AUTOLESIONISMO

abcRicevo in messaggio privato, e ringrazio Una Ragazza per quanto qui coraggiosamente racconta. C’è molto dolore dietro a queste pratiche di autolesionismo. Occorre sapere, parlarne, è una realtà. Questo accade a molte adolescenti, è indice di disagio profondo, un sintomo sociale. Chiudere gli occhi, o giudicare non serve. Prendiamo atto che accade,  il dolore altrui spaventa, va in risonanza con le nostre ferite nascoste, ancora irrisolte. Ascoltiamo:

“L’autolesionismo è una cosa che ha iniziato a far parte della mia vita inconspevolmente fin da quando ero più piccola: a 10 anni, dopo la morte di una persona a cui tenevo molto, ho iniziato a non mangiare più o mangiare poco ed inoltre nei miei momenti di nervosismo di nascosto iniziavo sbattere la testa contro il muro. Lo facevo per rabbia e mi “liberava” da tutto lo stress che avevo addosso. Dopo qualche tempo ho smesso, ma l’autolesionismo è comunque rientrato nella mia vita sotto altre forme.
Pochi mesi dopo aver compiuto 15 anni, in seguito ad un abuso sessuale ho iniziato a non mangiare più.

In un mese persi 5 chili, ricominciai delle volte a sbattere la testa al muro…e nel frattempo senza accorgermene mi ritrovai con l’incubo del cibo. Poi scoprii le forbici e successivamente la lametta. E’ successo svariate volte in cui mi incidevo sulla pancia sperando di poter togliere tutto quel grasso (fortunatamente non l’ho mai fatto così a fondo da lasciare segni permanenti), inoltre mi tagliavo sulle braccia anche se spesso preferivo le gambe: un posto più coperto e meno pericoloso. Avevo iniziato a tagliarmi appena sgarravo con il cibo o in qualsiasi momento mi ritrovassi a pensare al giorno dell’abuso e a quanto sono stata stupida. E’ la sensazione di libertà e il sentirsi viva, come lei stessa ha detto, che mi portava a farlo svariate volte durante la settimana…è la vista del sangue che da’ soddisfazione. Ora come ora ho diminuito molto questa pratica, anche se nei momenti più difficili mi capita ancora di cedere e farmi qualche graffio. Ammetto che spesso in momenti di nervosismo mi ritrovo a mordermi la mano senza neanche accorgermene e che per scaricare il mio stress prendo a pugni spesso porte o muri provocandomi lividi ma non la vedo come forma di autolesionismo.

L’autolesionismo lo vedo con un momento di sfogo nella propria solitudine: sei consapevole del fatto che il mondo non si accorge di te e fai qualcosa che dimostri almeno a te stessa che anche se nessuno si accorge che esisti, te sei viva e nonostante tutto ancora respiri.”
Una Ragazza

Il post seguente può avere un effetto shock sul lettore ignaro di questa pratica sempre più diffusa. Tuttavia vorrei invitare a riflettere, dopo aver letto, su tutti quei comportamenti distruttivi che pur non implicando una lama o un rasoio, lacerano l’anima continuamente. Non è forse una forma estrema di autolesionismo restare in una relazione devastante con chi non ci apprezza, anzi ci umilia? Non è autolesionismo privare il corpo di cibo sano, affamarlo, stremarlo con allenamenti estenuanti? Fumare? Tagliarsi è una prassi estrema. Ma ci sono migliaia di modi per esprimere rabbia verso se stessi. E’ interessante osservare e individuare quali sono le nostre modalità autopunitive. C’è una correlazione con altre pratiche?

  • Per esempio con il sado-masochismo ritualizzato nelle pratiche BDSM?
  • Con l’abuso di sostanze, cibo, forti scommesse, sacrificarsi ore al lavoro?
  • Con il continuare a stare in un ambiente domestico pieno di violenza, percosse e  umiliazioni?

Si può scegliere di uscire da questi circuiti distruttivi, e coltivare l’amore vero per noi stessi.

Mi interessa la vostra opinione e testimonianza, anche in pvt.

self injury

Il comportamento autolesionista (Self-Injury) consiste nel procurarsi ferite al corpo in modo deliberato, ripetitivo, impulsivo ma non letale. Esso include tagliarsi, graffiarsi, strapparsi croste o interferire con la guarigione di ferite, bruciarsi, pizzicarsi, provocarsi infezioni, inserire oggetti in ferite, procurarsi lividi e ferite, strapparsi i capelli, sbattere la testa o altre parti del corpo contro il muro, e altre forme di dolore fisico auto inflitto. Le parti più colpite sono gli avambracci e le gambe. L’incidenza attuale è stimata pari all’1% della popolazione, con maggioranza femminile. L’età di esordio è la pubertà. I soggetti che manifestano tali comportamenti hanno un alto quoziente intellettivo ma un livello molto basso di autostima. Più del 50% riporta di aver subito un abuso sessuale o altri tipi di violenza durante l’infanzia. Il 90% dichiara di aver ricevuto una educazione repressiva nell’espressione delle emozioni, in particolare la rabbia e la tristezza.
Il soggetto autolesionista cerca di minimizzare e nascondere le ferite sotto i vestiti, trovando scuse come incidenti o graffi di animali, allo stesso tempo egli lancia un grido silenzioso di richiesta di aiuto, le cicatrici ne sono i segni evidenti.
Un numero significante di queste persone (i due terzi) lotta con un disturbo alimentare , abuso di alcol o altre sostanze. Spesso è presente un disturbo Borderline di personalità, o altre patologie psichiatriche classificate nel DSM-IV , come Depressione, Disturbo d’Ansia, Disturbo Ossessivo-Compulsivo, Disturbo Post Traumatico da Stress, Schizofrenia nei casi più gravi.
La persona autolesionista riferisce di sentire un vuoto dentro, anestesia e incapacità di sentire emozioni o esprimere i propri sentimenti, terrore delle relazioni. Se vi sono tentativi di suicidio solo una piccola percentuale porta avanti una condotta suicidaria vera e propria. L’autolesionismo resta un modo di fronteggiare le emozioni che non si riescono ad esprimere altrimenti. La rabbia e l’aggressività vengono introiettate, il carnefice, direbbe Freud, viene interiorizzato, e la pulsione di morte (Thanatos) viene rivolta al corpo. Il dolore esterno e auto procurato  diventa un rituale espiante, autopunitivo, ma ha anche un effetto “benefico” in quanto provoca nell’immediato un rilascio di endorfine, provoca una sensazione forte, un picco adrenalinico, al pari dei grossi scommettitori, o di chi si lancia nel vuoto, o di chi pratica sesso o sport estremi. Diventa indispensabile, una DIPENDENZA, un gesto violento verso se stessi di cui non si può fare a meno, compulsivo e necessario. Le persone che esprimono tale comportamento spesso parlano di se stesse in termini di odio, disprezzo e totale mancanza di amor proprio. Tale rituale tuttavia, per assurdo, risulta rassicurante, il sintomo rappresenta un’ ancora di salvezza per evitare un male maggiore, la distruzione totale e definitiva. Attraverso il dolore corporeo si ha l’illusione di sentirsi vivi, il male risveglia un corpo intorpidito e congelato, tranquillizza, illude di avere una padronanza, fittizia, su se stessi. L’auto-mutilazione ha un effetto paradossalmente calmante. È una sublimazione di un rilascio emozionale bloccato e represso. Tagliarsi provoca un sollievo momentaneo da una sofferenza interiore ben più devastante. Il dolore riportato sulla pelle è molto più facile da contenere che quello tenuto nel profondo. Nell’infliggersi il dolore c’è l’illusione di poter decidere , di poter controllare, di poter essere liberi di disporre del proprio corpo. Si diventa esecutori materiali di una condanna spesso pronunciata tanto tempo prima da qualcun altro. Un atto di disamore compiuto da una mano esterna, e ora agita da soli, di nuovo: copione macabro, testimonianza di una ferita interiore, mai rimarginata. L ‘autolesionismo diventa l’ unico linguaggio possibile:
un urlo rosso sangue.
Ameya G. Canovi

142 commenti su “AUTOLESIONISMO”

  1. E’ vero, tagliarsi procura momentaneamente in chi lo pratica un sollievo disfunzionale, concentrando il dolore e la preoccupazione sul taglio la mente si toglie dal dolore psichico molto più profondo.

  2. Ho visto che sia il post sia i commenti non recenti ma del 2008. Ma voglio lo stesso commentare … Perché l’argomento mi tocca in prima persona. Sembrerà paradossale , ma per me è quasi positivo tagliarsi. Il mio autolesionismo , ho capito solo recentemente , essere nato in passato… Sono sempre stata un soggetto incline all’autodistruzione. Ricordo che una volta , in seguito ad un litigio con mio fratello ho affondato le unghie (cosa che faccio tuttora a volte) nelle cosce talmente forte da lasciare i segni. L’anno scorso in seguito a molte, moltissime delusioni, e molto dolore abbandono e solitudine ho iniziato a infliggermi dei tagli. Su tutto il braccio. Inizialmente con una pinza, successivamente con le forbici. Ed ora, dopo esserne uscita per un po’ grazie soprattutto all aiuto di una psichiatra, ho riiniziato a farlo, ma questa volta con coltelli. Volendo vedere le gocce di sangue , volendo sentire il dolore che facendo pulsare le ferite mi fa sentire viva. Mi annebbia la mente e mi distrae dal dolore psicologico.

  3. Sì mi torna parecchio… Il senso di impotenza e di essere in balia degli altri è riemerso ciclicamente nella mia vita ed è veramente logorante.
    E’ interessante per me il fatto che il ricordo per me sia riemerso dopo un anno di terapia, contemporaneamente ad un altro, legato a mia mamma che mi ha sfiancata fino a farmi lasciare alcune carissime amiche perché aveva fiutato un giro pericoloso. Il ricordo sommerso era un manualetto di psicologia per genitori in cui si descrivevano un paio di tattiche utili – di cui una adatta per personalità forti e una per personalità deboli – il libro circolava per casa e l’ho letto, e ho capito senza grosse difficoltà che mia mamma aveva adottato la seconda tattica… Se le capita di parlare con dei genitori la prego faccia presente che i figli non sono analfabeti e potrebbero capire molte più cose di quello che loro credono!
    Grazie davvero molto.

  4. Grazie Ameya, sì mi torna tutto. Quell’anno è stato lo stesso in cui mia madre ha ottenuto da me di farmi lasciare delle carissime amiche perche’ aveva intuito un giro pericoloso (una effettivamente ha poi avuto seri problemi di tossicodipendenza), ma quello che più mi ha ferita è stato leggere un manualetto di psicologia per genitori “Mio figlio ha 12-14 anni” ,che girava per casa. Era chiaro che aveva preso da lì la tattica del lavorìo ai fianchi che aveva adottato con me, ed era proposta dagli psicologi come adatta alle personalità deboli… Dopo un anno di terapia finalmente sono emersi questi due ricordi, ho capito che da lì è franato qualcosa di importante.

  5. Chi è stato molestato impara uno schema: tu decidi per me. Io non conto. E più terribile ancora: ” se me lo hai fatto, me lo merito.” Riappropriati della tua autostima. Sostituisci con 2io mi merito amore, considerazione e stima.” Soprattutto da te stessa!

  6. Io ho iniziato in 5^ ginnasio dopo un anno devastante con la mia prof di lettere e un paio di molestie sessuali, mi sono fatta fuori braccia e gambe e spesso anche il viso, a furia di pizzicarmi per togliere i punti neri. Non ho mai veramente smesso finché non è nata mia figlia – anche grazie al cambio ormonale la pelle è effettivamente migliorata, qualche mese dopo la nascita ho deciso di entrare in terapia perché l’equilibrio faticosamente raggiunto – al prezzo di rinunciare al sonno lavorando 20 ore al giorno per tenere il ritmo – non reggeva più. Adesso la mia terapeuta vuole farmi riflettere sul fatto che il mio atteggiamento di fondo rispetto a due figure importanti nella mia vita è “Fai di me quello che vuoi”. Sto cercando di capire che cosa intende. Grazie di questo post che mi permette di nuovo di collegare i puntini e vedere il disegno.

  7. Ciao, volevo scriverti in privato ma per avere un riscontro ma penso che volendo potresti darmelo da qui. Stavo con un ragazzo che si dava dei pugni davanti a me per "costringermi" a cedere durante delle discussioni molto accese…Diceva che simboleggiava così il dolore che gli procuravo. Io mi sentivo un mostro e gliela davo vinta, la questione restava per poi naturalmente tornare a galla. So che in tante cose sbagliavo ma dentro i suoi gesti li sentivo una sorta di violenza nei miei confronti anche se riusciva a farmi sentire in colpa. Non ho mai capito fino in fondo se fosse un problema suo e della nostra relazione..Lui mi imputava direttamente la totale responsabilità. Ho sofferto tantissimo per questo.

  8. @commento anonimo scrivimi la tua storia senza k e abbreviazioni infantili, in modo che tutti la possano leggere, metti in fila la tua vita dandole dignità e io la pubblicherò. cerca di analizzare senza crogiolarti nel vittimismo i punti salienti..io sospetto che chi annega in questi meandri abbia sviluppato un amore per la sofferenza e ci si rotoli dentro affezionato..prova a guardare da fuori il film..e magari pensiamo un finale sereno, positivo, senza tagli, torture digiuni? troviamo un altro copione?

  9. post molto bello… ho 18 anni…soffro di anoressia da 2 ..di autolesionmismo da sempre. il vuoto interiore di cui parli è palpabile nella vita di chi come me soffre di queti disturbi. un vuoto che ti porta dentro sè e ti risucchia via. un vuoto tangibile…un vuoto nell'anima ,nel profondo dell'essere.a volte penso di meritarmi tutto questo….perchè non sono capace d'amare in modo sano…perchè non sono capace di esprimere cio che sento. quando mi accade di ferirmi….ècome se io non ci fossi,non sento dolore..non sento nulla..nemmeno la ragione che mi supplica di fermarmi.l'odio verso il mio corpo è tanto forte che ferirmi è indipensabile. forse la mia anoressia non è altro che un nuovo modo per farmi del male,perche d star bene a me non va.ho tentato il sucidio lo scorso nvembre…dopo4giorni di digiuno durante i quali bevevo un bicchiered'acqua un girono si e l'altro no ….h deciso di andare a ballar…cosi ho fumato cio che non dovevo ,ho bevut alcol consapevole di stare male.e piusentivo di star male piu bevevo.prendevo consapevolezza che bee un altro goccio mi avrebbe distrutta.il risultato è stato un coma…forse sono pazza e questo commento non lo pubblicherai….ma grazie…grazie…grazie

  10. ma io se sapessi dove e’ l’antidoto….come si fa ad amare e perdonare se stessi…completamente….stare bene sempre come si fa? Ci allenano per odiare noi stessi fin dall’infanzia…..e non 6 bravo, e sei brutto, e sei troppo bello e non 6 umile…Signor mio come si faaa? Grazie Ameya…di come…ci si libera!!!
    Taimmi

  11. Leggo commenti e trovo persone colpite da Borderline. Cosa aspettate? Sentire il dolore ferendosi per non sentire il dolore dell’anima non ha soluzione.
    So che si soffre 3 volte tanto con queste sofferenze dell’anima, così viene chiamato il Borderline, ma si può stare bene…vi auguro di trovare un giorno (più si invecchia più dura la terapia), la voglia di amarvi.
    Auguri, e scusa il secondo commento…
    Nadia
    p.s. Se qualcuno ha interesse ho un post dove descrivo i sintomi, e potete rivolgermi a me per pvt. Ho visto la gente soffrire e so quanto è brutto. Avete mai parlato di un tunnel? O di una luce che non vedete perchè il tunnel è senza fine?
    Un abbraccio per chi ancora è nel tunnel.

  12. Una mia cara amica soffriva di Borderline, e poi conobbi molte persone autolesioniste, che si punivano, che si odiavano, che per troppo o poco amore nell’infanzia o un trauma in adolescenza si sono ammalate. Mi sono così interessata ai disturbi di personalità. Ormai riconosco subito se una persona ha un disturbo, persino qui. Hanno modi di esporsi che si capisce subito che hanno o il Borderline (ce ne sono tanti qui in Splinder) o hanno molti il disturbo di dipendenza (altro disturbo di personalità). Purtroppo non tutti vogliono ammettere che è un problema, si sentono in colpa anche se la colpa non è loro.
    Conosco uno che ha la schizofrenia, ma qui parliamo di psicosi…fortunatamente una percentuale guarisce, l’altra va curata a medicinali, e l’altro terzo purtroppo è gravissimo.
    Ma per chi ha disturbi di personalità, perchè alla fine chi si fa del male il 99% dei casi ha assenza di personalità, si è fermato nella fase immatura.
    Mi fermo, ne ho tante da raccontare, ma è triste leggere così tanti blog dove scrivono per mostrare a noi quanto si puniscono ogni santo giorno.
    Io cerco di indirizzare chi sta male: alcune persone accettano e provvedono, perchè si può guarire dal Borderline ad esempio. Bisogna solo volerlo e lavorare con un bravo psicoterapeuta.
    Un saluto 🙂

  13. Cavolo, in alcuni tratti mi sembra di rivedermi. Prendere a pugni porte, muri, armadi fino a farsi venire i lividi e continuare a picchiare nonostante il dolore, morderni le mani fino a farle sanguinare e poi staccarmi le croste, graffiarmi ripetutamente in faccia o sulle braccia. Come diceva la ragazza è un modo per sentirsi liberi, per scaricare le tensioni, e il dolore, almeno su di me, ha quell’effetto. Mi odio quando mi rendo conto di quello che mi combino eppure continuo a farlo senza sapere il perchè.
    Complimenti per il blog perchè è davvero molto bello ed interessante e soprattutto può dare una mano. La ringrazio veramente tanto…

  14. Anna Achmatova

    Fiaccata dai tuoi lunghi sguardi,
    io stessa ho appreso a far soffrire.
    Creata da una tua costola,
    come posso non amarti?

    Esserti tenera sorella
    è il legato di un fato antico,
    ed io sono diventata l’astuta, avida,
    dolcissima tua schiava.

    Ma quando, mite, mi abbandono
    sul tuo petto piú bianco della neve,
    come esulta e si fa saggio il tuo cuore,
    sole della mia patria!

  15. Anche io, come altri, sono capitata sul tuo blog per caso e innanzitutto voglio ringraziarti. E’ importante che si parli di queste cose perchè condividere le proprie esperienze – per quanto negative – le rende più lievi, meno drammatiche.
    Io ho un unico ricordo di vero autolesionismo nel mio passato, e risale alla mia prima infanzia.
    Ricordo come se fosse oggi che ero sola in casa con papà. Mio padre però era – come sempre – chiuso nel suo studio a lavorare.
    Io avevo, forse, 4 o 5 anni e volevo la sua attenzione. Ho preso un paio di forbici e, dopo aver sollevato con due dita un lembo di pelle della coscia, l’ho tagliata.
    Niente di che, una piccola ferita.
    Ciò che mi colpisce ancora adesso di questo ricordo è che non provai dolore – non ricordo affatto nè dolore, nè paura, nè alcuna impressione per il sangue. Ma ho un ricordo vivissimo e bellissimo di mio padre che finalmente si occupa di me, che mi medica la ferita e mi coccola dicendomi cose carine.
    E’ stata talmente forte la sensazione positiva che ha cancellato dal mio ricordo qualunque dolore…

  16. incollo da un messaggio privato:

    allo stesso tempo egli lancia un grido silenzioso di richiesta di aiuto, le cicatrici ne sono i segni evidenti.

    ti ringrazio fin d’ora del tempo che mi dedichi leggendo.
    è proprio così, la ferita è una richiesta di aiuto silenziosa, per cercare di parlare con le persone che ci hanno sempre schiacciato moralmente, fin dall’infanzia, insegnandoci così a trattenere le emozioni, fossero buone o brutte. quando poi diventi adolescente e attraversi il periodo del “il mondo è contro di me” (e non lo sai che questa è una parte comune a tutti gli under18), le emozioni si fanno violente, e se non le sfoghi, sono guai. così ti buchi con gli aghi, ti prendi a martellate le mani e i piedi, ti trascini dolorante ma vedere gli ematomi è una conferma del fatto che sei vivo, che esisti. e anche se smetti, una volta passata l’adolescenza il problema permane e diventa tua caratteristica. e così io sono una ribelle silenziosa passiva emotiva fragile timida e soprattutto, insicura. grazie papà e grazie mamma.

    ho voluto dire la mia, non sto mai zitta, ma mi vado bene così. buona notte e grazie ancora.
    Roberta A.

  17. “fumare” non è autolesionismo. è un piccolo piacere denigrato, costoso e pericoloso. non vorrei arrivare a citare il vecchio adagio sulle cose belle della vita…