SENTIRSI SBAGLIATI

sbagliataSensoColpaA volte ci si sente diversi da come vorremmo essere. Al posto di successo, affetto, consensi, sembra che il mondo ci comunichi ostilità, durezza, disapprovazione. Eppure mettiamo cura, cerchiamo di fare del nostro meglio, ci impegniamo per essere accettati, accolti, ben voluti.


E invece arriva il temuto messaggio: “Non vai bene”. L’individuo apprende la modalità relazionale ben presto, dalle figure accudenti.

Egli interiorizza l’Altro attraverso le prime interazioni primarie. L’immagine che si acquisisce di se stessi si forma attraverso il rispecchiamento prima con le figure genitoriali, poi grazie al mare sociale in cui si è immersi.

Si incontra l’Altro, ci si specchia, l’Altro ci restituisce un’immagine di noi stessi che tratteniamo, nel processo della formazione del Sé. Se l’Altro ci rimanda un’immagine di noi stessi positiva, adeguata, amabile e accettabile, avremo interiorizzato un senso del Sé autoefficace, capace di incidere nel mondo, vincente, degno di amore. Se invece quanto restituito è che siamo sgradevoli, indegni d amore, sbagliati, inadeguati, questo è quanto crederemo a lungo su noi stessi. Questo processo non è conscio. I messaggi sono spesso impliciti, subliminali.

Tuttavia i rimandi giunti dall’esterno restano impressi nel profondo, tanto più quanto sono significative le persone a restituirli. Senza voler dare colpe inutili ai genitori che hanno sempre fatto del loro meglio (quello non fatto è perché non ne erano capaci).

E se il messaggio più o meno implicito ricevuto è stato screditante, disconfermante del proprio valore, l’individuo resterà convinto di non valere e leggerà il suo vissuto con questa lente interpretativa. In altre parole, se siamo convinti di non valere, di non piacere, di essere sbagliati, leggeremo ogni dato che ci arriva con questo codice.

Magari Tizio non ci saluta perché è nervoso, ed ecco che chi ha il copione di se stesso come indegno e sbagliato tenderà a interpretare il dato come un segno di ostilità, un giudizio nei propri confronti. In pratica è come si procedesse per verifiche. Abbiamo una teoria implicita su noi stessi, ad esempio “Sono sgradevole, non piaccio a nessuno”, il nostro iter cognitivo ci porterà a trovare una conferma di quanto crediamo, e le informazioni provenienti dall’esterno verranno organizzate in modo da costruire una prova di quanto pensato.

Se pensiamo di non piacere, i dati salienti per noi saranno quelli atti a dare conferma di ciò. Se riteniamo che non siamo degni di amore, di accettazione, andremo a cogliere fra le righe quei segnali, di per sé neutri, che però possono essere usati come prove per la nostra idea precostituita. Il timore del rifiuto, del giudizio, la paura di essere inadeguati, sbagliati, è comune a tutti in misura diversa.

Tuttavia più si teme il confronto, più si cerca di nascondere chi si è davvero per tentare di farsi accettare attraverso una maschera, ciò che ne deriverà sarà un Falso Sé, fragile, costruito, tremolante, non autentico. Ciò che ne risulta, è una personalità costruita e poco convincente, diffidente, in fuga dall’essere vero.

E la risultante relazionale sarà comunque una non gradevolezza, e tale persona sperimenterà spesso il rifiuto, attirando inconsapevolmente una non completa accettazione. In pratica ciò che più si teme, si finisce col crearlo da soli. Prigionieri di una profezia autorealizzante.

Fino a quando non subentra la volontà di scoprirsi, di indagare nei propri copioni al fine di riconoscerli e poter essere sempre più spontanei e veri, prima con se stessi, e di conseguenza con gli altri. Affinché questo accada, è necessario avere il coraggio di guardarsi dentro con onestà, apprendere a sostare nello spazio scomodo delle scoperte delle proprie antiche ferite, e accettarle.

Da quest’accettazione nasce una forza nuova, la paura del giudizio altrui lascerà spazio a una verità, autenticità, che solo chi può permettersi di essere se stesso fino in fondo conosce.

Ameya G. Canovi

57 commenti su “SENTIRSI SBAGLIATI”

  1. @ripetiti il mantra LASCIA SCORRERE, LASCIA ANDARE, NON TI AGGRAPPARE, FLUISCI… nuota, salta, diventa minimalista, basta far con meno..essenzialità…

  2. Cara Ameya, sono l'anonima del commento 51..hai colto nel segno!Ho da poco concluso un corso di teatro amatoriale ed è andata talmente bene che il nostro spettacolo di fine anno verrà replicato e a pagamento..Ora ti faccio una DOMANDONA:per una persona pesante come me è difficile da capire…quindi ti chiedo:PER TE: COS'E' LA LEGGEREZZA?Io, seppur nella mia negatività, do un peso diverso alle cose..ci son cose importanti alle quali quindi è salutare dare un peso, e cose meno importanti che quindi "pesano" di meno.Io, seppur discriminando, mi zavorro troppo, sempre e gli effetti si vedono…Come imparare a distribuire meglio l'importanza alle cose?Trovo molto interessante che la parola "leggerezza" possieda un'accezione sia negativa che positiva.Allora come fare ad essere leggeri senza …"leggerezza" (intesa in senso negativo…tipo superficialità)?grazie!

  3. @Cara #51..mi hai fatto simpatia :-). Vero che forse sei pesante…si intravvede tra le righe…ma ne sei consapevole, e riesci a prenderti con leggerezza! non mi arriva vittimismo ma consapevolezza. è un ottimo punto da cui partire essere coscienti..osservati. e quando ti sorprendi a pensare cose negative di te fermati. stai attuando una PROFEZIA AUTOREALIZZANTE. cerca in rete..scoprirai la definizione…divertiti, ridi, visualizza te stessa capace, leggera, SIMPATICA. prima di diventare qualcosa o qualcuno..dobbiamo pensarlo possibile! hai mai pensato di fare un corso di teatro amatoriale?facci sapere!!

  4. Cara Ameya, leggo e rileggo il tuo blog perchè a volte mi è utile un "ripassino" Oggi sono tornata dal lavoro ponendomi la domanda "a chi posso chiedere aiuto adesso?" e dopo madre e amici (quelli non in vacanza..maledetti!!) eccomi a scriverti.Sono profondamente avvilita; oggi mi è successa una cosa avvilente quanto banale. Mi hanno comunicato che il mio contratto di lavoro non verrà rinnovato perchè tra me e il mio capo (femmina) non c'è affinità. Insomma non le piaccio.Io sono arrivata ad ottobre in un ufficio dal clima tesissimo perchè la mia capa e la mia collega non si sopportano e ho fatto da "parafulmine": quando una non c'era ne ascoltavo gli sfoghi sull'altra e per il resto del tempo cercavo di essere una brava lavoratrice.La situazione si stabilizza fino ad oggi, con il mio contrattino in scadenza che nessuno prolungherà.Aggiungo che in questi mesi assisto a continue chiacchiere da corridoio e liti da asilo e maldicenze alle quali non partecipo perchè non nella mia natura.Tutti ovunque vada esprimono rammarico quando vengono a sapere con chi lavoro senza che io li influenzi con un mio commento qualsiasi.Passo un concorso e vengono a dirmi che la mia responsabile rosica per questo. Ma perchè? Perchè volere il mio male quando io oltre a non averle fatto nulla conto anche molto poco in quell'ufficio?Sono sicurissima di avere mie responsabilità in tutto questo; forse non ho sorriso abbastanza,  sono andata via dall'ufficio di cattivo umore ma….è una colpa essere come si è?Soprattutto quando il cattivo umore è stra-giustificato? Lavorativamente parlando non le ho fatto mancare nulla. Mi ha detto che ero troppo pignola..son diventata meno precisa, che ero prolissa (eh eh questo si vede) son diventata sintetica in ciò che mi chiedeva di scrivere.Tu dirai…lì non stai bene..sii felice di andartene.Il problema è LA STORIA CHE SI RIPETE.Il prof della tesi mi ha dato la lode e poi ha dato lavori/lavoretti ad altre perchè gli stavo antipatica.Lui, la mia responsabile, l'ultimo ragazzo che ho avuto (e che ne aveva altre 2) mi hanno TUTTI DETTO le STESSE FRASI.1) dai importanza a cose che non ne hanno2) pensi troppo3)sei pesante…….ma non sarà che semplicemente per me sono importanti cose che per loro non lo erano?Perchè altrimenti che faccio? Mi butto dalla finestra? Emigro su Saturno, II pianeta della sfiga per quelli come me?Le stesse frasi Ameya! Mi fa impressione….avranno ragione. Ok.MA DA CHE "ME STESSA" RIPARTO SE IO NON VADO BENE?Se tanto quel che penso è sbagliato?Ma poi, porca miseria…io mai mi permetterei di dire a qualcuno come pensare!

  5. Il concetto di giustizia quale sarebbe? Fare agli altri quello che si ha ricevuto per primi? Applicare la legge del taglione?Oppure rendere comune e popolare il pensiero comunista affinchè lo stesso venga inteso dalla massa ignorante come giusto..Già perchè ripeto io della toria del Perlingeri non posso parlarne a mio padre che tiene la 5 elementare..Ed allora se mio padre con una 5 elementare alla fine vede ciò che vede l'uomo che invece la teoria del Perlingeri non solo si presume che l'abbia studiata ma che sia anche riuscito a farla propria..Cpite bene che l'importante non è come ti vede la massa, perchè illudersi di poter essere compresi da tutti è davvero impossibile..L'importante è parlare e capirsi tra la gente che fa parte d'uno stesso livello..Con l'uomo della strada io posso anche decidere di dialogare senza illudermi però d'essere compreso..Mi spiego? Piacere non è piacersi..Il non piacere a volte è proprio la conseguenza immediata e diretta del piacersi troppo..Il troppo convinto va da sè che crea fastidio, crea fastidio ovviamente tanto all'ignorate tanto al dotto..da ciò la reazione a catena..Ma il discorso è tutt'altro..

  6. Il libro di Dyer è sempre attuale,non passa mai di moda….mi ha aiutata molto..anche se il capitolo sulla giustizia non sono mai riuscita a leggerlo sino alla fine….ciao Ameya complimenti per il blog e l'argomento che tratti

  7. Ciao, mi chiamo Daniela.e questo tuo blog mi sembra molto interessante. a volte.. per non dire spesso, mi capita di sentirmi sbagliata. e sono le persone a me più  care a farmelo percepire. mia madre, il mio ragazzo, la mia migliore amica. alla fine, se me lo dicono tutti.. forse sarà vero. e combattere per sostenere una tesi non serve, tanto la tua sarà considerata di poco valore "perchè tua". invece far notare qualcosa agli altri non cerve… perchè hai sbagliato a farlo notare. qualsiasi cosa scegli, ce ne un'altra migliore. c'è chi mi disse una volta: Daniela, dovresti amarti di più. ma in queste circostanze come si fa?più cerco di essere amata dagli altri, più gli altri amano qualcuno che di loro si interessa poco(sarà una legge della natura?). solo perchè non mi arrabio, non alzo la voce, non uso la forza fisica e mentale per ottenere quello che voglio, più sono disponibile, meno interesse suscito. che giornata triste…

  8. Leggo un libro ed una persona lo nomina, interessante coincidenza.

    ameya so che non sto scrivendo assolutamente nulla interessante ed istruttivo, ma il tuo attuale post unito al commento di Morgana51 mi inducono a pensare che forse le coincidenze non esistono e, veramente, le cose accadano per assonanza energetica.

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    Il sentire che ci sentiamo “sbagliati”, per il rimando che gli altri ci danno di noi stessi, l'abbiamo sperimentato chi più chi meno un po tutti.Quando ciò diviene costante lo viviamo come un malessere cronico.Forse per uscire da uno stato energetico tale in cui attiriamo (o addirittura provochiamo inconsapevolmente noi stessi) questi stati di giornate no, è necessario arrivare proprio fino al fondo dell'abisso prima che una molla scatti dentro di noi.I grandi e totali cambiamenti molto raramente arrivano da situazioni che non abbiano raggiunto il loro limite estremo.

    Prendilo solo come un parere personale con beneficio d'inventario.

  9. Interessante. Ti consiglio di leggere "Le Vostre Zone Erronee" di Wayne W. Dyer, è un libro molto illuminante sui labirinti mentali che generalmente ci costruiamo da soli 🙂

  10. Buongiorno, sto cercando argomenti interessanti per delineare la Forma Mentis del Blogger e dell' Uomo/donna in questa società io cerco di farlo attraverso l'ironia, ma leggendo qua e là mi imbatto in post veramente degni di nota.. Questo è uno di quelli i miei complimenti più sinceri.

  11. proprio in questi giorni mi sono sentita inadeguata con una persona e non è una cosa che mi succede praticamente mai …non era perchè avevo bisogno di non piacergli, ma perchè avevo bisogno di dargli tanto e non mi era possibile fare purtroppo di più …con quel fare ho rischiato di rovianare molto e ancora una volta mi sono ritrovata così davanti allo specchio e me lo sono dettachel'autenticità è solo chi può permettersi di essere se stesso fino in fondo senza pretendere l'impossibile, senza sottrarsi al probabile.Un bacio grande

  12. questa paura di non essere accettati e compresi,  spesso, ci porta a vivere con malessere la nostra vita, con tensione e stupide nevrosi, per sentirne poi, un dolore fisico e mentale.Ci vorrebbe un momento di calma, di pausa, di serenità, di riposo.Ci vorrebbe il mare, la montagna, il canto degli uccellini..Ci vorrebbe il sentire, percepire…la gioia…di vivere…la felicità..Ci vorrebbe il parlare, gridare, piangere, strillare..Ci vorrebbe…un attimo…solo un attimo…per fare tutto questo, tutto ciò che non troviamo il tempo e il coraggio di fare.Ci vorrebbe….ci vorrebbe un amico alle volte, lo specchio con cui parlare, l'anima e il cuore con cui ascoltare.Ci vorrebbe un angelo, che è nel nostro "io" sempre.Cinzia PIACENTINI

  13. sai quando ho trovato la chiave per superare il senso di inadeguatezza di cui scrivi?Una sensazione cho ho vissuto e sofferto profondamente e derivante dalla educazione….Quando mi sono accorta che per me non andavano "bene" tutti e che quindi anche io non potevo andare "bene" per tutti……..

  14. @quanto volevo dire è-riformulo e chiudo poiché inuitle dibattito- "da quanto ho scritto, che tu mi abbia offeso è ciò che si capiva?" il tono era stupito in quanto non mi ero affatto sentito offesa, ma ho motivato il  mio scopo qui. Spero di essere stata chiara.

  15. certo , mia cara Amica . Se la mia domanda ti ha offeso o è stata troppo impertinente , ti chiedo con umiltà di accettare le mie scuse .ti auguro una buona serata e ci leggiamo su facebook , anche io la preferisco come piattaforma per lo svago .ciaoL.

  16. @Linda come più volte ho detto il mio blog non è per raccontare di me ma per raccogliere voci, tuttavia ho anche più volte detto che la dipendenza si misura da uno a 10, non sono dipendente da sostanze, mai stata, tranne che dalla nicotina, di cui mi sono liberata anni fa, e mi sento che potrei ottenere punteggi medi nello shopping…e forse per la caffeina..ma bevo un solo caffè al giorno..non mi sono mai ubriacata finora in vita mia…forse il mio profilo nelle dipendenze è piatto…tuttavia non sono qui per raccontare me…ci sono tanti blog atti a narrare se stessi…il mio scopo qui è quello della ricerca e tale vorrei che restasse, per il resto ci sono altri spazi ludici come lo è per me facebook.

  17. Lascia che io ti sorrida , come tu stai facendo con me leggendo questa stupida domanda che non ha bisogno di risposte , se così ritieni .con stima , amica mia .L.

  18. Non vorrei sembrarti maleducata , ma solo "umana" : tu in quale dipendenza ti riconosci ?chiedere è lecito , rispondere è cortesia e tu puoi anche essere scortese che io non me la prendo .ciaoLin

  19. Ameya io vedo che intorno a me di esempi di gente sbagliata ce n'è così tanta… chi spaccia droga , chi la usa , chi non dice nulla e permette sia così e lo stesso con l'alcool .In questo caso non mi sento assolutamente sbagliata , forse perchè l'etica nn è una nozione che ti insegnano , ma è una conoscenza che hai dentro dalla nascita , io credo sia così . poi certo , la vita insegna , con tutte le sue prove , le sue <<<< CADUTE NON PERDONATE >>>> (segnalo questo) ecc ecc .Quindi non credo che noi dobbiamo insegnare nulla a nessuno , semplicemente credo che non si debba credere nello stato politico mondiale del momento .ma questo è un discorso diverso e per non portarti OT mi fermo qui .ciaoLinda

  20. molto bello ciò che dici, cara GVB1978…io non sono riuscito a tenere al mio fianco la persona amata (anzi, probabilmente parte del mio percorso di consapevolizzazione è cominciato ANCHE a causa del naufragio di quella relazione – che comunque era invischiatissima di dipendenza e proiezione, ovvio!!!) però lavorando su di sé mi sembra si possano ottenere dei grandi risultati e anche se in questa fase della mia vita forse un po' di sana solitudine è preferibile, mi auspico di riuscire a instaurare presto un rapporto (con me e con gli altri) più proficuo.Poi, va anche detto – e scusate la semplificazione – che i percorsi della mente vanno allenati e quindi, per quanto abbia sostenuto che basta abbassare la soglia per dover fare i conti con i propri demoni, forse (dico forse) a furia di costringersi a farlo a un certo punto volersi BENE sarà più spontaneo che volersi MALE (insomma, lo dico da ex-fumatore e mi sembra che il processo sia simile: non tocco una sigaretta da anni e ogni tanto farei ancora volentieri una fumatina, però non ho più l'abitudine a immaginarmi con la Marlboro accesa e anzi, mi tengo lontano dalla nicotina senza grossi sforzi perché ho capito che posso farne a meno:-)Vabe', sarà la primavera che mi fa vedere tutto facile…un caro saluto a tuttiH.

  21. è proprio ciò che dice H il più grosso problema del percorso verso la conquista di una piena autonomia e indipendenza affettiva.basta infatti abbassare di un attimo la soglia di vulnerabilità che Vergogna e Senso di Abbandono tornano a galla come cani dell'infernocome suggerisce titti.Da non considerarsi come: "non amerò più e non starò più con nessuno" ma come uno stare con gli altri senza fagocitarli e farsi fagocitare da essi.Abbassare la guardia, la stanchezza mentale che non permette di tenere a freno queste paure.Invece di scacciarle io le ho accolte e le ho guardate in faccia: ho capito da dove venivano, le ho ascoltate. Ho compreso la loro natura. So che ci saranno sempre…mi accompagneranno tutta la vita. Ma ora so anche come gestirle.La paura è un'emozione primaria. e come sappiamo le emozioni hanno una caratteristica molto importante, quella di non necessitare di alcun pensiero razionale. Questo perchè quando ci si trova in pericolo dobbiamo agire subito per non soccombere al pericolo, qualsiasi esso sia. Possono essere paure d'istinto ma anche apprese, non importa, centra che quando soffriamo enormemente il nostro cervello registra che quella situazione non dovremo più viverla. Ed è questa la cosa difficile da comprendere e soprattutto è difficile scoprire il meccanismo per non permettere a paure senz'altro legittime ma incoerenti con il presente di governare la nostra vita.Ed è quello di accoglierle, analizzarle, conoscerle, confrontarle con la propria realtà presente.e per questo ci vuole un energia e una forza che facilmente vengono a mancare quando siamo stanchi mentalmente, quando siamo provati da giornate intense. Io mi sono accorta ben presto che esse diventavano ingovernabili in quei giorni in cui avevo avuto, appunto, giornate di intenso lavoro e il venerdì quando tutta la stanchezza della settimana si era accumulata inesorabilmente.E' stato un percorso lento e lungo quello di imparare pian piano a fronteggiarle e costruire in me quella sicurezza interiore, certezze positive, maggiore autostima, che mi permette ora di non temerle più.Da contare anche come l'amare una persona ci ha messo il suo zampino, costringendomi a dover lavorare su più fronti per capire e gestire queste paure. Posso dire però che se non ci fosse stato questo sentimento molte delle mie paure non avrei potuto affrontarle poichè spesso come tu stessa dici Ameya, questi problemi sono appunto legati alla proiezione sull'altro.Se i nostri genitori sono stati avari di gratificazioni e conferme, di affetto e sostegno nei nostri momenti importanti, facendoci spesso sentire inadeguati, inopportuni, sbagliati, ci sentiremo sempre così anche e soprattutto nei nostri rapporti di amore, proiettando quindi il nostro amato in un ruolo "genitoriale" che non gli compete, richiedendogli conferme che non può darci. Innescando quindi quella danza della dipendenza che contraddistingue in sostanza il rapporto figlio genitore nei primi anni di vita.per questo dico: ok fare il genitore è di per se difficile, non è semplice e si fanno sempre degli errori. ma è anche vero che se un genitore non è consapevole di se pienamente trasmetterà senza volerlo questi traumi al figlio. se non ha creato un rapporto positivo con se stesso per quanto sia consapevole degli errori e delle sofferenze che ha vissuto nel suo rapporto con i genitori, per quanto cerchi di non fare quegli errori, come una profezia autoavverante, li farà ed anche peggiori di quelli dei suoi genitori. L'ho visto con i miei occhi con i miei genitori. I miei nonni sono sempre state persone genitorialmente assenti e abbastanza anafettivi, sempre pronti a castrare nella credenza che castrare e mandare messaggi negativi fosse un ottimo modo per stimolare il figlio a fare di più. Infatti io ricordo benissimo che se per caso facevo qualcosa bene, ogni mio successo è stato sempre accolto dai miei con questa frase: "hai fatto solo il tuo dovere".E' stata dura tenere la persona che amo fuori da questi problemi, ero consapevole del meccanismo che si sarebbe creato e questa consapevolezza è stata di grandissimo aiuto per riuscire appunto a progredire senza creare i soliti schemi perversi. la solita danza.Il lungo percorso che ho fatto ha comunque creato notevolissimi problemi nella nostra relazione. Ma ora io mi sento davvero molto ma molto più consapevole del mio valore e soprattutto di riuscire a fronteggiare queste paure e sono assai fiduciosa che comunque vada andrà bene.:D mi scuso per la prolissità.

  22. Notevole questo post , per la mia crescita. Soprattutto per la condivisibilità.L'affermazione cha fai riguardo ai genitori è accettabile solo perchè generica.Le situazioni singole possono far emergere precise responsabilità, anche se non volute, mescolando questi vissuti con il carattere personale, ne vien fuori una miscela esplosiva.Sono comunque d'accordo Con H che dice basta infatti abbassare di un attimo la soglia di vulnerabilità che Vergogna e Senso di Abbandono tornano a galla come cani dell'inferno Sono convinta che la meditazione aiuta molto. Stare con sè stessi ,intendo.Per me almeno, mi scopro e mi stupisco di tante mie capacità,  non ho proprio nulla di cui vergognarmi, Mi stupiscono gli abbandoni subiti e ritengo che il problema lo abbiuano avuto gli altri….((perchè forse IO sono più di loro e si sono spaventatai???)))): Devo stare attenta a non passare la soglia opposta…beh, sto attraversando un buon momento, anche grazie a te, e all'aiuto terapeuitico

  23. Le motivazioni che possono rendere un uomo come una donna un "disabile" possono essere innumerevoli..E' un pò come fare un incidente con la macchina..prima camminavi, poi resti a piedi..Che fai? Entri in fisioterapia..La fisioterapia aiuta, ma  non t'aiuta sino al punto di poter reggerti sulle tue gambe da solo..Un giorno, ti viene offerta la possibilità  di ritornare a camminare bene, come pima dell'incidente, col l'ausilio d'un medico davvero bravo..Capace di risolvere la questione sin dalla radice..Insomma si, tu potresti ricominciare a saltare, ballare, muoverti senza più necessità di stampelle..Devi correre il rischio dell'operazione però..Con il 99% di riuscita.Che fai? Rimani ancorato alla fisioterapia e alle stampelle, oppure trovi il coraggio di fare il salto?Questo è ciò che intendo..Per vivere bisogna pur trovarlo il coraggio di buttarsi, altrimenti non si fa altro che autocastrarsi..Continui a ripeterti che non sei all'altezza, che non durerà, che lei ti lascerà oppure che per te alla fine non era così importante..Eppure qualcuno disse:"Non posso darti quello che desideri adesso, ma posso aiutarti a realizzare i tuoi sogni"..Il concetto apparentemente si mostrava paradossale in quanto se io sto schiattando dalla voglia di stare con una persona mica davvero procrastinando la cosa sarò felice..Era un costruendo..in cui capire e seguirsi era il fondamento per potersi vivere un giorno o l'atro..E' chiaro che la carica d'aspettative spaventa, ma spaventerebbe chiunque credo, poichè consapevoli che il "Paradiso" ha un volto, che più ti piace, più spaventa spiccare il volo..Ma non per questo vi si rinuncia..Lei lavora in  piscina, io invece faccio il bagnino salvavita..Insegno ai bambini a non aver paura del mare..Perchè il mare è mare, la piscina resta pur sempre piscina..

  24. @Commento 24 il tuo è un esempio di proiezione… di partire e a interpretare e a leggere la realtà secondo i tuoi occhiali…e le atua chiave di lettura..in realtà Laura ci lavora i piscina, e con i disabili, non con chi segue la superficie..è una persona serena e carina..pensa un po' 🙂 come ci si può fare dei film…

  25. Il rifiuto costante d'aprire quei cassetti (parte integrante di se stessi) è solo un rimando continuo al domani..d'un problema che puntualmente riemergerà..E' non serve la piscina a tappare i vuoti e le crisi d'ansia..La piscina serve a scaricare…Ma poi, devi anche accettare di rinunciare a desiderare d'amare la persona che realmente ami..e non so onestamente quanto il gioco di perdere definitivamente se stessi..valga la candela di rimanere aggrappati al lampione..Insomma, le palle per vivere, ci vogliono..L'autocastrazione serve a ben poco..Ti massacri da solo, senza alcun senso..e questo non è davvero nulla di buono..Non sei sgradevole ma fai di tutto per esserlo, e di rimando di cagioni l'infelicità che hai deciso di meritarti pienamente..C'è modo è modo per condannarsi ad una vita sfigata..ma credo che questo sia uno dei peggiori..Di rimando faresti meglio lunedì ad andare a lavorare e magari a tentare di sbloccare la situazione..Che il matrimonio non finisce per la puzza di aglio, non davvero e per il fritto misto in padella..Ma per stato d'inerzia e d'assenza..Per quello si

  26. ma i genitori le sanno tutte queste cose che tu dici a proposito dell'influenza determinante che hanno sull'immagine che si costruisce di sè stesso il bambino?A me sembra che  "educazione" sia fatta coincidere troppo spesso con "correzione"…e ti credo che poi da grandi non stiamo tanto bene!

  27. Ciao, sono la Laura, quella della piscina. Scrivi cose interessanti, ma io sono per la non totale scoperta di me stessa. ho trovato questo pensiero in un diario del 1987, scritto in un periodo particolare della mia vita, ma mi sono resa conto che è ancora valido oggi. Sarà paura dei lati oscuri? Se ne ho (e sicuramente ne ho) preferisco non conoscerli. Se apri alcuni cassetti chiusi da tempo a volte escono solo bestiacce. Se vieni in piscina ci vediamo lunedì. Ciao.

  28. C'è da dire che nonostante un serio lavoro di verifica e scoperta su sé stessi (un lavoro perseguito anche e soprattutto attraverso la terapia e in seguito con l'auto-aiuto) è davvero difficile sradicare un certo tipo di atteggiamento verso la vita e la realtà.Personalmente provengo da un passato di attacchi di panico, e attualmente utilizzo anche nei miei rapporti sociali il medesimo metodo appreso per rimandare al mittente l'ansia (ovvero per mezzo di pensieri consapevoli atti a disarmare l'attacco sul nascere) – si tratta in definitiva di interrompere anche qui, prima che esplodano, la serie di pensieri negativi portatori di disconferme e sensi di colpa ("non merito la felicità", "sono sgradevole" ecc.) sostituendoli con pensieri amorevoli nei confronti del proprio Sé. E però è una vera e propria disciplina cui il cervello non si adegua mai completamente, basta infatti abbassare di un attimo la soglia di vulnerabilità che Vergogna e Senso di Abbandono tornano a galla come cani dell'inferno… Vabe', suppongo sia anche questo parte del gioco: l'importante è non lasciarsi sconfiggere (quello l'abbiamo già provato, e non serve a granché:-)Un salutoH.

  29. @Benny quello che conta non è 'la gente', ma la figura di attaccamento primaria. Piacevi o piaci a tua mamma? Senti che ti stima? il gioco è lì in quelle fasi cruciali dello sviluppo..

  30. Non credo di essere così insicuro e molte persone parlano bene di me. Eppure questo non mi dà una grande sicurezza, poiché alle donne che mi piacciono veramente io non piaccio, almeno non nel senso che voglio io.Il tuo blog è importante.

  31. Capita di sentirsi "Sbagliati"..Ma ovviamente se su 10 persone quella che ci fa sentire "Sbagliata"..è sempre la stessa..capisci bene, che il problema, non è della persona in quanto tale ma del rapporto "singolare".Non è il mondo a non accettarti, ma forse la parte del Mondo alla quale tu, tieni di più..Questo avviamente non può che far male…Ma il vero problema risiede o:nella insufficiente carica d'autostimaoppure, nella continua paura di sbagliare proprio con la persona alla quale si tiene di più..Nel primo caso, il soggetto sarà un pessimista cosmico..che attraverso il linguaggio del corpo in genere si trasmette con l'atteggiamento di colui il quale indossa  la maschera Nera, il passo più greve ed amaro del mondo..Sguardo Austero, Intensamente Serio, quasi fossimo pronti  a fare a cazzoti col mondo intero..Nel secondo caso, il passo, dinanzi alla persona che c'incute "timore" "rifiuto" disapprovazione..Non potrà che essere:"incerto, esistante, altalenante, pedissequamente incostante"..Ma in questo caso, il turbamento non sarà nè interno nè esterno bensì intimamente il riflesso di quanto percepito dalla persona con riferimento sempre alla singola questione..Che dire?Chi si convince d'essere "Bello" "attraente" e "campione modello"..Peccherà di presunzione forse, ma non andrà mai incontro a tal tipo di problema..Anche se nel caso inverso, il problema all'interno della relazione sociale, potesse scaturire da quel suo modo d'apparire "eccessivamente egocentrico, superconvinto,antipatico"..A differenza di chi, si autoconvince, di non valere nulla e di non essere neanche "Bello"…A voglia a ripetergli, guarda che mi piaci da impazzire, oggi come ieri, niente. Lui non ti crederà..E' la vita del resto, non so perchè spesso ognuno di noi ama complicarsela senza ragione alcuna..Ma uno sarà pur libero di non considerarsi bello e comunque respingere proprio la donna che continua a dirgli mi piaci per come sei?Credo di si..La libertà è una gran bella cosa..Ma quanta sofferenza comporta però eh?

  32. peccato che tu non hai scelto di nascere e loro hanno scelto per te di farti nascere. essere genitori è una grossa responsabilità…non solo una questione di soldi, non solo una questione di tempo ma anche e maggiormente una questione di rapporto con se stessi (vasco mi ha stupito assai ed ovviamente sono perfettamente d'accordo anche se penso che i bambini di oggi stiano soli sin troppo io aggiungerei soli a pensare, senza playstation ne televisione)  e di qualità di ciò che si fa con il figlio.io sono un caso a parte riguardo ai miei genitori e so bene di non essere ancora pronta per fare dei bambini.sto lavorando su me stessa per me stessa. poi se i bambini arrivano ben venga…ma non prima che abbia completato il mio percorso.

  33. "senza voler dare colpe inutili ai genitori che hannos empre fatto del loro meglio (quello non fatto è perché non ne erano capaci)"penso da stamattina a questa tua frase. mi rasserena perché talvolta i genitori vengono accusati anche con cattiveria, lo so perché l'ho fatto io stessa per molto tempo.ma è da quando ho smesso con le accuse e da quando ho iniziato con l'accettazione (di me stessa e dei miei genitori) che sto meglio

  34. @ROberta se uno sparisce senza dire nulla è perché non è riuscito a fare..altro. di chi è il vero problema? Tuo o suo? La fiducia occorre darla, non hai nulla da perdere, l'altro che la butta via..è il vero misero. Non trovi?