie Fior della tua testimonianza, so che i discorsi di ch inon è ‘dentro’ sono generalizzazioni goffe e pressapochiste…ci credo che si passino fasi, e che solo chi prova questo inferno può conoscere. L’ossessione per il  conteggio delle calorie si inferisce dai numerosi blog in rete. Sfiora la maniacalità, la pornografia, non si parla di altro che calorie, digiuno, calorie digiuno, pedita di peso, calorie digiuno vomito, calorie infelicità, digiuno…non ti sembra una malattia ossessiva? Tanto come quelli che parlano solo di sesso? e postano solo donne nude?

  12. Ameya wrote:
    > io non credo che le anoressiche […] vogliano affrontare ail problema e guarire.

    !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Ho un’intuizione che il buonismo pietista, sia con loro, sia del tutto controproducente. Si ritorna ancora a spartanità, Gurdjieff, società rudi nelle quali l’anoressia e’ marginale… . Cara mia ana, mo’ ti mando 6 mesi in Ciad, in Darfur, nelle favelas di Ciudad de el Mexico a vedere la vita, a viverla e poi vedi come ti passa la tua anafame.

  13. Anche ciò che scrive Umberto Longoni è più che sensato. Sopra io facevo il riferimento al tabù del(l’ aggressività) maschile (parlo da maschio… 🙂 ma c’è pure il tabù del femminile. Una sorta di uniformazione entropica dei generi, l’egualitarismo, il consumismo, il politico-correttismo non amano differenze, specificità e omologano all’informe. Ominicchi mezze femmine e donnette mezzi maschiacci… Mah.
    Lo scrivo sempre che gli stilisti maschi omosessuali projettano la misoginia dovuta alla madre castratrice mortificando (attenzione al termine, è appropriato!) le donne. Mi fa piacere leggerlo scritto anche da altre persone “addette ai lavori”.

  14. Anche ciò che scrive Umberto Longoni è più che sensato. Sopra io facevo il riferimento al tabù del(l’ aggressività) maschile (parlo da maschio… 🙂 ma c’è pure il tabù del femminile. Una sorta di uniformazione entropica dei generi, l’egualitarismo, il consumismo, il politico-correttismo non amano differenze, specificità e omologano all’informe. Ominicchi mezze femmine e donnette mezzi maschiacci… Mah.
    Lo scrivo sempre che gli stilisti maschi omosessuali projettano la misoginia dovuta alla madre castratrice mortificando (attenzione al termine, è appropriato!) le donne. Mi fa piacere leggerlo scritto anche da altre persone “addette ai lavori”.

  15. Ciao Ameya.. secondo me dipende dal livello della malattia.. mi spiego meglio.. secondo me si arriva ad un certo punto che i calcoli di calorie, di kg, l’ossessione della bilancia sparisce.. dico questo perchè io alterno periodi anoressici a periodi bulimici.. e mentre prima tenevo il conto di tutte le calorie ingerite, selezionavo i cibi "proibiti " da quelli ok, mi pesavo ripetutamente più volte al giorno, adesso non faccio niente di tutto questo.. ma la restrizione c’è, ma anzi..
    Credo che sia un discorso mentale diverso..
    Poi non so.. forse perchè non sono un’anoressica "standard" o una bulimica "standard"..
    Con affetto..

  16. Incollo un commento da Facebook di un amico sociologo
    Umberto Longoni:

    Ciao Ameya, ho letto il tuo bel post  sull’anoressia e concordo con tutto  ciò che hai scritto. Tuttavia é difficile un commento su un argomento così vasto di cui tu hai toccato soltanto alcuni aspetti ( d’altra parte non potevi scrivere un trattato…) , ma in realtà sono infiniti.
    Sottolinerei, casomai, oltre tutto ciò che hai detto, anche l’influenza preponderante della società, dei mass-media e soprattutto della moda che ha sposato essenzialmente due tendenze: a) Il bisogno della donna di essere valutata alla pari con l’uomo, anche nel mondo del lavoro, e quindi la necessità di una forma corporea asessuata e quasi maschile ( negazione della femminilità).
    b) La propensione di molti stilisti ad immaginare una donna androgina e a proporla in tal modo nelle loro sfilate e poi sulle copertine dei giornali.
    Un altro fenomeno che fa riflettere é l’attuale preoccupante estensione dell’ncidenza dell’anoressia in una fascia d’età una volta inconsueta, ovvero nelle donne negli "anta". Non é raro, infatti, che oggi l’anoressia esordisca in donne quarantenni o cinquantenni. Anche tutto ciò ha a che vedere con i cambiamenti sociali e con il bisogno di proporre un corpo adolescenziale, addirittura infantile, scattante, magro e…quasi eternamente giovane

  17. @Nena io non credo che le anoressiche, anche se la catalogazzioni sono orribili definiamo così le ragazze con questo problema,vogliano affrontare ail problema e guarire. Diventa l’unico vestito da indossare, quello dell’anoressia. E non ci si vuole più separare, se non dopo tortuose e dolorose vicende. Ma prima di arrivare lì c’è e ci sarà una lunga storia d’amore tra la ragazza e Ana. Una favola maligna, autolesionista, punitiva verso se stesse, incapaci di vedersi come degne d’amore. non sono le cosce tonde il problema, è l’incapacità di voler bene a se stesse, a accettarsi per ciò che si è, E’ il mancato sviluppo di una buona relazione col sé il dramma vero. Il cibo, la magrezza è solo una delle tante espressioni di questo mancato amore per sé, uguale all’attaccarsi a una persona evitante. Ho invitato moltessime ragazze qui a dare un opinione. Non hanno , non vogliono opinare. Sono in prigione nel conteggio delle calorie, imprigionate nel lamento di quanto sono infelici. Il resto non esiste. Come un alcolista che si attacca al bicchiere al mattino, si attaccano alla loro ossessione e da lì non si spostano, sono irraggiungibili, non ci sono. sono altrove, come ogni persona vittima di una dipendenza.

  18.  Ho trovato assolutamente interessante questo post, oltre che condividerlo appieno. Credo che, tra l’altro, la bulimia sia molto più diffusa che l’anoressia e credo anche, così per esperienze personali, che molte ragazze diventino bulimiche perchè non riescono ad essere anoressiche e, soprattutto, perchè il cibo dà loro un appagamento psicologico di cui però, poi, si pentono e dunque si svuotano vomitando. Sarebbe interessante che il prossimo post parlasse di questo e delle varie differenze/affinità tra le due malattie.
    Però, per quanto io sia d’accordo con tutto quello che hai scritto, penso che le ragazze anoressiche sappiano perfettamente quale sia il loro male eppure questo non le ferma, così come il fumatore non smette di fumare e il drogato di drogarsi.
    Una volta chiarito il problema, però, forse bisognerebbe cercare di risolverlo… per quanto difficile o, forse, persino impossibile.

    A presto =)

    NenaT.

  19. Intendevo che, appunto, il ragionamento dicotomico non funziona, però non possiamo osservare, scientificamente, ciò che succede in altre società/culture e capire come, se e quanto è presente in esse l’anoressia.

    Peraltro, in studi epidemmiologici su asma ed allergie, è stato osservato come i bambini rom, che vivono in contesti urbani come i bambini gagi (e ciò esclude dipendenza di tali patologie dall’inquinamento ambientale) sono quasi esenti da allergie ed asma. Ciò dimostra come una delle altre fobie securitarie che sono tanto di moda ovvero la sterilizzazione delle case e l’avvelenamento chimico battericida che ne consegue (cfr. il problema dell’abuso dei detervisi presidi sanitari nella "pulizia" degli ambienti domestici) e che scombussola il sistema immunitario dei piccoli, è conseguenza di una società impazzita (userei un’espressione più colorita) che sfugge la morte/malattia e con essa ilsuo duale vita/salute.
    Non mi sembra così lontano dalla faccenda dell’anoressia.

  20. In Bhagwan, il Dio cha fallì, di Hugh Milne appresi che lo zio si interessò molto all”opera, azione e pensiero di Gurdjieff che studiò e apologizzò una filosofia per il superamento di limiti e condizionamento.
    Mah, scrivendo, mi sono perso, sul perché di questa osservazione, sicuramente concernente i rapporti tra l’ambiente patogeno attuale e le disfuzioni che esso genera.
    In ogni caso, ameya,  è vero che la psicologia debba, come tutto, osservare la realtà ma è anche vero che tale osservazione deve essere completa.
    Ah, ecco… Gurdjieff e il mio riferimento alle società "spartane" nelle quali l’anoressia non esiste se in modo del tutto marginale…

  21. Bligh ho cercato in rete, l’autrice a cui si riferisce il blog da te citato è questa. Interessante punto di vista.
    GRAZIE della segnalazione

  22. @AMan il pensiero dicotomico in psicologia non funziona, o così o cosà..non è compito della psicologia, ripeto, dire come dovrebbe essere per esseremeglio. Il compito quiè osservare comm’è e comprenderne le cause che sono per ognuno e sociali e condivisie, e personali e soggettive. Altro non so..ma proprio non so.

  23. eh a woman a man ha ragionissima.
    ed aggiungerei:
    è vietato sbagliare che equivale a cadere dalla bicicletta i cui danni sono forse maggiori quando sei grande ed hai preso dimestichezza con la bici e non prima che vai piano ed hai paura.

    è questa la cosa più grave: i genitori ti proteggono dagli errori perchè li vivono come errori propri e almeno per la mia esperienza in cui per i miei genitori ero una perfetta estranea buona da chiamare puttana e troia o fallita… ecco fallita… sono pronti a vedere ogni errore come un fallimento.

    bisogna essere perfetti e non sbagliare mai. non è forse illusione velleitaria che continua a spostare l’obiettivo manco fosse la fine di un arcobaleno delle anoressiche? La mancanza di una madre e il desiderio di sentire l’approvazione di essere stimate, di avere attenzioni se alla lunga i nostri sacrifici non bastano.

    io perfortuna sono immune dall’anoressia in quanto amo cucinare e mangiare. ma conosco bene il problema.

  24. > Nella società capitalistica, e noi lo siamo, la famiglia è quella nucleare

    Se questa è lo stato attuale della realtà, non ciò significa che dobbiamo subirci questa famiglia_nucleare come condannna imperitura? Quanto modelli esistono nelle culture del mondo? Anche qui, noto che le comuni sono altri strumenti di tortura >;)
    ci sono altre esperienze, come la coresidenza elettiva (cohousing) ad esempio oltre alla famiglia patriarcale che era rurale e apparteneva al passato.
    Non c’è solo la famiglia nucleare ed essa non è un feticcio.

    > Perciò le famiglie allargate ora CI SONO, ma si possono chiamare figure di attaccamento i mariti e i compagni nuovi della mamma?

    Ora non si può paragonare un ottima madre della sacra famiglia del mulino bianco con una terribile ed arcigna matrigna nuova compagna del papà o uno splendido, amorevole vicepadre con un padre anafettivo assente e workaholico-carrierista.
    Non è così che si procede.
    Piuttosto, siamo così sicuri che, statisticamente, queste famiglie nucleari ristrette (non allargate) siano tutto ‘sto ben di dio?

    > Invece li molliamo a due anni a cercare INDIPENDENZA, poi li soffochiamo, li rendiamo insicuri per altri versi.

    Questo non ha nulla a che fare con la configurazione del nido.
    Tant’è che ciò succede in tutte le famiglie canoniche nucleari nei quali si programma un pupo e poi a 6 mesi si programma di mollarlo in asilo nido.
    E ciò è MOLTO frequente.
    E ciò avviene in molte famiglie nucleari.
    Non è una questione di nuclearità o non nuclearità, non mi pare.

    > Ma sappiamo dare sicurezze alle nostre adolescenti?
    La sicurezza come si acquisisce?
    Affrontando la vita.
    Come fa un bambino a diventare sicuro in bicicletta?
    Va in bici, fa i suoi capitomboli, si sbuccia le ginocchia e pure il palmo della mano, affronta la vita, la paura, la vince, cresce, evolve, impara a stare sulla bici con sicurezza e padronanza.
    Non c’è alcun modo generico e generale di dare sicurezza. Puoi garantire buone condizioni ma poi… l’uccellino deve imparare a volare con le sue ali e uscire dal nido.
    Molti e di queste patologie derivano da una società fobica, securitaria che ha reso tabù
    o – il rischio
    o – l’audacia
    o – l’esperienza diretta
    o – il contatto integrale con la natura
    o – l’audacia
    o – la lotta, l’aggressività del maschile
    o – il corpo sano ed esercitato
    o – la fatica
    o – il selvatico
    o – …
    Non c’è alcun modo di dare la sicurezza ad un bimbo di andare in bici se non lasciandolo imparare ad andare in bici.

    Personalmente e per quanto ho osservato e letto ritengo la famiglia nuclerare asfissiante, chiusa, limitante, desocializzante, bamboccionizzante e, leggo qui, anche anoressizzante.

    Le osservazioni sui bambini che vivono in famiglie allargate portano attenzione su alcuni disagi.
    Ma da questo punto di vista, allora, dovremmo condannare anche le famiglie itineranti, le famiglie nomadi, le famiglie di artisti…
    Parlo con cognizione di causa e osservo che questi disagi (che ho talvolta osservato come papaà separato) avvengono anche in famiglie nucleari.
    Ora non ho le referenze, in rete di quell’articolo, ma in società "rudi" (spartane di fatto) l’anoressia non esiste o ha incidenze del tutto marginali.
    Possibile escludere che sia proprio la combinazione famiglia nucleare patologizzane + società securitaria bamboccionogena ad essere causa di molti problemi, anoressia inclusa?

     

  25. Sì lo capisco tutto quello che a socità ci guadagna…Ma sono anche convinta che quando si ha un’ossessione così forte..ogni ora..ogni minuto ogni secondo..non è facile cambiare..non è così facile come indossare un vestito diverso…Dall’anoressia non si guarisce dalla sera alla mattina… Mi rendo sempre più conto che è una malattia stupida vista da fuori,che ci sono persone che stanno peggio,che ci sono bambini che muoino per mangiare…e qui in noi ragazze anoressiche interviene il senso di colpa..ti senti in colpa per non essere come tutti,per non sedersi a tavola e parlare serenamente invece di fissare quel piatto e sperare che i tuoi genitori non ti vedono quando dai il cibo al cane…. Va bè io ti volevo lasciare una piccola parte della "mente" di un anoressica… Spero sia utile a tante ragazze che si stanno incamminando per questa strada..è solo una strada di dolore… Ti abbraccio…

  26. su questo blog spiegano piuttosto bene la sindrome di biancaneve: http://3l3n4.atuttonet.it/blog/lanoressia-e-biancaneve-263.html Per quanto riguarda il discorso della madre…mia mamma ha sempre cercato di rendermi indipendente ed io non sono mai stata in competizione con lei, cosa che di solito accade nelle ragazze…non credo che questa figura influisca poi così tanto su questi problemi, anzi di solito le madri sono le prime ad accorgersi di quello che sta succedendo….anche il concetto dell’ attirare l’ attenzione e salvare la famiglia che si sta sfasciando non mi convince molto, ovviamente io parlo di quella che è ed è stata la mia esperienza!!

  27. su questo blog spiegano piuttosto bene la sindrome di biancaneve: http://3l3n4.atuttonet.it/blog/lanoressia-e-biancaneve-263.html Per quanto riguarda il discorso della madre…mia mamma ha sempre cercato di rendermi indipendente ed io non sono mai stata in competizione con lei, cosa che di solito accade nelle ragazze…non credo che questa figura influisca poi così tanto su questi problemi, anzi di solito le madri sono le prime ad accorgersi di quello che sta succedendo….anche il concetto dell’ attirare l’ attenzione e salvare la famiglia che si sta sfasciando non mi convince molto, ovviamente io parlo di quella che è ed è stata la mia esperienza!!

  28. @Miss invece la sfida è proprio smettere di voler essere ciò che non si è e scegliere di essere solo e soltanto se stesse, tonde, quadre e a palini! La sfida è amarse se stesse, nemmeno se diventi 25 kili ti amerai, anzi avrai solo il corpo di un vecchia rinsecchita a 20 anni, con barba e colorito giallo, l’opposto della bellezza e del piacere, il sorriso gioioso non ha kili, è leggero, conquista il mondo! a meno che si voglia solo il contrario, essere spente e infelici, delle mummie viventi..pensa che è solo questione di cambiare idea, di cambiare visione della vita. Per poter fare questo bisogna rinunciare alla visone di sé della derelitta, sofferente e sempre triste…accettare di essere ‘normali’ per chi ha una dipendenza, una qualsiasi , è la cosa più difficile. Ricordati che alla società conviene che le donne non si accettino per come sono. capisci il suo guadagno?

  29. Non potrò mai accettare me stessa così come sono….sono conivinta che di anoressia non si guarisce mai (intendo mentalmente…una ragazza puo’ battere l’ossessione,ma non potrà mai battere il ricordo ….