IL DIPENDENTE AFFETTIVO NON SA, NON VUOLE, PRENDERSI RESPONSABILITA’

aua mellu

Nel corso dello sviluppo il bambino passa da una condizione di estrema dipendenza dai genitori, dalle figure accudenti, per via via acquistare autonomia, capacità di fare da sé, prendere decisioni, rispondere delle proprie azioni.
Il dipendente affettivo non apprende a fare per sé. Resta ancorato a un modello di comportamento in cui sono gli altri a fare per lui. E ai comportamenti corrispondono cognizioni a sostegno. Il sistema di credenze del dipendente affettivo si basa sulla convinzione che siano gli altri a doversi occupare della propria vita. Egli si muove nel mondo come avesse affettivamente 3/5 anni. In molti campi gli è tutto dovuto. Ha diritto a corsie preferenziali, vuole trattamenti di favori, esige risarcimenti.

Spesso egli è convinto che siano gli altri a doversi occupare della sua vita. Egli si può permettere di non pagare, di essere scorretto. Se deve soldi, si può permettere di non restituirli, manda avanti altri nelle situazioni scomode.

Mette in atto schemi tali da evitare sempre di affrontare i problemi. Non vuole mai stare scomodo. Se può, fa fare agli altri. Lascia conti in sospeso, non paga, si fa dare soldi da altri, manda altri a pagare per se stesso, non sa gestire la sua casa, non vuole fare sforzi, né fisici, né emotivi.

Ha sempre scuse per schivare le responsabilità . Si lagna, fa la vittima, si piange addosso. È la persona più infelice del mondo, sempre con la faccia triste, l’espressione spenta, manca di energia vitale. Può portare le spalle curve, l’aspetto è in qualche modo cadente, le spalle spioventi, gli occhi spenti, tristi, come se chiedessero aiuto, la pelle pallida. E sovente invade, credendo di poter telefonare a qualsiasi ora, chiede favori, non sa rispettare i confini, sembra non rendersi conto di quanto può essere fastidioso. Non rispetta l’altro, sa solo pretendere. Si professa tanto sensibile, ma tale sensibilità riguarda soltanto i propri bisogni che vanno soddisfatti subito. Non sa sostenere né sostare nella frustrazione. Non tollera il no. Nelle relazioni NON dà.
Succhia. Vampirizza. Tuttavia sostiene di essere tanto buono e di dare tanto.

Alcuni dipendenti affettivi dicono di non chiedere mai. È vero. Prendono. Pretendono. Se non a parole, implicitamente. Vittime sacrificali, hanno sempre un’aria da martiri. In realtà, martirizzano.

Il dipendente affettivo non sa essere felice da solo. Deve sempre dipendere dall’esterno. La sua vita è costellata da SE.
Se non mi chiami, allora io sono infelice. Se non mi pulisci tu la casa, io non ci riesco. Se non mi fai da mangiare, non mangio. Se non mi cerchi quando voglio io, non mi vuoi bene, sei crudele, non ti interesso, non ti importa nulla di me ecc. Di questi SE molto sa il dipendente affettivo. E attua mille ricatti. Espliciti o impliciti.

ACCUDISCIMI
RISOLVIMI TU I MIEI PROBLEMI
AIUTAMI
FAMMI
DAMMI
VAI TU AL MIO POSTO
RISARCISCIMI
AMAMI

Se questo non accade sempre e comunque, nei tempi e nella quantità richiesta, il dipendente affettivo utilizza lamento, vittimismo, persecuzione, rimproveri, insulti. L’Altro è visto come una banca da utilizzare, e se non si presta, si trasforma in un mostro da colpevolizzare.

Chi ha a che fare con tale dinamica prova un grande risentimento, si sente prosciugare, sente una forte pulsione di fuga e rifiuto. Invece di amore, il tanto agognato amore, il dipendente affettivo raccoglie distanza.

 Ameya G. Canovi

46 commenti su “IL DIPENDENTE AFFETTIVO NON SA, NON VUOLE, PRENDERSI RESPONSABILITA’”

  1. Da lupo solitario sono diventato dipendente per matrimonio (non per amore).
    Ho continuato con questa dipendenza con la donna successiva, finché ha sopportato.
    Ora non voglio un legame fisso, sicuro. Voglio essere libero, frequentare chi voglio, andarci a letto se capita, o a vedere mostre (più facile).
    Non è facile trovare donne che la pensino allo stesso modo, così succede che creo illusioni e delusioni.
    Dicono sia mancanza di rispetto. Penso sia amore. Per me.
    O forse è una reazione eccessiva alla dipendenza…

  2. non ero così, ma mi sono ammalata e ci son diventata. il mio cruccio peggiore. il mio dolore più grande. pur essendo in terapia da 15 anni e aver frequentato anche gruppi Coda di recente, la mia vita si è spezzata e sono diventata nuovamente dipendente economicamente dai mie genitori. Me ne rendo conto dopo 5 anni che ciò accade ho perso il lavoro per due tre volte e questa è la situazione. Vorrei morire per non andare incontro al mio destino. Da ragazzina ho fatto di tutto per essere autonoma e in parte ci ero riuscita. ma poi mi sono ammalata e il lavoro perso mi ha dato il colpo di grazia. Non so se sarò più in grado di lavorare.

  3. è come morire ogni giorno, e come vivere per gli altri e quando ti ritrovi difronte una persona che ti amava alla follia e poi si accorge e ti accusa che gli stavi rovinando la vita al punto di farla impazzire e scappar via con un altro, dopo averti trattato male e minacciato perche, non volendo accettare un abbandono cosi drastico e rapido dopo sette anni di storia, solo per aver insistito qualche giorno be non ce lo meritiamo e saremo anche sbagliati ma mai ingrati vigliacchi senza alcuna pieta
    (ammetto con il cuore di aver reagito dando uno schiaffo alla mia ex -che mi ha ricambiato apertamente perchè erano giorni che ero gia un perfetto estraneo- sbagliato anzi sbagliatissimo, ma con lo stesso dolore dopo avergli chiesto anche scusa vi dico e non so chi mi crederà mai che in quel gesto non cera rabbia ne frustrazone ne pretese, solo la speranza che basti a coprire un ultimo invano tentativo di riavere la persona nella quale trovavi l unica ragione per vivere ma che era gia andata via…

  4. Tante volte nel creare i profili mi sembra ci sia un pizzico di sadismo che sinceramente non comprendo, se tutto cio’ che scrivi è vero, non capisco perchè tali persone si demonizzino invece di pensare che esse non vivono bene, se hanno la faccia spenta è perchè sono veramente infelici, infatti esse fanno fare agli altri perchè credono di non essere capaci, non perchè sono paracule, perchè poi tutto torna come un boomerang, invito tali persone a cercare di riconoscere eventuali problemi di poca autosufficienza e a fare di tutto per superarla, ben consapevole che non è facile ma che se qualcosa dentro di loro gli dirà di crederci, bè scopriranno cose che non credevano possibili, e soprattutto arrichiranno questo mondo.. E di non disperare mai perchè esiste gente pronta a volere un mondo migliore popolato da gente libera e civile

  5. Il problema a mio avviso risulta essere un altro..Amarsi rende necessariamente dipendenti gli uni dagli altri..Una persona che ama sente la necessità di trascorrere del tempo con l'amato, e questo non credo sia sinonimo di patologia..Diverso invece il caso in cui un soggetto non fa che riempirti d'attenzioni quasi per soffocarne l'intera esistenza per poi riempirti di colpevolizzazioni varie..dicendoti sempre..Tu non sei all'altezza di restiturmi tutto ciò che io faccio per me, nel modo in cui lo faccio e bla bla bla bla..Quasi fosse che l'amato l'avesse preteso..Quel che sto cercando di dire è molto semplice Amare non è un dovere, amare l'amato è semplicemente un piacere, ed il semplice dono di poter fare dono di noi dovrebbe renderci felici..Diversamente è solo un modo per creare riconoscenza, per poi colpevolizzare l'altro sempre troppo  incapace di sopperire alla perfezione d'ogni stessa esigenza..L'amore non è questo..Diversamente non si potrebbe amare così itensamente ciò che si reputa diverso..Eppure se un uomo accetta d'indossare un etichetta che non gli appartiene, per amore..di sentirsi chiamare ANIMALE..CAFONE…per amore…Se un uomo con il suo amore è stato capace di trasformare una donna..Allora significa che l'amore è capace di compiere miracoli straordinari senza pretesa alcuna…Ovviamente, esistono in momenti in cui si fatica a capirsi..poi giunge il momento delle scuse..Ma un amore se amore è..è per sempre..e non si può davvero pensare di non esserne dipendente…che è cosa ben diversa dal vampirizzare…Questo è solo ciò che la gente vede o si ostina a voler vedere..Nulla di più..

  6. Sono stata dipendente affettiva… e non solo… fino a qualche anno fa.La psicoterapia mi ha resa profondamente consapevole di ciò che ero, di ciò che sono e che desidero essere, perciò, spero di non fare la fine del poveretto capitato per sbaglio sul pulmino dei pazzi, con questo intervento.Io, da ex dipendente affettiva, non solo non mi riconosco in nessuna delle mostruosità che hai elencato… ma buona parte del lavoro del mio psicologo si è concentrato proprio sul fornirmi gli strumenti emotivi per potermi difendere da quel genere di parassiti che hai così meticolosamente descritto.Non sto dicendo che un dipendente affettivo non presenti almeno qualcuna di queste caratteristiche, ma credo che il tuo ritratto sia una caricatura estrema di una tipologia particolare di dipendente affettivo.Non siamo tutti così disperatamente uguali: esperienze diverse conducono in diverse direzioni e definiscono il disagio psicologico in modo unico e irripetibile da soggetto a soggetto.Ci sono persone che vivono i propri malesseri psicologici con estrema dignità, che interiorizzano la sofferenza fino a farla sfociare nell'isteria, pur di non arrecare disturbo al prossimo. Persone che si fanno carico dei problemi e dei doveri di tutti quelli che le circondano, pur di non perderne la benevolenza, e che proprio per questa loro debolezza caratteriale vengono sfruttate dai veri parassiti che dicono di amarle, finchè c'è ancora sangue da succhiare.Mi sembra una realtà psicologica e comportamentale diametralmente opposta a quella che descrivi in questo post, e che sembri proporre come l'unico quadro diagnostico possibile.Devo dedurre che il mio psicologo mi ha ingannata?Che ne è stato, allora, di tutte quelle cose e persone senza le quali credevo di non poter vivere?

  7. creo che chi soffre di dipendenza affettiva,non solo danneggia le persone che gli sono accanto ma anche se stesso prechè purtroppo non possiede le ali x volare da solo.

  8. Bambino timido…Non colpevolizza per carità..e neanche vampirizza..Solo cerca il modo di comunicare in un modo o nell'altro..La timidezza l'eccessivo pudore in realtà in costanza d'amore crea solo danni si sa…A lui piacciono le donne intraprendenti e sicure..Lei magari si sforza ci prova ad essere intraprendente come lui desidera..Non a caso nell'ultimo incontro in cui ad occhi bassi le disse:"Ho da fare..No, non ci vengo con te a bere qualcosa, mentre continuava a riversare la sua apparente attenzione verso il monitor del pc..Forse avrebbe desiderato che lei insistesse ancora..Ma anche no…"Conoscendolo è un discorso che va battuto in più riprese..Se insisti troppo al primo colpo comincia a gridare..Se poi sparisci e non ti fai più viva, allora lo fai decisamente incazzare…Ed allora non ti resta che rimanere lì impalata..e quando lui ti chiede di dirgli ciò che desideri da lui..Tu non puoi tergiversare..diciamo illuderti di sciogliere il gelo parlandogli di Kant oppure delle trasformazioni giuridiche..No davvero, questo lo farebbe incazzare ancor più..Si convincerebbe che l'hai cercato per una mera questione di lavoro, che ciò di cui volevi parlargli era solo una questione tua personale proiettata al raggiungimento d'un ben preciso obiettivo, che non s'identifica con il raggiungimento della sua persona..Un pò come quando decidevi di sciropparti 500 km per andarlo a guardare in faccia spendento un capitale, per sentirti dire..Ecco ce l'hai fatta finalmente ad arrivare con più di un'ora di ritardo..e poi, sarai mica venuta quì solo per ascoltare la musica che ti piace tanto e magari magari speravi pure di rivedere il mio amico di per certo ti piace più di me..Ed allora che potrai fare? Se gli dici:"Ti amo"..lui ascolta..ascolta, se ne compiace, però non c'è un seguito non s'aziona..istintivamente scappa…Poi però ritorna e ti chiede dimmi:"Che cosa vuoi da me?" C'è altro che senti di volermi dire?..Certo che pubblicamente mica lo puoi davverro acchiappare e baciare che se poi inizia a gridare la vedi la figura che ti fa fare dinanzi alle guardie..Però, però se non ci provi il vostro amore sarà un mero diverbio…L'ultima volta mi disse:"C'è altro?"..ed sono rimasta bloccata, più rimanevo zitta, più ricominciava ad incazzarsi e replicava:"Stai esagerando adesso vedi..capito?"E tu magari, sono mesi ed anni che aspetti quel momento, ti sacrifichi diligentemente, non esci con le amiche perchè preferisci continuare a leggere il suo libro a volte bizzarro ma comunque intrigante..Accetti anche l'idea che la tua famiglia continui a renderti la vita un inferno, accetti anche che la tua vita lavorativa sia ridotta un inferno, accetti anche di lavarti con l'acqua fredda e di mangiare solo quando hai veramente fame e di fare sacrifici su sacrifici per poi comunque sentirti dire:"Tu per me non hai fatto mai veramente niente"..Accetti tutto, meno, abituarti all'idea di poter rinunciare al sogno di vivere insieme un giorno o l'altro, che lui possa svegliarti e vederti e percepirti profondamente per quello che sei..Un'anima alla ricerca della sua anima gemella imprigionata dietro il velo delle apparenze..In questo oscuro costruire che non permette all'amore d'amare..Ove faremo l'amore, ove rincorreremo il tempo del bacio..Stadi scomparire, cinema chiusi e nascondersi nelle difese del capire…Ameya, grazie per avermi ascoltata e pubblicata anche se riscontrando un poco nesso logico tra il post è ciò che è frutto d'una mia esperienza personale…

  9. Cara Almeyda, ti leggo sempre perché c'è sempre qualcosa da imparare. Però, volevo dire che quello che tu scrivi in questo post può essere vero per molti ma non per tutti. Io, per esempio, mi riconosco a metà e soprattutto non è assolutamente vero che chi ha certe caratteristiche è di conseguenza un dipendente affettivo. Entrando nello specifico, la mia timidezza mi ha creato dei problemi, ed è vero che non faccio grandi sforzi emotivi, però non pretendo nulla, e non prendo nulla, so che la colpa è mia. Per me è difficile conquistare, infatti sono state quasi sempre conquistato (non mi vanto anzi, è solo per una questione di timidezza). Ma non sono viziato, e so stare bene con me stesso: leggo, viaggio, sento musica, adoro il cinema e comunque non sono un solitario. Delle volte mi sento incompreso, sono leggermente vittimista, come dici tu, perché mi piacerebbe essere più intraprendente, ma non scarico sugli altri (sulle altre) le cose da fare, non delego, non chiedo ad altri di risolvere i miei problemi. Certo mi piacerebbe che una donna si accorgesse di me, ma soprattutto non mi riconosco nel dipendente affettivo di cui tu parli pur avendo diverse caratteristiche da te citate.Ciao

  10. @28…interessante osservazione in chiave evoluzionistica ..l'ho pubblicato anche se off topic..ma ..non trovo la relazione col post… comunque grazie…

  11. Per quanto possa valere la mia opinione qui credo che la fonte di fraintendimento, proteste, velate tensioni tra tenutaria di blog e commentatori stia nella sottile differenza traservizio psicologico e blog tenuto da psicologa a proposito di un malessere molto diffuso e condiviso e sentito.Trattandosi appunto di un malessere molto sentito e diffuso, le persone che leggono sono molte e altrettante sono quelle che chiedono aiuto o una semplice attenzione.Se si trattasse di un servizio psicologico si riceverebbe un'attenzione più equamente distribuita, più distaccata, scevra da quella soggettività che invece il proprietario del blog esprime, scegliendo chi/cosa/quando e se commentare.Concordo con Ameya quando parla della consapevolezza come un elemento imprescindibile della salute psichica.Allora forse i commentatori dovrebbero essere consapevoli che, per quanto approfondito e di alta qualità nella forma e nei contenuti e tenuto da una studiosa affidabile, QUESTO E' SOLO UN BLOG.Quindi si può venire ignorati/snobbati/criticati come in qualunque altro blog.E' come se si entrasse a casa di qualcuno. Quel qualcuno detta le regole.Però capisco molto bene chi non si sente ascoltato.Lasciare un commento ed essere pubblicamente tacciati di delirio o confusione non è piacevole.E neppure essere ignorati quando si pongono questioni in modo corretto.Io non ho avuto esperienze di questo tipo in questo blog quindi parlo in modo distaccato e forse questo mi permette di comprendere le posizioni emerse dagli ultimi commenti.Consapevolezza da entrambe le parti e buona introspezione e ricerca del benessere a tuttiIrene 

  12. Leggendo si scoprono e s'imparano tante cose soprattutto sui costumi matrimoniali sulla poligamia e su ciò che ha spinto nelle varie culture l'uomo verso la poligamia, spesso  in costanza della considerazione dell'astinenza sessuale degli uomini richiesta dalla religione non solo durante la mestruazione, ma anche durante la gravidanza e persino durante il periodo d'allontanamento delle donne; e questo presso i selvaggi in genere dura dai 2 ai 4 anni..Nella Sierra Leone si considera delitto la volontà  del marito d'avere contatto sessuale con la moglie prima che il bambino possa camminare. Le donne in mestruazione  gravidanza o nel periodo d'allattamento vengono considerate da molti selvaggi, come impure e stregate. In combinazione col fatto che le donne dei selvaggi, trattate come animali da soma, invecchiano presto, e questo spinge ancor più l'uomo verso la poligamia.A 25 anni una donna per l'uomo selvaggio è già vecchia sterile e poco più tardi non di rado una strega.In complesso le donne selvagge cme le pellirosse sono meno feconde delle donne civilizzate, anche in seguito alla lunga astinenza sessuale determinata dal periodo d'allattamento da 2  a 4 anni..Nelle famiglie a truttura poligama non c'è sempre la gelosia e la rivalità delle donne. Nell'Africa equatoriale sono le donne che tendono di più alla poligamia e considerano avaro un uomo che non sia disposto a prendersi parecchie donne. Presso i selvaggi non esistono molte volte i concetti astratti dell'etica, del buono e del cattivo. Buono per loro è sinonimo di povero e di debole..In verità le donne in più che un uomo tiene sono le schiave e la sua potenza autorità sopprime la gelosia. Eppure c'è la gelosia tra le donne dei poligami : si possono perfino riscontrare suicidi di donne vecchie perpetrati per dolore, perchè l'uomo dà preferenza a delle nuove e giovani; quindi molte volte anche il bambino viene contemporaneamente ucciso dalla madre. Avvengono anche assassini con veleno, sempre a motivo di gelosia. Per prevenire la gelosia femminile, spesso il poligamo dà ad ogni donna una propria casa. Le scimmie più elevate e gli uomini più selvaggi sono monogami, non mostrano però differenze di rango e vivono in gruppi molto piccoli.Per i cinesi vi sono sette motivi che possono determinare la separazione:steriità, impudicizia, trascuratezza dei suoceri, loquacità, istinto di rubare, temperamento cattivo, malattie inseistenti, vizio del bere, spreco di denaro..La monogamia presso altri popoli è dettata solo dalla mancanza di denaro e quindi gli uomini finiscono per rifarsi di ciò mediante il cambio più frequente di donne.Con riguardo l'appetito sessuale, noi abbiamo l'abitudine di considerare gli animali con un certo disprezzo e di designare con una certa compiacenza come animalesco ciò che v'è di più basso nei nostri appetiti sessuali. Cn questo si commette ingiustizia verso gli animali.L'assenza del linguaggio nella vita degli animali ci rende complicato comprendere la loro vita psichica. I nostri ragionamenti Induttivi a questo riguardo sono quindi molto incerti non possiamo giudicare la vita psichica degli animali se non mediante l'osservazione dei loro atti..La psicologia della scimmia superiore si avvicina più alla nostra che a quella del cane, quest'ultima più a quella dell'uomo che a quella del coniglio..La biologia comparata degli animali ci offre fatti svariatissimi riguardo all'uomo con cui l'appetito sessuale si trasforma in amore.Mentre la femmina del ragno uccide il suo maschio per mangiarlo, al contrario vediamo certe coppie di scimmie e di pappagalli dar prova d'un tale attaccamento reciproco, che quando uno dei due congiunti muore, l'altro cade in una disperazione completa, cessa di mangiare e finisce per perire..Questa qualche psicologa potrebbe chiamarla patologia, oppure incapacità d'affrancarsi e di autoresponsabilizzarsi..Ed invece è solo AMORE…Nelle bambine osserviamo la miania d'adornarsi, di rendersi piacevoli, la civetteria sviluppa la gelosia dei ragazzi. L'amore che le bimbe hanno per le bambole e le cure che riversano sulle stesse è segno d'una sessualità precoce, riflesso d'un amore materno in embrione..Ai ragazzi invece piace fare i rodomonti i bellimbusti davanti alle ragazze, vantarsi della loro forza ed esercitarla in faccia alle stesse, ostentare un certo DISPREZZO per le bambole e per la CIVETTERIA delle bambine, atteggiandosi verso quest'ultime a mò di protettori..La gelosia sessuale esiste già da bambini..Vediamo ragazzi fare ogni sforzo per acquistare la simpatia la predilizione d'una bambina, e dar prova d'una vilenta gelosia quando si ha la mera percezione che qualche altro possa esser stato preferito.I ritratti delle belle donne, certe parti esposte del loro corpo o vestito femminile, provocano spesso nel ragazzo sentimenti esaltati, mentre la ragazza s'entusiasma per l'audacia, per certi doti del carattere ed in generale per il modo di comportarsi ma spesso anche per la bellezza del piccolo uomo in erba..Nell'uomo in genere l'appetito sessuale si spegne tra i 70 e gli 80 anni..La vedo dura!!!

  13. Buonasera Ameya. Ho letto questo tuo post e il ritratto che hai tracciato mi ha, purtroppo, ricordato molto una mia vicinissima e cara parente che ha rovinato e sta rovinando la vita di chi le sta vicino. Quanto mi hai fatto pensare…..Un abbraccio.Manuela

  14. @bene grazie del tuo pensiero, resto dell'idea che almeno il proprio blog sia una libertà su cosa, quanto e come dire :-), e a chi come, cosa e se rispondere. grazie dei suggerimenti comunque

  15. Come mai rispondi solo a me? E perché la vedi come una critica?Io ho detto che dopo aver spiegato un disturbo, bisogna anche andare avanti…è come se porti la gente in mezzo all'oceano e poi dici: arrangiatevi.Il mio era un pensiero, e non una critica. Non critico cosa scrivi, ma se esiste un problema, esiste una soluzione…Un sorriso e non andare sulla difensiva… Io non commento te, ma le cose che leggo. Non vado a simpatia, mai.Io sono interessata all'argomento, tanto che ti chiesi che differenza c'è tra dipendenza affettiva e Borderline (la conosco, ma i sintomi della dipendenza affettiva rientrano anche nel Borderline, e volevo sapere quando si tratta di una o dell'altra cosa), e tu mi hai risposto: complicato. Beh, allora che dire….non chiedo come volevo chiedere se di fronte a un dipendente vi è sempre un manipolatore affettivo. Non vedere critiche perché non esistono, non da parte mia. Sono una che esprime opinioni. Siamo liberi di esprimere opinioni. Non solo di dire grazie, grazie, quanto sono belli i post….i commenti sono fatti di opinioni o cultura o un mix di storie passate o presenti.Forse tra i tuoi commentatori (io non mi chiamo tale, perchè vengo raramente), esiste qualcuno che sa molto, quindi è bello confrontarsi a vicenda.Un sorriso e buon weekend, mi spiace che mi hai frainteso. 

    Nadia 

  16. @Nadia se non condividi o se pensi che l'argomento sia esaurito sei libera di non leggere più, te come tanti altri, questo è un blog speficico, dove è specificato di cosa si parla e dintorni, di post costruttivi e propositivi ce ne sono parecchi qui, come tanti parlano delle caratteristiche di una certa modalità affettiva. Nessuno è obbligato a leggere o a commentare qui, se non è gradito ci sono migliaia di blog. Finchè c'è la libertà di scrivere e ospitare chi si vuole, almeno qui!, io lo farò. Chi non ama l'arogmento ne può scegliere tanti altri. io continuo a ricevere lettere di ringraziamento. I commenti deliranti o offensivi, scelgo di non pubblicarli.

  17. Ero venuta a commentare quella frase:@Babi mi sembra che tu non abbia capito di cosa si parla quiNon serve essere laureati per sapere sulla dipendenza affettiva, e tantomeno, scusa se mi permetto, prendere una malattia come la vogliamo chiamare (sempre qualcosa di doloroso e sconfiggere con coraggio 🙂 ) per una colpa.Babi70 non è stata trattata con il dovuto rispetto, e dalla tua frase, Ameya, sembra che prendi i commentatori per scemi.Concordo in molto di ciò che dice Babi70 e anche "Giuli", che ha detto le cose come stanno. Volevo commentare perché nessuno si faceva avanti ma per fortuna esistono persone che sanno dirti le cose, perché tu sarai anche una psicologa, ma un essere umano come noi.E io ti prendo alla pari, come se commentassi in un altro blog…E devo dare ragione a entrambe le  commentatrici: qui si parla sempre di cosa fanno questi benedetti dipendenti, e mi sembra che l'argomento ormai sia esaurito, lo hai girato e rigirato.E quando arriva la fase 2? Esiste, non si rimane fermi a parlare solo del lato negativo. Lo sai che un dipendente affettivo ha anche bei lati? :)Ormai sappiamo tutti cosa é la dipendenza affettiva, basta leggere in Internet, o leggere Donne che amano troppo o altri mille libri.Un blog che tratta di psicologia è un impegno grosso. Non si può aprire gli occhi alle persone e poi dire: vai a farti curare.Anche io posto su argomenti e disturbi, perché ho a che fare con certe persone, ma se esiste speranza almeno lo scrivo, perché la speranza, è il motore della vita.Un sorriso, non vederla come critica, ma come mia opinione personale.CiaoNadia

  18. Ciao Ameya,anche io ti stimo molto, leggo spesso il tuo blog e soprattutto lo segnalo a chi, secondo me, potrebbe essere in fase di negazione.Eppure anche io ho avuto la stessa impressione che ha riportato Babi70, concordo con lei in tutto quello che ha scritto.Penso anche che la tua reazione "mi sembra che tu non abbia capito di cosa si parla qui" sia un po' ingenerosa verso chi ha espresso con pacatezza e sincerità un parere.Magari c'è qualcosa su cui puoi riflettere in queste impressioni che ti stiamo riportando, senza doverle per forza condividere.Nel mio cammino di dipendente affettiva ho notato una cosa: per procedere e migliorare nel mio percorso ho dovuto lavorare sul giudizio negativo che davo a me stessa per essere dipendente. Non so se sono riuscita a spiegare. Mi sentivo in colpa per essere dipendente e per tutti quei comportamenti che spesso tu descrivi. Per stare meglio bisogna accettare di essere "malati" e non farsene troppo una colpa, perdonarsi per gli errori e andare oltre.I tuoi post possono produrre proprio l'effetto opposto, soprattutto se qualcuno è all'inizio del percorso e, come è ovvio, continua a sbagliare. E' importante avere fiducia nel fatto che anche se si fanno errori, continuando a lavorare su se stessi si può cambiare, nonostante ci voglia del tempo. Si può andare oltre.Con affetto,Giuli

  19. Ameya perdona si ti contraddico ma ho capito molto bene di cosa si parla qui. Non sono laureata in psicologia ma ho un fratello psicologo che ha studiato le dipendenze e quindi qualcosa ne so.Sicuramente lo pscicologo non puo' risolverti la vita, pero' puo' metterti nelle condizioni di tirare fuori le tue migliori risorse per supere davvero i problemi.Questo, credo, sia cio' che va fatto.Un cordiale saluto

  20. Questo post un po' mi spaventa. Mi riconosco in tante cose di quello che hai scritto nel tuo blog e questo mi fa riflettere.La mia è però più una dipendenza affettiva attiva e non passiva nel senso che io ho bisogno talmente bisogno di dare affetto che troppo spesso ho tralasciato il bisogno di averne un po' per me.

  21. Credo si possa affermare questo solo nel caso in cui si lasci libero l'altro d'agire fecendo ciò che è bne per sè..Tagliando i ponti con tutti il mondo esterno per tenersi stretto una amore che a sua volta poi ti dice non è da me nè con me che troverai sostegno..dimmi che cosa ti resta?Non si può vivere di solo "se stesso"..Ed allora, nessuno avrebbe bisogno di chiedere assolutamente nulla, se solo fosse libero di coltivare le proprie amicizie senza sentirsi rinfacciare d'essere stati poi poco presenti nella sua stessa vita..Alla fine se tu hai necessità di parlare con qualcuno di mangiare non in solitudine per quanto tempo l'amore potrà chiederti di farlo da sola per amore?diamo un tempo..1 anno due anni tre anni?Spingere l'altro verso il confine d'una emarginanzione sociale (da vivere come scelta d'amore) senza avere neanche in cambio il calore dell'amore..se ci pensi bene chi ti succhia la vita le energie e tutto il resto secondo me è qualche altro non trovi?

  22. Cara Ameya, da tempo leggo il tuo belissmo blog, spesso in silenzio e mi rendo conto che descrivi sempre con grande puntualita' il comportamento errato del dipendete affettivo. Tuttavia mi permetto di dire che….non vai mai oltre, e' come se tu ce l'avessi questo tipo di persone e ricordassi loro quanto sono sbagliate, forse avrai avuto a che fare con qualcuno di loro che ti ha fatta stare molto male, altrimenti non capisco perche' tornare continuamente sullo stesso argomento… magari sono solo persone come tante che non sanno come fare per venirne fuori e magari vengono qui in cera di uno spunto per migliorarsi e non solo lasciare uno sfogo o testimonianza sul loro problema…e magari leggendo cio' che scrivi, si sentono ancora piu' "sbagliati"….credo che tutti qui abbiamo capito gli errori del dipendente affettivo ^_^ Sarebbe bello, ora iniziare a leggere dei post nuovi su cosa si puo' fare concretamente per migliorarsi da questa brutta condizione. Non credi possa essere piu' utile per tutti, soprattutto per chi vive ancora queste dinamiche nella propia vita?Scusa se mi permessa l'appunto, sai che ti stimo moltissimo, la mia e' solo una constatazione, non una critica a tuo blog in generale. B.

  23. Essere genitori di se stessi..Non ho fatto che leggere questa frase per tutto il tempo all'interno di questo blog..Ora io dico, se ci sono due  persone estremamente innamorate l'una dell'altra mi chiedo se il problema non sia la terza persona che desidera a tutti i costi entrare all'interno d'un cosmo che le appartenuto solo perchè al cosmo è stata per un lungo tempo con estrema violenza strappata l'anima in nome di chi o di che cosa?Ah..si, in nome dei "bambini"..Mia madre oggi ha ricevuto una telefonata da mia cognata la quale l'avvisava che il piano predisposto a catanzaro non aveva sortito l'effetto sperato dunque si temeva per l'incolumità delle bambine, nonchè nipotine della baronessa (antipatica, molto antipatica) e non perchè di fatto lo sia o perchè non accetti le proprie responsabilità tutt'altro!!!Perchè se il mio uomo mi chiede di restare in camera a fargli compagnia di non lasciarlo solo..è lui che chiama me ed io che trovo piacere a fargli sentire che "NON E' SOLO" oggi, come del resto non lo è mai stato..Ora, se la gente finge di non capire che, non basta reiterare gli agguati per strapparci l'amore che portiamo in grembo..Perchè se MIO FIGLIO MI DICE MAMMA, NON ANDARE PERCHE' SENZA DI TE MI SENTO TERRIBILMENTE SOLO PERCHE' E' SOLO IL TUO SORRISO CAPACE DI RESTITUIRE COLORE AL MONDO..Io resto, e resto non perchè restare a queste condizioni sia stato facile, tutt'altro..Resto perchè amare una persona che fa integralmente parte di te è forse la cosa più naturale e spontanea che conosco..Mi spiego?Delle bambine tu non ti devi preoccupare..saranno trattate come PRINCIPESSE..SE è questo il tuo timore temi qualcosa o qualcuno che non ha motivo d'essere temuto..fidati..Se poi è la tua smania di competizione se hai problemi tuoi a tal punto da non riuscire a stare in pace se vedi gli altri felici..a tal punto da dover rendere a tutti i costi la vita degli altri un inferno per trovare il tuo personale ristoro nascondendoti dietro (l'amore di mamma) per riscontrare una solidarità sociale..Allora questa tua è dipendenza patologica non affettiva ma al ruolo di prima donna che ti sei affidato..Ma come fai a non capirlo?

  24. Che fortuna che ho io, non sono mai stato un dipendente affettivo. Invece sono un libero professionista affettivo, il che non vuol dire un baldracco, bensì vuol dire solo che in amore lavoro 14 ore al giorno, non prendo le cifre che gli altri pensano che io prenda, non sono libero per niente e nemmeno professionista, e ho un boss che mi rompe li cojotes…

  25. Ho trovato in queste considerazioni alcune cose alcuni spunti di riflessione personale che dovrebbero servire a farmi crescere: prendere in mano la situazione, affrontarla e gestirla non mi è sempre facile. E' molto più facile fare la vittima, il che diventa a volte un gioco perverso e sottile di prevaricazione verso l'altro, tutto sommato un modo per comandarlo. In questo noi uomini ( nel senso di maschi) siamo un po' specialisti. Essere "leader di se stessi" come dice un famoso libro, è la cosa più difficile. Grazie di tutto Ameya. 🙂

  26. e una cosa molto triste è che il dipendente è sempre in buona fede, o crede ciecamente di esserlo, crede di amare tantissimo, crede di essere tanto buono, crede che essere insicuro faccia di lui la bontà in persona. e crede che nessuno possa capire perché nessuno è sensibile quanto lui.e se lo si mette di fronte alla sua incapacità reale di amare rifiuta completamente questa idea e taccia l'altro di accuse, di ingiustizia, di cattiveria.brutta trappola. poi dicono che il diavolo non esiste…

  27. Sì è proprio così. la vita è un incubo perchè non siamo mai contenti di nulla. Ma non siamo dei mostri, siamo solo degli infelici.Perchè ciò che cerchiamo è dentro di noi, ma noi guardiamo fuori…ed una volta trovato..scoperto, accettato… beh non voglio dire che tutto il resto passa in second'ordine…ma la vita con gli altri è più semplice  diciamo così.. Inoltre se mi permetti un'aggiunta, secondo me  i dipendenti affettivi sono le più facili prede del plagio psicologico, sono le Vittime per eccellenza. sotto qualsiasi forma.

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