ADOLESCENTI E NUOVE DIPENDENZE

ADOLESCENTI E NUOVE DIPENDENZEAdolescenza, terra di mezzo nel cammino evolutivo, età di passaggio con gioie e dolori. Non più bambini, non ancora adulti, gli adolescenti sono alle prese con prove tecniche di vita pensata, sognata, tentata. Come color ‘che stan sospesi’, l’adolescenza presenta un compito di sviluppo importante per ogni individuo. A lungo ritenuta a torto l’età della ‘stoltezza’, la verde età presenta caratteristiche positive e stimolanti per la società.


Se si parte dal presupposto che ogni cultura produce i propri significati, negoziandoli e condividendoli, è proprio l’adolescente che propone e offre spunti creativi che vanno ad arricchire l’arte, l’espressività, la musica.

Il corpo diventa scenario principale attraverso cui esprimere se stessi. Non più oggetto di cura e accudimento da parte dei genitori, il corpo adolescenziale diventa una tela nuova su cui esprimere e raccontare la propria realtà psichica.

La rivendicazione del corpo appena guadagnato (Pietropolli-Charmet) si declina quindi con abbigliamento eccentrico, con modificazioni perenni come piercing, tatuaggi, o transitorie come tagli e colori di capelli originali.
Tutto questo racconta le prove identitarie con cui è alle prese il giovane. Il corpo diventa mezzo di comunicazione, veicolo di valori in erba, teatro di interfaccia con l’altro, luogo di completamento dell’identità sessuale, consapevolezza della vulnerabilità e segno del passare del tempo, mai percepito durante l’infanzia, spazio senza tempo, dove ci si sentiva immortali, invincibili e eternamente bambini.

Se l’aspetto corporeo può diventare affascinante per la potenzialità creativa, è sempre attraverso il corpo che l’adolescente può urlare il suo disagio. Patologie sempre più frequenti come i disturbi alimentari, condotte autolesionistiche, sono quadri psicologici che dichiarano i disagi della nostra società.

Le cause possono essere molteplici.
La più rilevante è rintracciabile nel mutato assetto familiare.
Da una famiglia basata sulle regole, normativa, si è passati a un tipo di famiglia affettiva, dove i ruoli si sono trasformati. Il padre distante che dettava legge, dava certezze e metteva netti e rigidi confini nella famiglia, ottenendo potere, ma pagando con la perdita di calore e affetto da parte dei figli. Il patriarca ha lasciato il posto a un padre ‘mammo’, pronto e disponibile a sostituirsi al ruolo materno, accogliente, permissivo, pur di guadagnarsi l’amore del figlio. Il processo di individuazione-separazione (Margaret Mahler), compito di sviluppo specifico cui viene chiamato l’adolescente, diventa così difficoltoso, vago, mai nettamente definito. Separarsi da qualcosa di vago è più difficile.

Se per le generazioni passate diventare grandi voleva dire ribellarsi, opporsi a idee e modalità, ora l’adolescente non ha bisogno di opporsi, né di guadagnarsi libertà protestando. Egli spesso ha già tutto prima ancora di desiderarlo. Libertà, benessere economico. È difficile quindi separarsi da un ambiente-famiglia che si sostituisce al giovane, anticipandone tutte le difficoltà, e per amore, forse troppo, spianandogli una strada che diventa infinitamente facile, senza sfide, conquiste o traguardi particolari da agognare e raggiungere.

Fin qui il tutto sembra in fondo positivo. Se non fosse per il dilagare di dipendenze che mina la salute della nostra società.

Non abituati a reggere frustrazioni e difficoltà, molti adolescenti non riescono a  sos-stare in solitudine (Corsano), concedendosi il tempo di formarsi una identità, restando ‘a maggese’ (Khan), in moratoria (Marcìa), in bonaccia (Winnicott), in attesa, creando un spazio buono per l’essere, per riflettere su se stessi, sul mondo, sui significati, senza bisogno necessariamente di fare.

Il gruppo dei pari sostiene, protegge e ingloba l’adolescente, facendosi impalcatura durante il rito di passaggio tra adolescenza a adultità, fornisce senso di appartenenza, feedback immediati di chi egli è in ogni momento, sostituisce affettivamente la famiglia, amplia le possibilità relazionali e, dentro al gruppo, si fanno prove anche dei primi rapporti di coppia.

Tuttavia l’insicurezza, il senso di essere indefiniti, marginali, può creare psicologicamente nell’adolescente un senso di falso-sé. Egli può sentirsi inadeguato, poco interessante, pieno di difetti fisici. E una scorciatoia per evitare tale senso di ‘non andare bene come si è’ può essere fornita dalle sostanze. Bevendo alcol, assumendo sostanze psicotropiche, il giovane può arrivare all’illusione di avere finalmente un ‘bel sé’, spigliato, disinibito, inserito, interessante, accettato.

Ben presto, però, l’illusione scompare e lascia il posto di nuovo all’insicurezza. Il processo mentale indicativo è che si crea una distorsione, un’idea irrazionale, che per funzionare e stare bene si debba utilizzare una ‘stampella’, un artificio esterno, poiché si è incompleti, difettosi, imperfetti.

Se un tempo, la dipendenza riguardava soprattutto l’uso di sostanze come droga e alcol, ora sono implicati anche comportamenti che dichiarano in egual modo il non sapere fare senza ‘stampelle’ per vivere. Internet, cibo, tecnologia, gioco d’azzardo, sesso e pornografia, gioco d’azzardo, sono tra le new addictions, moderne dipendenze, tra cui la più allarmante è quella affettiva, madre di tutte le altre.

In una società così affettiva sembra paradossale. Tuttavia il troppo amore può diventare disamore, un amore tossico che inghiottisce a fin di bene, dove la famiglia, invece di sostenere, e favorire un’autonomia graduale, si sostituisce al ragazzo, che non impara mai la vera autonomia. Da un lato la famiglia richiede al ragazzo di saper fare in fretta molte cose, di saper camminare precocemente, di saper usare un computer, eccellere in uno sport, ma è un’autonomia lagata la fare e non all’essere, si inserisce il ragazzo in una socializzazione costante a tutti i costi, dove egli è costantemente ‘connesso’ e mai con se stesso.

La famiglia di oggi è ‘lunga e stretta’, si sta in famiglia per molti anni, si raggiunge l’autonomia nella famiglia, non dalla famiglia, stretta per l’esiguo numero di figli, sempre più unici, adorati, iperprotetti.

Da qui le difficoltà del ragazzo che può arrivare a illudersi di negare i propri bisogni, rinunciando al cibo e cadendo nella trappola dell’anoressia, sogno di poter fare senza, e dichiarazione disperata di non riuscire a essere autonomo. Da qui l’aggrapparsi a mille cose per poter funzionare, dimostrando di non aver interiorizzato una figura buona e protettiva che accudisca, protegga dal di dentro.

Per la famiglia di oggi il compito si fa ancora più difficile. Occorre rinegoziare continuamente i ruoli, sapendo trovare una distanza ottimale tra autonomia e coesione, tra accudimento amorevole e indipendenza concessa. Genitori in bilico, acrobati che si sacrificano per il bene dei figli da un lato, e figli che devono imparare a camminare da soli, sapendo che alle spalle c’è sempre una base sicura.

Ameya G. Canovi
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31 commenti su “ADOLESCENTI E NUOVE DIPENDENZE”

  1. Io non parlei di troppo amore ma di egosimo mascherato da troppo amore.. infatti secondo me tutto cio’ avviene perchè spesso il figlio non viene fatto con il voler dare la vita, il voler vedere crescere una persona e donargli la possibilità di godere di questa vita, ma viene fatto come ripostiglio di affetto, e questo gesu’ è egoismo, un affetto che non verrà mai tradito, e i figli sono spesso confusi tra una realtà troppo facile in casa e una fuori le cui difficoltà si acuiscono proprio grazie alla facilità che vi è in casa. dovuta allo sbagliato obiettivo dei genitori, secondo me..

  2. Masterpiece , Ameya.

    Ho letto molte cose tue , in silenzio , molte volte , commentanto altre , ma ho letto molto di te . In questo pezzo , non so se per motivi che prescindono da te e quindi devo ricondurre a me , cambiamenti radicali nella mia vita affettiva , radici interrotte , cose importanti ; o per motivi oggettivi , quindi tu che ci metti qualcosa in più di tuo , ma leggo una Ameya che si spinge al di là di molti aspetti , molte tematiche , se capaci noi di leggere tra le righe ed andare oltre la parola scritta .

    Tutto questo per dirti che in questo tuo articolo non si leggono solo aspetti della verde età , bensì si legge anche tutto il resto del corollario scibile (permettimi questa espressione un po’ sarcastica , ma ti assicuro che mi sei entrata dentro in modo perforante) . Voglio quindi , anzi desidero e spero di riuscire a mandarti i miei complimenti per questo tuo articolo , per le tue doti conoscitive e per le tue doti emotivè , sì , perchè io riconosco nello scrivente anche una grandissima capacità umana e sensibile , emotiva e talvolta protettiva in questo elargire conoscenza. Vorrei solo tutti fossimo un po’ come te , forse la comunicazione riuscirebbe meglio , forse un certo tipo di comunicazione , quello più elevato , quello che lascia parlare il chakra solare , quello dei sentimenti .

    Spero di essere riuscita ad esprimerti la stima che provo per te , l’ammirazione per le tue doti e per la tua persona e ti ringrazio ovviamente per ciò che riesci a fare .

    un abbraccio sincero.
    Linda

  3. ricevo e incollo:

    eccomi qui !!! non potevo mancare al tuo appello ;);)
    Sono stata una preadolescente e in seguito un’adolescente problematica ….cominciai a esselo verso i 12/13 anni …alle medie ,a scuola ero spesso provocatoria , cercavo di essere fuori dagli schemi , studiavo poco e niente , in classe scrivevo le mie poesie sul diario , invece che ascoltare i docenti a cui rispondevo ,cosi’ come al preside , con le bidelle avevo un’aria un po’ arrogante e mi atteggiavo a ragazza gia’ grande …le note si sprecavano , le sospensioni erano frequenti , il preside mandava piu’ volte a chiamare mia madre per le assenze che facevo ( di nascosto da mia madre ) e che giustificavo io stessa ,falsificando la sua firma e quella della mamma della mia compagna , che trascinavo con me …perche’ era simile a me …io ero piu’ coraggiosa e piu’ temeraria …ma venivo spesso scoperta e quindi sospesa ..fu in quel periodo che iniziai a fumare le prime sigarette ( sempre di nascosto ,come tutto il resto ) ,convinta dalla mia piu’ cara amica e vicina di casa ..di un anno o 2 piu’ grande ..le nostre madri ci mandavano a messa la domenica mattina e noi ce ne andavamo alle giostre a guardar i ragazzi e ballare ..la domenica pomeriggio dicevamo di far un giro in citta’ e invece andavamo a ballare in una piccola discoteca cittadina , dove vi era il peggio del peggio , tutti ragazzi piu’ grandi provenienti da quartieri malfamati ..piu’ avevo brutta fama ,piu’ noi facevamo amicizia ..formando cosi’ legami forti e una compagnia doc (!!!) ….inoltre vedevo le mie sorelle di nascosto e questo mi causo’ brutte conseguenze da parte di mia madre , per fortuna non seppe mai , che a sua insaputa ,un giorno portai il mio fratellino a far vedere nostra sorella ,che viveva in una comunita’ per minori ..non oso immaginare la reazione che avrebbe avuto !!! quando mia madre esasperata dalle sospensioni , dalle parole del preside e , venuta a conoscenza delle mie frequentazioni in discoteca ( dove per entrare facevo sempre colletta per pagare l’ingresso , perche’ o non avevo soldi o non mi bastavano quei pochissimi che riuscivo ad avere , facendo la cresta sulla spesa ,che lei mi incaricava a volte di fare …aspetto’ che mio fratello venisse in licenza per farmi spaventare , minacciare e anche picchiare ..per convincermi a entrare in collegio ..perche’ cosi’ aveva deciso mia madre , nonostante le mie urla , le mie minacce di scappare e tutto il resto . ricordo che mi porto’ ai servizi sociali ,dove c’era un’assistente sociale che si chiama M. ( che ho rivisto per caso qualche anno fa , con immenso piacere di entrambe ) e un dirigente anziano ..mia madre racconto’ i miei comportamenti e loro proposero la comunita’ …lei si oppose e mi mise in collegio dalle suore in un’altra citta’ , a meta’ anno scolastico , per salvare l’anno diceva l’anno e star cosi’ promossa ..nel mentre lei si trasferi’ , andando a vivere lontano , in un’altra provincia ,esattamente in un piccolo paesino vicino a A. , a casa del suo fidanzato che aveva deciso di sposare .i primi tempi in collegio , soffrivo molto , piangevo , rimpiangevo , vivevo di nostalgia e pregavo che i miei amici mi venissero a liberare ..mi mancava la mia citta’ , gli amici , la liberta’ , la discoteca ..non facevo che pensarci ..col tempo invece mi trovai bene , strinsi care amicizie e mi abituai ..a scuola mi impegnavo e mi ero fatta una specie di fidanzatino , insomma fui promossa alla fine dell’anno e cosi’ mia madre mi porto’ nella nuova casa ..a me totalmente estranea ..vivevano lei , il suo futuro marito , l’anziana madre di lui e il mio fratellino …soffrivo molto per questo nuovo contesto ,sbalzata dalla citta’ a un piccolissimo paesino di campagna , senza amici , con tanta diffidenza , tanta chiusura , non avevo possibilita’ di integrarmi e piangevo tutte le mie lacrime . in casa la vita era un inferno , invivibile per chiunque ..mia madre era peggiorata ..non aveva piu’ soltanto il solito vecchio rancore nei miei confronti , ma si era aggiunta una folle gelosia per il suo fidanzato e dava di testa …mi proibiva tutto ..e io diventavo ancora piu’ ribelle , non mi dava  mai un centesimo ,cercava di rendermi la vita il piu’ difficile possibile , i litigi erano sempre piu’ forti ..quasi sempre mi chiudeva fuori casa la sera e dormivo su una panchina la notte , o andavo dai carabinieri ..io non l’ascoltavo piu’ , facevo quel che volevo , uscivo , tornavo tardi , andavo a ballare , lei mi lasciava fuori oppure si arrabbiava molto e strappava i miei libri e quaderni di scuola , mi tirava l’acqua per svegliarmi , quando non volevo alzarmi , mi strappava le foto , mi dava della poco di buono e tanti altri insulti e cose indicibili , spesso prendeva le forbici ,in preda all’ira e tagliava davanti ai miei occhi , i miei vestiti ..dicendo spropositi ..insomma un calvario .da sempre non mi tollerava e non mi voleva fra i piedi ,in questa sua nuoa vita ,cosi’ un giorno , avevo 14 anni mi sbatte’ letteralmente fuori casa , ordinando al suo convivente di sbattere nella strada i miei vestiti e le mie scarpe ..cosi’ mi ritrovai sola , con vestiti e scarpe in mano , col portone chiuso a chiave ,la porta sbarrata , il loro campanello staccato , in un paese che non era il mio , senza saper dove andare , ne’ a chi chiedere aiuto o ospitalita’ …e decisi l’unica cosa possibile , tornare nella mia citta’ ..soldi zero .. la distanza circa 50 km ..feci l’autostop e arrivai ad B. ..stetti in giro come una sbandata per un anno ..tra sbandati , prostitute , drogato , scappati di casa …da una casa all’altra , mangiando qua e la’ …liberta’ totale , pazzie molte , divertimento tanto , tra spinelli , anfetamina ,psicofarmaci , discoteche a gogo , compagnie varie , fidanzati entranti e uscenti ….i reati , i processi , i var carceri , finche’ la polizia mi riporto’ a casa perche’ ero minorenne ..nel mentre mia madre si era sposata ( in mia assenza ) col suo compagno , in uno sfarzoso matrimonio , in cui era presente anche un magistrato di quelli che mi avevano giudicato …. avevo circa 15 anni ..la vita in casa riprese peggio di prima …cosi’ stavolta fui io ad andarmene su richiesta e con piacere di mia madre ..la scuola  dell’obbligo interrotta nuovamente ..tornai alla vita che avevo lasciato ad B ,che tanto mi piaceva ..quando arrivava Natale piangevo ..mi mancava il calore di una famiglia , una madre che mi cercasse , che mi volesse a festeggiare e pensavo la solita frase : papa’ aiutami ….chiedevo sempre aiuto a mio padre , nei momenti piu’ tristi o insopportabili , lo faccio ancora oggi …anche se e’ morto da quasi 33 anni …la polizia dopo un po’ che vagavo di notte per la citta’ insieme a pregiudicati ..o mi trovava a dormire a casa di qualche prostituta…mi riporto’ a casa ..ero minorenne ed erano obbligati ..anche se li supplicavo di non portarmi ..o mi impuntavo a non andarci . questa volta mia madre si rivolse ad altri servizi sociali ..successe il finimondo , io che raccontavo tutta la mia verita’ all’assistente sociale , lei che mi insultava e negava ,chiedendo a suo marito di avallare le sue menzogne …davanti agli operatori ..proposero la comunita’ per minori ..mia madre seppur arrabbiatissima , rifiuto’ nuovamente questa soluzione , mi affidarono a una psicologa e un’assistente sociale e mi misero in un pensionato privato di sole donne , che mia madre propose , pur di allontanarmi da casa e si offri’ di pagare la retta al posto dei servizi sociali , non vi erano minorenni , perche’ per lo piu’ era abitato da operaie o ragazze che abitavano lontane e frequentavano il liceo o l universita ‘ nei pressi di C. …era stato deciso dai servizi sociali che il mio tutore sarebbe stato il mio ragazzo , fu scritto sui fogli che sarebbe stato lui a vigilare su di me e ad aver la responsabilita’ , cosi’ che i weekend li trascorressi con lui ..intanto avevo ripreso la scuola ,avevo i settimanali colloqui con la psicologa e l’assistente .avevo gia’ quasi 16 anni , la terza media interrotta 3 volte ..e ancora tanti problemi …ecco la mia adolescenza turbolenta caratterizzata da malessere , voglia di liberta’ , ribellione e una madre squilibrata di brutto . normale che fossi un adolescenza problematica .
    SCRIVI LA MIA TESTIMONIANZA SUL TUO BLOG AMEYA , MI FARA’ PIACERE LEGGERLA …SE PENSI SIA TROPPO LUNGA , RIASSUMILA TU PER CORTESIA ..IO NON SON BRAVA A TAGLIARE …UN CARO SALUTO ….spengo il pc perche’ e’ molto tardi e domani mi aspetta un altra giornata intensa ..a scrivere queste cose , mi si disegna sul viso un sorriso triste e amaro , rivivendo questi fotogrammi davanti agli occhi e mi si inumidiscono gli occhi ……..ma sono queste cose che mi spronano a coccolarmi , a perdonarmi di altre , a giustificarmi  ….e esser piu’ magnanima e meno severa ..meno colpevolista verso me stessa ..buonanotte
    ML

  4. Ciao Ameya ,

    mi soffermo solo un secondo per dirti sinceramente che leggerti per me è sempre come srricchirmi di conoscenze personali nuove ed assolutamente mai banali o scontate .

    per questo ti ringrazio . molte volte passo , leggo e vado perchè non sempre ho il tempo necessario per scrivere un commento degno al tuo post . ti prometto però che da ora in poi mi impegnerò di più , il tempo se non c’è lo si trova , no?

    un abbraccio

    Linda

  5. ti distrugge.

    è provato da una statistica che chi vince grossi montepremi alle lotterie e il lotto finisce in poco tempo messo peggio di prima. in pratica devi essere abituato ad avere un buon rapporto con il denaro e saperlo gestire…altrimenti vai a finire peggio. L’unico che ci è riuscito ed era povero in canna, è un taglialegna di non so quale sperduto paese negli stati uniti, che ha semplicemente messo i soldi in banca ed ha continuato a fare la vita che faceva prima.

    e se c’è una cosa che a questo modo da un illusorio senso di libertà quello è il denaro.

    la mia famiglia si è totalmente dissolta per questo.

  6. Concordo con molti pensieri di GVB1978.
    C’era anche un libro, qualcos tipo I no che aiutano a crescere una volta, no!?
    La libertà che non è vissuta consapevolmente ovvero conquistata, vale poco.

  7. sono madre di tre figli 25, 23, 20 anni.
    francamente sono lontani anni luce da come eravano noi a quell’età.
    non in peggio o in meglio , diversi diversissimi i loro obiettivi, diverso il modo di percorso.
    Per contro noi genitori di ragazzi adolescenti E/O più grandi siamo  eroi
    che vagano alla ricerca di contatti con il loro mondo.
    Personalmente altro non ho saputo fare che sedermi ed ascoltarli, dire la mia e comunque incoraggiarli a vivere la loro vita, a sbagliare, a rialzarsi perchè tutto fa esperienza. Ma avrei voluto dar loro di più.

  8. la libertà è una cosa che si conquista perchè bisogna essere in grado di assumercene la responsabilità. quindi la libertà che abbiamo dovrebbe andare di paripasso alla propria capacità di essere responsabili di se, di ciò che si dice, e si fa e si è. nel bene e nel male. è questo che significa essere adulti.

    la dipendenza, di qualsiasi tipo sia non è altro che una diretta conseguenza del fatto che non siamo in grado di assumerci la responsabilità che la nostra libertà comporta. torniamo allo stato infantile, cerchiamo conferme nel prossimo o nelle sostanze o nel gioco o nelle cose. esattamente come giustamente un bambino chiede conferme ai propri genitori…e i genitori hanno la responsabilità, come dice ameya, di contenere, dare una disciplina, delle regole per insegnare al figlio a fare ed essere da se. devono essere in grado di lasciarlo andare per la sua strada, poi. la libertà data a piccole dosi…se ne da un pò in più quando si vede che il figlio è in grado di amministrarla.

    questo sarebbe l’evoluzione ideale di un individuo, a piccoli passi.

    questa è la strada per uscire dalla dipendenza. a piccoli passi, diventare buoni genitori di se stessi. darsi quello che non hanno saputo darci…

    ed andare avanti
    è cadere, ma rialzarsi…più forti e più consapevoli.

    un abbraccio.

  9. So che non è una tua opinione Ameya, e poi gli psicologi/psicoterapeuti o psichiatri non danno opinioni.
    Sono stata troppo breve, perché per spiegare esattamente scriverei troppo. E anche io non mi basavo su opinioni. La psicologia non è una opinione.
    Ciao :))
    Nadia

  10. @Non ho pensato volessi dare contro a ME, ho precisato che quanto qui detto non è farina del mio sacco ma si basa su assunti scientifici con tanto di dati osservativi.

  11. @Ameya: io mi sono basata solo su esperienze, e non volevo darti contro. Forse ci sono molte sfaccettature, e volevo approfondire il tema della ribellione, benessere…
    Il post è vero, non ho negato, ho solo detto la mia
    Buon weekend e grazie per la risposta.

    @ GVB1978: ciao 🙂
    Ho letto e forse non mi sono espressa in modo completo". Ciò che dici lo penso anche io,
    Mia madre spesso da la colpa ai genitori dei famosi anni 68, che erano liberi e hanno pensato di dare troppa libertà ai figli. Ogni cosa che dici la so e la approvo. Purtroppo è così.
    Beh, che dire, la penso uguale, anche perchè purtroppo ho conosciuto troppi adolescenti o troppe persone dipendenti, o disturbate, e alla fine mi sono resa conto che la troppa libertà porta a non saper vivere (lo dico in breve).
    Grazie del commento, penso che abbiamo imparato le stesse cose, anche se dal mio commento precedente non si capisce.
    Buon weekend anche a te…:)

    Nadia

  12. ciao nadia.
    un tempo nella crescita i giovani erano avvantaggiati da una famiglia chiusa e fortemente normativa e rigida, perchè nella fase evolutiva dell’adolescenza dove ci si ribella c’era qualcosa di FORTEMENTE TANGIBILE cui ribellarsi. Non tanto i soldi quanto appunto la presenza di regole.

    ma questa famiglia così rigida però fino a quel momento aveva dato ai figli delle risorse, aveva dato delle regole. insomma aveva costruito una struttura di base abbastanza solida perchè il figlio affrontasse la ribellione in maniera molto più consapevole. perchè il figlio che si ribellava sapeva cosa perdeva e sapeva a cosa andava incontro, aveva questa struttura normativa alle spalle e soprattutto strano a dirsi c’era il rispetto per il suo ruolo, c’era un attenzione forse un pò troppo soffocante nel preservarlo da cose che, secondo gli adulti, non lo riguardavano ancora e che il figlio ribellandosi acquisiva.

    la ribellione alla famiglia di origine è passo naturale nella psicologia evolutiva dell’individuo, per questo i ragazzi continuano a ribellarsi. ma si ribellano senza una base normativa alle spalle e senza sapere veramente a cosa si ribellano e perchè. e non hanno ne gli sono state date le risorse necessarie.

    questo è il dramma secondo me. Il dramma grave.

    I genitori possono essere le persone più splendide di questa terra ma su basi statistiche sono genitori diversi da quelli di una volta, sono genitori figli di una generazione cresciuta nella ribellione del 68… ma sono anche genitori che non possono più contare su un sistema sociale di supporto con delle certezze.

    sono dei genitori che molto  spesso hanno prolungato essi stessi la loro adolescenza, che sono ancora loro  stessi alla ricerca di una propria sicurezza e che quindi non possono trasmetterla ai figli.

    ossessionati dagli errori dei propri genitori, bisognosi di affetto e di amore e di certezze nonchè di conferme dal prossimo. constantemente in bilico se non perfettamente immersi nelle logiche di dipendenza affettiva di cui parla ameya. magari non completamente.

    e aggiungici anche il mutato mercato del lavoro che aggiunge un insicurezza in più, un insicurezza che necessariamente porta i genitori a doversi innanzi tutto barcamenare per mantenere appunto la famiglia…e preoccupazioni in merito che tolgono tempo a elaborare loro stessi il loro vissuto, a seguire i figli. se invece siamo in un contesto di agiatezza è spesso molto più facile elargire soldi e viziare.

    i figli sono comunque chiamati a diventare adulti prima senza avere alle spalle le risorse. hanno forse una base affettiva ma non delle regole. perchè i genitori stessi sono alla ricerca delle loro regole.

    si sopravvive.
    è questo il dramma. e non sempre si giunge a capirlo e cominciare a vivere. ad una scala di valori veri, che comunque implica impegno dovervi essere fedeli ma anche nel costruirla pezzo per pezzo attraverso una propria introspezione, alla costruzione di una personalità dove convive una propria individualità e un pensare con il proprio cervello, con un confronto con l’esterno vissuto come curiosità verso l’altro e appunto confronto con il mondo, con altre realtà, si è sostituito un sistema di conformismo dalle promesse velleitarie perchè basato sull’apparenza, sull’assumere scale di valori standardizzate e scelte da altri. Non mi stupisco quindi del fatto che ci sia così tanta gente che presenta dipendenze varie, da quella affettiva, a quello dello shopping, alcohol, gioco d’azzardo, droghe e compagnia bella.

    questa è la mia personale opinione nell’osservazione sulla base della mia esperienza sia personale che basata sull’osservazione di chi mi sta intorno. Ho per altro un negozio dove faccio il servizio di fotocopie nella zona universitaria di torino quindi ho anche un punto di vista di quotidiano confronto con le nuove generazioni.

  13. @Quanto da me descritto nel post non è un  mio parere personale ma sunto della ricerca attuale, dati presi dalla comunità scientifica. Che ragione sui grandi numeri.

  14. Incollo un pezzo del post, perchè non coincide con la realtà.

    Le cause possono essere molteplici.
    La più rilevante è rintracciabile nel mutato assetto familiare.
    Da una famiglia basata sulle regole, normativa, si è passati a un tipo di famiglia affettiva, dove i ruoli si sono trasformati. Il padre distante che dettava legge, dava certezze e metteva netti e rigidi confini nella famiglia, ottenendo potere, ma pagando con la perdita di calore e affetto da parte dei figli. Il patriarca ha lasciato il posto a un padre ‘mammo’, pronto e disponibile a sostituirsi al ruolo materno, accogliente, permissivo, pur di guadagnarsi l’amore del figlio. Il processo di individuazione-separazione (Margaret Mahler), compito di sviluppo specifico cui viene chiamato l’adolescente, diventa così difficoltoso, vago, mai nettamente definito. Separarsi da qualcosa di vago è più difficile.

    Ora mi spiego: una volta c’erano i padri patriarchi, e ci sono ancora, anche se meno.
    I figli si sentivano soffocati e poi si ribellavano in adolescenza, chi presto, chi verso i 17 anni. E questa ribellione non significava sempre imparare a vivere e non avere problemi seri poi. Ma un padre patriarca poteva anche rendere la vita facile al figlio, dandogli denaro e benessere, e spianargli comunque la strada in qualche modo. E il padre patriarca non mostra l’affetto solitamente, cosa che un figlio deve vedere, sentire fin dai primi anni di vita. Come deve sentire l’amore tra i genitori.
    È anche vero che troppo amore ammala come il poco amore…o la violenza.
    È anche vero che i ragazzi di oggi "grazie" al benessere si stiano più ammalando di una volta, ma anche qui ho i miei dubbi, leggendo libri di letteratura a sfondo psicologico (ho appena letto scritti del 1900 di Arthur Schnitzler e "Fräulein Else"= la signorina Else, e non possiamo dire che la sua personalitá era molto diversa da quella di un adolescente di oggi, anzi, per niente).

    Se per le generazioni passate diventare grandi voleva dire ribellarsi, opporsi a idee e modalità, ora l’adolescente non ha bisogno di opporsi, né di guadagnarsi libertà protestando. Egli spesso ha già tutto prima ancora di desiderarlo. Libertà, benessere economico. È difficile quindi separarsi da un ambiente-famiglia che si sostituisce al giovane, anticipandone tutte le difficoltà, e per amore, forse troppo, spianandogli una strada che diventa infinitamente facile, senza sfide, conquiste o traguardi particolari da agognare e raggiungere.

    Io la vedo diversamente, perchè conosco molti ventenni che si oppongono e si ribellano alla famiglia, anche se essa gli ha dato il benessere e tutto.
    Certo, grazie al benessere l’adolescente non fatica per raggiungere niente, e si perde. Si ritrova a finire (se fortunato) le scuole superiori, e inizia a andare in crisi, perchè si accorge che la vita è dura, e le cose che riceveva gratis, ora dovrà sudarsele col lavoro…E lì la sua vita si blocca…

    Comunque vedo molta ribellione nei ragazzi, sia quelli che sono stati ragazzi della mia generazione che questi che hanno genitori che danno tutto, meno che tempo e disponibilitá…(la qualità conta).

    Sono d’accordo per il fatto che un ragazzo non debba venire sottovalutato se dice che vuole ammazzarsi…è una richiesta di aiuto, e il genitore deve cercare uno specialista (psicoterapeuta o psichiatra) per capire cosa ha il figlio. Purtroppo a quella età un ragazzo o una ragazza non si rende conto di avere problemi e finchè non tocca il fondo e vuole davvero stare bene, non ci sono Santi e Madonne per fare qualcosa. Un ragazzo che non si rende conto di avere problemi, un ragazzo che da ancora la colpa degli avvenimenti agli altri, non è pronto per una terapia…

    L’importante però è non sottovalutare mai i suoi comportamenti fuori dal normale. Chi pensa al suicidio o ci prova…sta male. Non deve per forza essere depresso (parlo della malattia), ma può avere altri disturbi che lo portano alla perdita di gioia di vivere.

    Buona notte.

    Nadia

  15. spero davvero che questo ragazzo esca da questa brutta cosa, mi sembra che abbia un padre molto attento e veramente interessato che stia bene, disposto anche a mettersi in discussione.

    c’è una canzone di marylin manson che dice:
    "you poisoned your children to camouflage your scars"

    purtroppo c’è che anche se in buona fede si tende a trasmettere appunto le proprie ferite e le proprie frustrazioni sui figli.

    di questo periodo la notizia che lo stress trasmesso ai figli potrebbe portarli ad insuccessi scolastici.

    il tono di tutti gli articoli che ho letto è davvero fuorviante dato che lo stess è una condizione umana che serve a progredire… ovviamente finchè non diventa patologica.

    ma è anche vero che i figli,  più che altro dovrebbero imparare, osservando il genitore –  e il genitore dovrebbe tenere a mente che il figlio osserva – un modo corretto di reagire piuttosto che illudersi che nella vita non possano esistere ingiustizie e frustrazioni e stress, fatica…sconfitte, insuccessi.

    Imparare quindi come fronteggiare queste situazioni nella maniera migliore. accogliere un insuccesso e una sconfitta come un risultato, ed analizzare le proprie azioni per modificare la strategia atta a raggiungere il risultato voluto. Piuttosto che vivere tutte queste cose come qualcosa che viene dall’alto e sentirsi condannati e le nostre azioni stigmatizzate.

    ciao e a presto

  16. @no..non sono mai arrivata nemmeno a ipotizzare il gesto…ma rispetto il dolore di chi lo fa. tuttavia credo che la vita valga sempre la pena essere vissuta.
    Quanto al contenuto delle tue parole…mi sembrava di aver detto le stesse cose..in sintesi.
    Suggerisco un libro per chi volesse constatare che ci sono ben altri approcci psichiatrici: Francesco Rovetto, " Non solo pillole",  McGraw-Hill
    è un esempio di terapia combinata cognitivo-comportamentale.
    Lo stigma degli utenti sta a chi toglierlo? io andrei con serenità da un bravo psichiatra, e non andrei con serenità da una parrucchiera che non ritengo brava…sta nell’attribuzione di significato, non nelatto in sé…

  17. ameya,
    temo di essermi espressa male.
    Non sto dicendo che psichiatrizzare un ragazzo che minaccia il suicidio è sbagliato perchè mi baso sulla mia esperienza, e non sto dicendo con questo che XY non deve consultare un medico, anzi si deve farlo, lui per primo per suo figlio, per capire come riuscire ad aiutarlo in maniera efficace.

    ne sto demonizzando la medicina.

    Sto a maggior ragione valutando la situazione dai punti di vista che ho imparato a conoscere nella mia vita e che non sono solo miei ma riguardano anche altre persone. diverse.

    Non ho alcuna sfiducia nella psichiatria ne nella psicoterapia (un pò meno nella psicoanalisi) anzi. dico solo attenzione:

    1)il pregiudizio della gente verso la psichiatria e una persona che va da uno psichiatra non è quasi mai positivo. Alla meglio ti dicono che non ne hai assolutamente bisogno, alla peggio ti isolano.Spesso anche la persona stessa vive la cosa come un problema per gli altri. Vado dal medico perchè sono malato, lo psichiatra cura i matti quindi io sono matto e sono un problema per gli altri. Insomma la terapia non è vissuta come un occasione per guarire ma un ulteriore dimostrazione della nostra inadeguatezza verso il mondo.

    2) chi vive una condizione di depressione tende ad isolarsi, come sappiamo, anche se fosse favorevole alla psicoterapia tenderebbe ad eleggere forse lo psicoterapeuta come unico interlocutore confidenziale mentre invece la terapia dovrebbe aiutarlo ad aprirsi verso le persone che gli sono vicine. e cercare nuovi stimoli in se nel proprio futuro e negli altri in maniera equilibrata.

    sto solo dicendo che al di la della mia personale credenza che chi ha la seria e lucida intenzione di suicidarsi di solito non lo va a sbandierare ne lo minaccia, ciò che è importante è il grido di aiuto che sottende a questa minaccia. Che va ascoltato e che va preso in considerazione in maniera serissima. Che non va assolutamente sottovalutato.

    Sta a me a chiederti ora ameya, se tu al momento prima di farti fuori ci sei mai arrivata, se conosci le emozioni ed i sentimenti di quando sei ad un soffio dal toglierti la vita. Che è una cosa che va contro l’istinto più radicato: quello della conservazione della vita e della sopravvivenza. Il tuo stesso corpo si ribella. Ci sei mai arrivata ameya? spero di no, per te. anche se posso dirti che è stato proprio arrivare ad un gesto così estremo che mi ha fatto davvero capire di voler tutto il contrario: vivere. e non per istinto di sopravvivenza, ma perchè ho capito che magari poteva andare meglio e dipendeva da me se se mi fossi uccisa non l’avrei mai saputo.

    Mi scuso pertanto se mi sono fatta prendere la mano sulla scorta di queste emozioni e mi sono espressa così male ameya, il fatto è che appunto ho visto troppe persone, me compresa a cui di fatto è stata imposta/proposta una data soluzione da altri e che non è servita a nulla. perchè non è stato fatto nulla perché il paziente potesse vivere questa esperienza come un occasione per stare meglio e risolvere i propri disagi ma come un rifiuto, come un problema, come una condanna. come uno scarica barile. e questi pensieri vengono anche se hai al tuo fianco i genitori più amorevoli della terra, ameya, perchè se sei depresso non hai alcuna fiducia.

    dico solo che secondo me per aiutare davvero questo ragazzo, non dovrebbe essere solo lui a sottoporsi alla terapia ma sarebbe auspicabile che sia una cosa vissuta attivamente da tutta la famiglia più stretta ovvero lui e i genitori, singolarmente e/o insieme.

    e che il ragazzo non si isoli ma attraverso questa terapia impari ad aprirsi a se stesso e al mondo con fiducia e consapevolezza.

    e che scelga lui stesso di fare la terapia come un occasione per stare meglio, e per ottenere questo occorre che per primo sia il padre a farsi aiutare in questo compito lui stesso, infatti ha scritto che questa minaccia del ragazzo esce fuori nelle discussioni, è un grido d’aiuto che va ascoltato, una preghiera che va esaudita con delicatezza e piena consapevolezza dei propri limiti.

    un bacio

    buona notte.

  18. @G te l prendi tu la responsabilità di dire a questo padre  di non consultare un medico?
    conosco psichiatri molto bravi che usano la terapia della parola e se, ripeto SOLO SE, lo ritengono necessario, riccorrono adeguatamente a farmaci. Io qui non do consigli. Ma non scherziamo con le patologie gravi. Io non so quanto e come il ragazzo sia depresso. E da qui ripeto, se fosse mio figlio, non starei a fare i miei percorsi. Prima mi assicuro di aver verificato quanto e se la situazione è a rischio. POI parliamo dei percorsi. Certo non andrei da uno psichiatra a caso, come non vado nemmeno da un dentista a caso.
    Non so di che scuola sia tuo padre, ma conosco fior di medici cognitivo-comportamentale, la psichiatria ha incluso anche la meditazione. La visone che stai dando tu della psichiatria è filtrata dalla tua peronale esperienza, ma poiché TUO PADRE ERA UNO PSICHIATRA DI UN TIPO, VOGLIAMO ANNULLARNE IL VALORE IN ASSOLUTO??????????
    Qui emerge un pregiudizio verso e la malattia mentale e la sua cura.
    Chi etichetta chi se il ragazzo va a fare due chiacchiere con un bravo specialista che si occupa di disagi adolescienzali????? chi lo dice ai suoi amici?
    Occorre accettare con molta umiltà le difficoltà, se avesse il diabete allora andrebbe bene andare dal dottore, se si vuole suicidare no, portiamolo a fare una crociera? mi sta bene, se c’è ANCHE una valutazione medica. Io ho fiducia nella medicina, non in tutti i medici, ma mi inchino alla conoscenza e ne sono grata.

    Ma non scherziamo, né banalizziamo, o minimizziamo su certe tematiche.

    Io ho figli G. Tu?
    Per favore non prendiamo alla leggera certi campanelli d’allarme. Magari dopo due chiacchiere il terapeuta valuta che non c’è bisogno di altro, che il ragazzo vuole attirare l’attenzione. Ma intanto c’è una valutazione.

    Perché demonizzare la medicina?
    Sacrosanti farmaci, se occorrono. Non bastano a volte, ma intanto in una crisi depressiva , con livelli di neurotrasmettitori molto bassi, aiutano eccome. Poi facciamo tutto il resto. E lo dice una che ha provato TUTTE, dico TUTTE le medicine alternative, meditazione, respiro e quant’altro. Ma di fronte a un adolescente in difficoltà e che minaccia condotte autolesive così gravi, io non mi prenderei mai la responsabilità di suggerirgli soltanto i fiori di Bach. Abbracciare , sostenere, contenere è indispensabile e lo devono fare tutti i genitori di ragazzini a disagio, arrabbiati o sereni.
    Detto questo ho tutto il rispetto per la tua esperienza, ma non è detto che sia universale.

  19. Non voglio entrare nel merito dei consigli di ameya, ma psichiatrizzare un ragazzo di 18 anni perchè ha manifestato l’intenzione di suicidarsi mi sembra un tantino eccessivo e soprattutto controproducente.

    per due motivi:
    il primo è che culturalmente essere in cura da uno psichiatra non depone bene verso il prossimo, i coetanei, il gruppo dei pari ( e lo dice una che dallo psicologo è stata mandata ad 8 anni perchè facevo pipì a letto–> forse per attirare l’attenzione???)
    in secondo luogo perchè di solito un suicidio annunciato è un grido di aiuto più che la manifestazione di un intenzione. quindi è il grido d’aiuto a dover essere preso sul serio.

    mi sembra che xy stia facendo un grande lavoro personale e soprattutto abbia centrato il problema: presenza dei genitori fare sentire consapevole il figlio che ci sono (come per altro scrivi tu stessa ameya nelle ultime righe del tuo articolo: "figli che devono imparare a camminare da soli, sapendo che alle spalle c’è sempre una base sicura") ma anche spingere il figlio a socializzare, a guardare verso il futuro…(come dice uomo in cammino: stimolare i figli al gusto dell’essere unici, ragionanti, critici e quindi, indipendenti dal gruppo – gregge – massa, liberi di scegliere quando essere sociali, gregari e quando essere unici, individuali.) e più che psichiatria una bella terapia cognitivo comportamentale.

    Io che di fantasie suicide ne ho avute per molti anni e sono arrivata anche una volta a tentarlo (salvo poi capire che volevo vivere) ricordo che il dolore più grande era la sensazione di non avere un mio posto nel mondo e tanto meno nella mia famiglia. In particolare dai miei genitori non mi si riconosceva un ruolo stabile e continuativamente coerente con il mio status…(di figlia) ma sin da quando si sono separati hanno cominciato a trattarmi in maniere diverse a seconda dei loro interessi e convenienze. Ad interessarsi a me e i miei disagi solo e soltanto quando questo poteva essere un arma contro l’ex coniuge. un’aneddoto da scrivere nell’ennesimo esposto al giudice. passato il momento di interesse e attuato l’esposto tornavo ad essere invisibile o meglio ad essere quella che non faceva nulla di buono( e quando lo facevo era solo il mio dovere). Il mio disagio e il mio dolore però non andava via, non era stato risolto anzi, era acuito dall’ennesimo abbandono dopo un avvicinamento interessato ed opportunista. Non avevo alle spalle una base sicura. e quante volte ho minacciato il suicidio? quante? credi che mi abbiano ascoltata (mio padre psichiatra non ci dava peso minimizzando dicendo che era una depressione reattiva la mia, mia madre risolveva minacciando di farmi internare) Qual’è stata sempre la loro soluzione ameya?
    affidarmi allo psicologo o psichiatra di turno, e soldi, troppa libertà..( o meglio dire: abbandono a me stessa salvo poi lamentarsi che non andavo a scuola o venivo rimandata e/o bocciata).senza mai avermi insegnato anche ad assumermi la responsabilità di questa libertà.ma imponendomi quelle della loro separazione e dei loro guai.

    e per i miei compagni ero la pazza, la disadattata, la persona strana.

    p.s. uomo in cammino, se mi avessero detto che per castigo mi avrebbero dispensato da educazione fisica sarei stata molto felice… ho sempre preferito gli sport individuali a quelli di squadra, ho sempre odiato educazione fisica a scuola. tant’è che se me l’avessero permesso avrei continuato nuoto a livello agonistico ( cosa che mi avevano effettivamente proposto a 10 anni ma i miei rifiutarono – a mio parere sicuramente un esperienza più costruttiva dello studio di uno psicoterapeuta) . Educazione fisica a scuola non è educazione. è lasciare i ragazzi allo sbaraglio a giocare a calcetto o pallavolo oppure far fare loro esercizi noiosissimi e stupidi.

  20. I figli sono, in parte, ciò che sono i genitori.
    Se i genitori sono in cattive acque, persone con problemi, ciò è favorevole al fatto che abbiano problemi anche i figli.
    Lo zio lo ripeteva spesso: le famiglie chiuse (monogamiche/atomiche) sono deleterie per i piccoli che crescono: se essi hanno la sfiga di avere genitori con problemi, ne subiscono tutte le peggiori influenze (imprinting).
    Esiste anche l’altro lato della medaglia? Figli con genitori eccellenti hanno migliori chance? Può essere.
    In realtà, come hai scritto, non c’è la regola d’oro. Anche noi padri dobbiamo valutare costantemente quanto stare sul piano affettivo (le cui esagerazioni portano a figli bamboscioni e viziati, smidollati incapaci di vivere) o sul piano dello stimolo, verticale del limite e del suo comprenderlo (trasgressione inclusa che ha senso solo in presenza di limiti). Anche in questo caso eccessi comportano danni: distanza, distacco, anafettività, distima e scarso spirito di iniziativa, etc.

    In questo momento i problemi più diffusi sono quelli di eccesso di permissivismo (ovvero scarsità di limiti), in passato valeva il contrario.

    Non è facile cercare di stimolare i figli al gusto dell’essere unici, ragionanti, critici e quindi, indipendenti dal gruppo – gregge – massa, liberi di scegliere quando essere sociali, gregari e quando essere unici, individuali.

    In tutto questo c’è la difficoltà a formare una mente che dia importanza al corpo, fatica – impegno – resistenza – stringereidenti inclusi.
    Mio figlio, figlio di un alpinista, ha delle difficoltà pazzesche a… camminare.
    Prorpi una fisica mentale, psicologica.
    L’anno scorso, in estate, le prime due escursioni a piedi, roba facile, e per di più in principio di giro, quando era fresco e riposato, pianti e muguni e lacrime per… la fatica di camminare.
    E’ una sorta di tortura, a volte penso che preferirebbe farsi strappare il pisello che fare 15′ in salita (ad esempio tornando dalla stazione).
    In un certo senso è già auto-dipendente.
    Questo perché sua madre lo è e pure il nuovo marito di questi
    (il termine meno formale è "cianno il culo abbrancicato al sedile anteriore sx dell’auto").
    Io batto e ribatto il ferro e non mollo, anche se è dura, perché un padre separato deve lavorare spesso in punta di piedi e cesello.
    E’ dura anche perché il 90% del tempo lo passa con la madre.
    A scuola non ne parliamo, il concetto di educazione fisica, corporea (non parliamo di quella sessuale) è di fatto, assente.
    Una delle bojate peggiori che ho sentito è: avete fatto i cazzutelli? Castigo: niente educazine fisica.
    Ma come si fa, zio cane marcio????
    Ma cosa vuoi che esca da ‘na roba del genere?

    La tua mente è anche ciò che è il tuo corpo
    E se il tuo corpo è atono, senza nervo, senza forza, senza salute, moscio, debole, non forte né coordinato, così sarà la tua mente.
    Sono bravi con le wi (o qualcosa del genere, si tratta di console per i giochi o qualcosa del genere, sono fieramente obosoleto ed ignorante), i brevi messaggi di testo e cianno la lingua a penzoloni se devono fare 20’ in bici.
    Mah.
    Adolescenti, come sta il corpo vs e quello dei vs genitori?

  21. A mio modesto parere, l’adolescenza, resta il tramite per esperienze che se non hanno forza interiore rischiano di creare degli individui strani. Cioè: senza, autonomia, amore per se stessi, capacità individuale, etc. Quindi, ben venga, senza tanti divieti, solo occhi discreti verso il traguardo. Un saluto da Sar.

  22. @ x y ci sono delle priorità
    se il ragazzo manifesta intenzioni suicidarie è un grido di allarme
    intervenga subito andando da un bravo psichiatra, o psicologo, non tutti i medici danno farmaci ma ASCOLTO, suo figlio manifesta una difficoltà grossa, gli stia vicino, gli parli, lo contenga, lo rassicuri, ma lo porti da uno
    psichiatra, ANCHE!
    in rete cerchi pietropolli-charmet suicidio
    ma non perda tempo
    vada SUBITO!
    molti auguri

  23. ricevo per email e incollo, anonimamente:

    gentile ameya ,sono padre di un figlio da poco 18enne….che sta vivendo in
    parte quello che lei ha scritto riguardante ADOLESCENZA sul suo blog
    splinder………ma e’ d ‘aggiungere una triste e infelice nota di
    dichiarazione da parte del ragazzo ,quella del suicidio ,per fortuna solo
    dichiarata nei momenti di rabbia e alterazione.Vivo ovviamente con angoscia
    questa situazione familiare……..l’assistente sociale da me contattato…….
    consiglia di accompagnarlo in un centro pschiatrico……un consiglio dato
    senza conoscere ne’ fisicamente il ragazzo ,ne’ tantomeno la sua storia……..
    la mia preoccupazione a riguardo e’ che non vorrei vedere ridotto mio figlio
    ……ad un essere riempito di pscofarmaci  con una esistenza in futuro
    prossimo da vegetale e bollato in seguito come "pazzo",che di sicuro
    peggiorerebbero le cose. (ho scarsa fiducia della professionalita’ dei medici
    della zona dove abito)( ho visto e notato molti casi del genere ).Quindi sono
    contrario a tutto cio’………io confido piu’ in un buon dialogo e presenza
    affettiva giustamente equilibrata…….se la pscologia spiega dove è l’errore
    o difetto…magari con l’azione appropriata si riesce a riequilibrare gli
    stati  di sofferenza……..evitando pscofarmaci e sedute in luoghi di
    sofferenza estrema,dove chiunque anche senza esserlo finirebbe per sentirsi
    pazzo….poi a 18 anni ancora peggio.
    ho letto tutti i suoi blog,anche quelli lontani dal mio interesse ,per capire
    e studiare……..e mi creda ,senza presunzione,penso di capire bene il
    problema .e sto cercando strumenti per  arrivare alla soluzione…….ecco
    perche’ mi rivolgo a Lei , se puo’ farlo la prego mi aiuti.
    cordiali saluti
    xy

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