
L’Internet Addiction (Young, 1996) è un fenomeno sempre più preoccupante. Divenuto uno strumento essenziale, entrato a far parte del quotidiano collettivo, all’inizio questo mezzo ha affascinato per la versatilità, per la potenzialità comunicativa. Tuttavia ben presto come accade per ogni media, non è tanto la sua esistenza a essere dannosa, quanto l’uso che se ne fa, che può diventare estremamente pericoloso.I criteri diagnostici generali per i disturbi mentali del DSM IV, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders IV edizione 1994, stilata dall’ APA ( American Psychiatric Association) e dell’ ICD-10, International Classification of Diseases (redatta nel 1990, aggiornata annualmente), già stabiliti per l’uso di sostanze psicotrope, sono in sintesi, la tolleranza e l’astinenza. La dipendenza è definita come il bisogno di assumere la sostanza- in questo caso adottare il comportamento disfunzionale- con sempre maggior frequenza, in quanto allevierebbe la tensione e darebbe momentaneo piacere. La quantità di esposizione al comportamento o alla procedura diviene sempre più necessario per funzionare,creando un loop distruttivo infinito, dove l’individuo si ritrova in una spirale di lotta, spesso perdita di controllo sul comportamento, vengono accusati malesseri fisici, comorbilità con altre patologie fisiche e mentali, la vita sociale e lavorativa viene danneggiata. Da qui si distingue un comportamento “normale” da quello patologico:
nella dipendenza patologica vi è senso di urgenza, bramosia, craving, una sorta di fame ossessionante, tale da spinger ad attuare la propria compulsione in modo impellente, mentre una attività ripetuta anche intensamente, come avere ripetuti rapporti sessuali, o fare una buona corroborante attività sportiva, l’astenersi dall’uso del computer o del lavoro non comporta reazioni e sintomi insopportabili in caso di astinenza .
I comportamenti all’inizio sembrano essere soltanto ripetitivi, a volte rassicuranti poiché rituali dei tempi moderni, ma col tempo ci si può trovare intrappolati. E da lì a poco la vita sembra ruotare intorno a persone, procedure e comportamenti, ripetuti, bramati, vitali. Si ha la sensazione di non riuscire a funzionare “senza”, si avverte un senso di incompletezza, si necessita urgentemente “quello” per poter vivere. Salute, vita sociale, relazioni, affetti, denaro, sono condizionati e danneggiati. Vengono interessati altri settori della vita del singolo che si trova in questo modo a confrontarsi con una patologia latente: una dipendenza di cui non sapeva nemmeno prima l’esistenza . La comunità terapeutica si trova così a fronteggiare nuove patologie, non ancora incluse nel DSM IV.
Nello specifico la Dipendenza dalla Rete ha radici in un disagio esistenziale che ha a che fare con le difficoltà relazionali. L’uso del pc permette di isolarsi dall’ambiente in cui ci si trova, e di esplorare altri mondi e realtà virtuali possibili. Esso permette di assumere identità varie, di nascondere aspetti difficili del proprio carattere. Attraverso Internet si può creare un sogno e alimentarlo col nutrimento virtuale della fantasia. Ingannare la propria solitudine, illudersi di avere un’esistenza diversa. Questa sensazione, se da un lato fornisce uno svago assicurato, dall’altro crea assuefazione. Cliccare ipnotizza e distoglie dai pensieri. Crea una trance ipnotica. Ci si fa trasportare dalla marea, dalla curiosità, finestre su mondi possibili si aprono all’infinito, e ci si perde riflessi in un mare di presenze invisibili ma tangibili, presenti a metà, rassicuranti poiché basta spegnere ed esse scompaiono.
Alcune attività che possono diventare compulsive in rete:
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Ricerca spasmodica di notizie
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Aste on line
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Gambling (scommesse, gioco d’azzardo on line)
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Commercio
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Porno Dipendenza
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Cybersex
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Chat
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Blog mania
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Facebook
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MUD, acronimo di multi user dimension, giochi virtuali, come pure “Second Life” mondo parallelo virtuale dove è possibile, pagando, crearsi una identità virtuale (Avatar) con forma umanoide e vivere, interagire, in una realtà riprodotta sul video del pc. Con tutte le conseguenze psicologiche e le implicazioni sociologiche che questo fenomeno può comportare.
Ameya G. Canovi
@caro utente grazie della tua testimonianza. ho una domanda… non è comodo vivere così?
tutto quello che hai scritto è vero… lo vivo sulla mia pelle… sono stato inserito in un gruppo segreto di FB… li ho conosciuto persone come me.. che nella vita reale hanno difficolta a relazionarsi.. e che in FB si creano una identità con connotazioni quasi perfette… come nella vita reale… scocca la scintilla… e ti innamori della principessa… le immagini che la rappresentano sono fantastiche… e le parole che scrive ti penetrano nel cuore… nasce una passione.. alimentata con parole di fuoco… la relazione è fatta di lunghe chiacchierata in chat.. (skype msn e FB).. che durano tutta la notte.. fino alle prime ore del giorno… poche ore di sonno.. e poi a lavoro.. è dura in quelle condizioni… stanchezza.. sonnollenza.. ma la sera… si ricomincia … una droga.. la cerchi… nei messaggi.. nei link.. diventa una vera ossessione.. e quando no la trovi.. immagini che stia chattando con un altro .. qundi scatta la gelosia… è terribile.. vivere un amore virtuale.. fatto di parole … parole e parole… davanti ad un monitor…. grazie…
@Angiolieri.. bell’immagine dei calli..
la tua analisi…triste ma le vera.
se penso a quando scendevamo dal tabaccaio per comprare una carta adatta ad incorniciare le nostre parole….da spedire a qualcuno, aspettando i giorni nella speranza di una risposta..mi sento lontano, da tutto….
Il massimo che si rischiava era un callo alle mani per lo scriver troppo….
notte.
Chi non trova il modus lo cerca, o chiede ajuto per trovarlo. Ma tutto è nel “modus”, non nella “rebus”…
@Bravo Beer e chi non trova il modus? Che fa? si scrive una poesia?
ti sorrido con immensa simpatia
Molto semplicemente, per internet vale il precetto che vale per il cibo, per il vino, per qualunque attività della vita: “est modus in rebus, sunt certi denique fines quos ultra citraque nequit consistere rectum”, che mi pare risalga alle satire di Orazio , che non era un sociologo, uno psicologo, ma solo (si fa per dire) un poeta.
@Cara Marina troverai sicuramente siti di aiuto specifico per la dipendenza da internet! Vai al servizio tossico dipendenze della tua città! Li ti saranno d’aiuto auguri tanti
Salve. Ho assoluto bisogno di aiuto e mi è parso che questo sito, con il riferimento alla dipendenza da internet, possa offrirmi qualche risposta. Mio marito, in un momento delicato della sua vita, in procinto di affrontare un intervento al cuore, si è isolato da me e ha cominciato compulsivamente a chattare finchè ha incontrato una donna, alla quale si è presentato sotto mentite spoglie, scrivendo d’essere single, sdoppiando la sua personalità, e inventandosi un linguaggio che non gli appartiene. Infine, sotto una forte spinta compulsiva, si è recato più volte nella città di questa sconosciuta, all’estero, instaurando anche una relazione fisica e tornando poi a casa con la certezza di aver trovato il grande amore. Mi ha lasciata di punto in bianco e, nel frattempo, ha quasi del tutto smesso di mangiare e di lavorare. Io non so più cosa fare. Ho chiesto aiuto al suo cardiologo (nel frattempo mio marito si è operato) ma, a parte l’effetto di alcuni farmaci che ancora assume e che sono dopanti, non ha saputo cosa dirmi. Ho chiesto aiuto ad una psicologa amica ma non mi ha capita. La mia vita è devastata e gli amici non sanno aiutarmi. Mi trovo costretta a rivolgermi anche a questo sito per un sostegno che diversamente non trovo. Sono in piena angoscia. Grazie per l’attenzione marina f
Buonasera Amenya , intanto grazie per la risposta,quanto ci stò ,be diciamo che la sera il mio tempo libero lo dedico tutto al pc,rubando anche qualche ora al sonno ,ma non mi stanca anzi lo trovo piacevole ,riconosco che non leggo più ,cosa che era il mio piacevole passatampo di prima ,ora compro i libri e li impilo nella speranza di trovare il tempo.. Ciao Cara ne aprofitto per farti gli auguri di una serena Pasqua.
@Selvaggia, direi che come per altra dipendenza i criteri diagnostici si basano sulla frequenza e sulla tolleranza. Quanto spesso? E la quantità di tempo trascorso al pc tende ad aumentare? Se non lo fai senti che ti manca fortemente?
ci sono test in rete che puoi fare per avere una idea.
si può parlare di dipendenza quando ci si mette al computer è si fà le ore piccoli senza accorgesene? mi piacerebbe una risposta grazie alla padrona di casa…
@Vero James…il CB era un precursore…grazie che ce l’hai ricordato..ma chissà perché mi sembrava meno ‘pericoloso’…
Credo che la dipendenza da internet trovi terreno fertile su quei ragazzi e non, che nascondono e spesso molto bene, problemi di socializzazione, di adattamento, di sofferenza.
Molto tempo fa esisteva il “baracchino”. bastava fare il corso della Scuola Elettra ( non on line, ma per corrispondenza!) e diventavi amico di un sacco di gente che stava lì con te sino a notte fonda.
Si utilizzava anche per segnalare gravi situazioni di pericolo come ad esempio il terremoto.
Anche allora c’erano i CB dipendenti, ma nessuno si preoccupava per questo, solamente la polizia perchè esisteva una norma che ne impediva l’utilizzo.
Tutto sommato anche quello era un cyberspazio!!!! Pensa che c’era anche il caro Arnoldo Foà, sai che sfizio la sua voce….
Buona notte!!!
mr
@Daniele ci sono dei test in rete…
mah..onestamente credo di avere questa dipendenza..chissà come è possibile capirlo con certezza.
@Aleph accolgo il tuo dolore… certo che c’è rimedio. Quando la sofferenza è atroce si cerca di anestetizzarla. Ma non è una soluzione aggrapparsi. Per mia esperienza più si cerca di fuggire dal dolore più risalta fuori amplificato…occorre il coraggio di attraversare il dolore, solo così si può rinascere…più fuggi più cadi nel baratro
Sto diventando dipendente da internet perché non riesco ad elaborare il “lutto” dell’abbandono della persona amata. Mi manca tantissimo. Mi sento un po’ come un drogato che sprofonda anche nei siti porno. C’è un rimedio?
non gradisco i vincoli in generale a maggior ragione quelli che toccano le opinioni.
cmq mi dispiace constatare un eccesso di avversione alla socializzazione nel mondo virtuale. ci sono aspetti positivi che vengono sottovalutati e risvolti negativi troppo enfatizzati. io ho tratto un certo beneficio dallo chattare con persone completamente sconosciute. con loro ho conversato in un modo che non sarebbe stato possibile con le persone del mondo reale.
@Paol …eh??????????????????il tuo commento non l’ho capito…cosa volevi dire?
@@@@@@@@@@ leggo grata tutti i vostri commenti
Ciao! Sei su facebook per caso? O da che cosa “dipende” la tua dipendenza? 🙂 Un giorno senza entrare in questo blog. Chiedo scusa…
Interessante…e vero ciò che scrivi..
Ho proiettato in parte la mia vita …
Con amicizie seppur virtuali,ma che sento vere …ma non più vere..
Mi sono state accanto nei momenti non belli….tutti…vicini col pensiero e con gli scritti…Come una grande famiglia…Forse ho subito la dipendenza..e forse la subisco ancora….è strano dirlo,ma quando ho voglia di essere coccolata….o amata…sono qui…Forse perchè il mondo reale fa paura..o forse perchè è troppo freddo…Vedi?..credo che oramai sia il contrario..qui c’è il calore…fuori nella realtà il freddo…..si è distaccati..non curanti di quello che accade….
Ti lascio un sorriso….
Bacio__Anima
La dipendenza da internet è una malattia psico-sociale (concedimi il termine) che deriva dalla scarsa comunicazione o dalla totale assenza di voglia di manifestare delle verità interiori al mondo esterno.
Ci si chiude in una botte di “ferro” poi però si scopre che si solamente fatta di plastica.
Un caro saluto.
certo che rispondere a QUESTO post di QUESTO contenuto dopo 74 risposte è già di per sè una risposta.
Indubiamente qualche anno fa io non sarei stata di domenica a quest’ora a leggere e scrivere su internet poichè faccio parte della generazione che è cresciuta “senza”.
Senza telefonino, senza internet, senza lavatrice, senza lavastoviglie, senza microonde, senza sky… cacchio facevo? 🙂
Per me è facile fare senza, so come si sta senza, non stavo male, anzi!
Se non fossero successi fatti dolorosi ancora starei senza, di questo mi rammarico. C’entra? Credo di sì. Potrebbe sembrare che io sia più aperta, dialogo con il mondo! Invece è vero il contrario e sempre di più. Infatti anche qui sono sempre meno presente, sempre più selettiva, sempre più diffidente. Brutta cosa, non era nella mia natura. Ma questo è il mio iter, diverso da chi invece sta crescendo “con”. Gli effetti non posso pensare ma se li penso li vedo verso una chiusura e non crescita sociale e comportamentale.
Spiego: nel rapporto reale le patologie possono avere confronto e, non dico guarire, ma avere termini di paragone.
In questo tipo di rapporti invece vedo e leggo incartarsi su se stessi, pubblicare malesseri, dare in pasto il privato senza alcuna reale metabolizzazione, girare a vuoto su se stessi, insomma.
Lo si trova qualcuno che ti spara in faccia ” aripijate che stai a annà fòra coll’accuso?” No, non si trova, tutti a compatire, quanto di peggio si possa fare.
Il positivo lo trovo sui blog tematici, quelli dove si trova un reale approfondimento ai propri interessi, quelli che siano.
Di second life nemmeno mi passa per la testa la possibilità…
Su face book ci sono, usandolo senza farmi usare da lui 🙂
tutto vero…quello che sembrava condurci ad essere più vicini, di fatto ci sta allontanando anche dalle poche cose certe.
E ancor peggio è il valore dato al virtuale rispetto al reale…una trappola nella quale è facile cadere.
ciao, piacere di aver incontrato il tuo blog, nsz
E’ bello “conoscere” la virtualità, ma ammalarsi non è per niente bello, io quando mi rendo conto di stare esagerando rimango out per un pò di tempo, così da dedicarmi alle cose vere, perchè sembrerebbe una sciocchezza ed invece cadere nella “rete” è più facile di quanto si pensi.
Bisogna usarla con moderazione e cmq fare dei periodi di stanca. La vita “vera” è bella, perchè lasciarsela sfuggire di mano?
^^
Sei sempre stupenda.
Un abbraccio.
Una volta per conoscere il mondo si viaggiava… oggi ci si chiude in casa davanti a un video
Anzi, quando siamo in giro, non vediamo l’ora di rientrare per sapere cosa sta accadendo nel mondo
Siamo fuori!!!!!!!!
Interessante blog, credo ritornerò a leggere.
Non bisognerebbe mai arrivare al punto d’ammalarsi di pc 🙁
Un abbraccio.
Gli spazi irreali riempiono quelli veri un pò desueti…solo che ci vorrebbe altro…Pasolini…docet! Un caro saluto.
La pace comincia dal cuore…
La pace comincia dal cuore…
un saluto veloce….
abbraccio Gio…
@ecco qui in seguito alla domanda di Gocciolii sono andata a vedere e lo ringrazio perché non conoscevo il termine, anche se sapevo di questi isolamenti estremi semprepiù frequenti, presenti anche in Usa.
Dico che le difficoltà relazionali estreme son osempre esistite..in una società estrema come quella Giapponese il fenomeno ha un suo significato preciso, in Italia internet per ora ha assunto un altro significato, di vita parallela, non proprio sostituta di quella reale..è raro trovare qualcuno che non hapiù vita sociale…se però qualcuno conosce casi come questo ce lo può dire?
Hikikomori (ひきこもり o 引き篭り, “stare in disparte, isolarsi”) è un termine giapponese che sta ad indicare un fenomeno comportamentale riguardante gli adolescenti e i giovani post-adolescenti in cui si rigetta la vita pubblica e si tende ad evitare qualsiasi coinvolgimento sociale. Si tende quindi ad isolarsi chiudendosi nelle proprie case e interrompendo ogni genere di rapporto con gli altri, fuori dalle mura domestiche. L’hikikomori diventa schiavo della propria vita sedentaria, gioca con videogiochi e guarda la televisione durante tutto il proprio tempo libero. L’unico mezzo di comunicazione che usa è internet, con cui si crea un vero e proprio mondo tutto suo, con amici conosciuti online.
Il termine può essere utilizzato sia per definire il fenomeno in sé, sia i soggetti che ricadono nel gruppo di persone che fanno parte di questo fenomeno (esempio: Quel ragazzo è un hikikomori). Molti casi nascono per via di disavventure scolastiche o lavorative oppure per problemi di carattere psicologico. Secondo una stima del Ministero della sanità giapponese il 20% degli adolescenti maschi giapponesi sarebbero hikikomori. In realtà sembrerebbe che questo “stato” affligga non soltanto i ragazzi, ma anche le ragazze
blog mania? magari restassero vivi abbastanza i blog..io devo cancellarmi da facebook, ennesimo tentativo di grande fratellite..non ancora inclusa nel DSM ciao e un baciuzzolino ^^
Diventerei volentieri dipendente da Internet, se mi pagasse uno stipendio decente…
@Gocciolii ora mi documento su cosa sono gli hiki…e poi ti rispondo
cosa ne pensi degli hikikomori che in giappone si tenta di curare offrendo loro la possibilità di interagire con il mondo virtuale del web ?
Mi chiedo : meglio essere hikikomori o dipendenti da internet ?
… l’importante è nn esagerare…
Grazie a Internet ho conosciuto te, GRANDE amica mia realmente e tante altre:-)
TVB*
… l’importante è nn esagerare…
Grazie a Internet ho conosciuto te, GRANDE amica mia realmente e tante altre:-)
TVB*
@@@@@@@@@@@ grazie 🙂
Cara Ameya, la discussione tra me e te si sta facendo sempre più interessante, e forse meriterebbe a questo punto uno spazio diverso da questo, uno spazio più ampio o forse più ristretto a me e te.
Tu hai paragonato il mio concetto di “sfida” a quello di “Hybris” e, da un certo punto di vista non è sbagliato, perché l’Hybris nella tragedia greca era comunque un tentativo di sovvertire l’ordine costituito dagli dei, e chi osava ribellarsi incappava nella “Nemesis”, la vendetta divina.
Vedi, io sono sempre stato un contestatore dell’ordine prestabilito, uno che è andato contro, a livello personale, sociale, politico, e non mi sono mai pentito di questo mio modo di essere. La vendetta, la “nemesis”, è stata spesso crudele per questo con me, con sofferenze indicibili, ma alla fine continuo ad essere uno che va controcorrente. Sicuramente io ho trasposto nella mia vita privata, da sempre, certe mie radicate convinzioni politiche e sociali, e allora si spiegano così tutti i miei tentativi di “voler salvare” certe persone da problemi economici, morali, psicologici.
Non sono uno psicologo, anche se sono laureato in filosofia e ho fatto diversi esami di psicologia, e allora ti dico che è avvenuto in me una specie di controtransfert nella accezione junghiana del termine; c’è stata una specie di commistione tra le mie istanze politico/sociali e i miei bisogni privati e personali, e questo ha fatto sì che comunque le mie relazioni non funzionassero, perché le partner che ho avuto si sono sentite sì empaticamente, emotivamente ed anche materialmente comprese ed aiutate, ma hanno vissuto questo come una gabbia, come un qualcosa di cui si sentivano prigioniere, come un compito troppo grande per loro; corrispondere al mio amore, con tutte le implicazioni che questo comportava non era facile, e questo ha comportato, da parte loro, paura, ansia, angoscia di essere non adeguate.
Adesso io continuo ad essere da solo, ma le esperienze insegnano, ed ho imparato a distinguere l’aiuto che posso dare (e che sempre, per mia natura darò, per quello che posso), dalla ricerca di un amore completo, appagante e totale.
Adesso, cara Ameya, io non cerco più “una sfida”, ma una donna, una donna che possa davvero essere la mia compagna di vita, una donna da amare e che possa darmi quello che io forse non ho mai ricevuto nella vita: stima, rispetto, considerazione, affetto, amore.
Grazie per questo tuo post: è servito a chiarirmi tante cose.
Mi piacerebbe approfondire con te il discorso.
Un abbraccio.
ciao ameya,
tutti corriamo il rischio di divenire dipendenti. anche un ricercatore scientifico che viene preso dalla folgorazione di effettuare una scoperta; un’archeologo che rincorre il sacro graal, un ricercatore che lavora sulle cellule staminali.
Per tutti la stessa esigenza di equilibrio. avere consapevolezza di ciò che stanno facendo.
farei anche una grossa divisione tra dipendenze ATTIVE e dipendenze PASSIVE: un diverso modo di alienarsi.
brava :))
Interessante è veritiero , ultimamente mi vieni spesso l’idea della dipendenza da pc, perchè ci sto volentieri mi piace girare per blog , consultare, leggere i cuotidiani , premetto che sono autodidatta per cui ci metto più tempo per riuscire a postare , a schrivere, batto con solol’indice, ho uno spazio, su spazio e oh incomincito a fare slide , ci ho provato e riprovato ora ci riesco è come se mi mettessi alla prova con molta sodisfazione da una parte è con senso di colpa prchè trascuro tutto quello che facevo prima , spesso devo farmi violenza per non accendere e uscire .. io non cerco un compagno anche se sono sola se vieni vieni ma non lo cerco , infatti ho più amiche che amici . bè vediamo cosa faccio col tempo , ho un carattere forte è non mi piacciono le dipendenze ..Ciao mi ha fa fatto piacere mettere per ischritto quello che mi rodeva da qualche giorno…
@Apocal per me a sommatoria..è UNO, infatti siamo tutti UNO…
Nel tuo profilo leggo:
“CHI non avendo imparato ad amare se stesso “ama troppo” l’altro” penso che si ami sempre solo se stessi, e amare gli altri è solo amare la propria proiezione sugli altri. Insomma, la sommatoria tra l’amor di sé e l’amor si sé sugli altri è sempre pari a zero.
Non è importante chi si senta chi, perchè sono la stessa entità.
@Maluan mi ricordi un aforisma
Ma è Lao-tzu che sogna di essere una farfalla o è la farfalla che sogna di essere Lao-tzu?
ti sorrido
… ma alla fine qual’è il mondo reale, questo o l’altro … ?
un bacio
Maluan
@amore e musica.. hai detto bene, SFIDA!Qui trovi a proposito nel concetto di HYBRIS, molto interessante..facci sapere!!
@Casalingo ti rivedo volentieri da queste parti 🙂
@Grazie Rita sei sempre molto vera
Vedi Ameya, la tua risposta è molto interessante, e credo che, tutto sommato, sul fatto che finora sono andato a cercare alcune donne con le quali sapevo già dall’inizio che le cose non sarebbero state facili, hai ragione. Devo avere una specie di propensione alla sfida, se qualcosa non è difficile, non mi attira. Nel caso specifico posso dirti che sono andato a cercare o donne troppo giovani per me, o in condizioni disagiate (tipo straniere senza permesso di soggiorno e senza lavoro), o donne troppo lontane geograficamente da Firenze, dove vivo. Non tutte però; alcune erano della mia città o città limitrofe, e i risultati sono stati comunque negativi. Ora ho aggiustato il tiro: cerco una donna di un’età compatibile per tanti motivi con la mia, che viva non lontanissimo da dove vivo io (esite comunque sempre la possibiltà di trasferirsi… io per amore farei qualsiasi cosa), e soprattutto una donna interessante, intelligente, con la quale potrei avere tante cose in comune da condividere.
E la voglio reale, altroché se la voglio reale!!! Ho bisogno di abbracci, di baci, di coccole, di affetto, di amore reale e non virtuale, di darlo e di riceverlo.
Voglio una donna con la quale poter parlare di tutto, con la quale condividere tutto, anche le cose più banali, come andare a fare la spesa insieme, per fare un esempio, e anche una donna con la quale ovviamente fare l’amore, perché, non se ne parla mai, ma il sesso continua fortunatamente ad essere una componete essenziale in un rapporto d’amore importante.
Il sesso per il sesso non ti può dare quelle sensazioni esaltanti che solo il sesso inserito in un rapporto d’amore profondo con una persona che ami ti può dare.
Come vedi, di motivazioni per trovare una donna che sia reale e non virtuale, ne ho tante. Spero solo, prima o poi, di trovare la donna giusta, quella che non si fa prendere dalle ansie e dalle paure, quella che ha voglia di impegnarsi in un rapporto serio, costruttivo, bello e possibilmente duraturo.
Allora potrò dire che la mia ricerca della felicità sarò finita.
Un abbraccio per te.
@Devo dire che anche io faccio parte dei pc dipendenti. Anche se queste macchine fanno parte del mio lavoro e quindi per me sono fonte di sostentamento, non nascondo che da quando sono passato a gestire un semplice sito senza interazione diretta con il pubblico ( si chiama web 1) all’interazione permessa dal blog ( web 2) la dipendenza si è fatta sentire eccome. In questo momento cerco di prenderne coscienza, di usare il mezzo senza esserne usato, ma non è semplice…cmq ci pensa poi la vita reale con le sue vicende a farmi riportare alla realtà, per fortuna. 🙂
Per me internet è stato un mezzo, una terapia, specialmente durante il periodo post chemio: sono quindi riconoscente. I primi tempi mi è capitato di conoscere persone poco affidabili e me ne sono “liberata”….. ho fatto una cernita ed ho la certezza di avere adesso a che fare con persone autentiche (fra queste ci sei anche tu :-)) ). Purtroppo oggi la società è cambiata, i rapporti interpersonali non sono come nel passato. Ognuno è preso dai propri impegni o problemi e non c’è tempo da dedicare agli altri: si crea così degli amici virtuali come compensazione. Bisogna essere moderati perchè è facile diventare dipendenti da internet ed è importante non perdere il contatto col mondo esterno. Mi è capitato di conoscere persone che spesso comunicano tra di loro, in casa, col pc..inaudito! E quello che più mi preoccupa è la “leggerezza” di alcuni genitori che lasciano i loro bambini davanti al pc parecchie ore senza controllare quello che fanno.Vedi conseguenti danni…Grazie, Ameya, per le tematiche che affronti..sei grande! Un bacio
@Jul ,narratrice dell’animo umano, ti abbraccio
@Ri ti sorrido
Che posso dire? Beh, siamo tutti qui nel virtuale… 🙂
Io considero questo mondo non diverso da quello reale: devo dire che ho trovato qui più anime affini che “fuori”. Con diverse persone ci sentiamo al telefono, alcune le ho pure incontrate…poi penso dipenda dal motivo per cui uno viene qui, nel virtuale, intendo. Io, come ho sempre detto su Innerland, lo considero un viaggio all’interno di me stessa: e ne ho scoperte, di cose, di luci e anche di ombre. Mi ha aiutato a crescere e a migliorare. Ameya, sarà che io non bevo caffè, ma preferisco di gran lunga il blog :))) Con moderazione, ovviamente (non dei commenti ;D)
Un abbraccio.
@Amore e Musica…bello spaccato ci offri di questo panorama che è la rete, o meglio le relazioni in rete…però, però,però…..mi salta agli occhi una bella obiezione: offri amore, sei interessante, sensibile, premuroso, poetico…ma lo offri a chi sai già che non lo può accettare…così ti ritrovi solo e la tua profezia si avvera…il discorso è lungo sai?Da una parte offriamo dall’altra sappiamo già che ciò che offriamo non verrà ritirato..poiché lo offriamo nel contesto errato..se vuoi davvero una relazione vera concreta reale dovrai andare nel mondo, ci sono situazioni dove puoi trovare donne colte intelligenti, esempio circoli culturali nelle città, scuole di scrittura creativa..ma la vuoi davvero una donna ‘reale’?la relazione virtuale è comoda…pensaci..la vuoi davvero una compagna?
Mancavo da tanto da Splinder, Ameya, assorbito come sono ormai da facebook. Sì, lo ammetto, sono dipendente, e lo sono in un modo particolare. Ho interesse per tante cose, scrivo poesie, mi interesso di politica, di filosofia e psicologia, suono e canto, e questi miei interessi li trasponevo prima su Splinder e adesso su Facebook.
Ma io so che il mio reale interesse non per è tutto questo: io vado essenzialmente su Facebook per trovare una donna, una donna che possa essere la compagna della mia vita, dopo la separazione avvenuta due anni fa.
Già immagino i commenti ora di chi mi legge: “ma tu sbagli!!!, tu devi vivere nella vita reale!!! la tua donna la devi cercare nella realtà!!!, questa è solo illusione!!!”
Vedi, cara Ameya, io sono convinto che la vita reale non è poi così interessante come tutti pensano; io nella vita reale, per esempio, nella cerchia di persone che conosco, non riesco a trovare donne interessanti. E qui, invece, o su facebook, trovo donne intelligenti, che scrivono poesie, che discutono di politica, e spesso donne anche belle, insomma, interessanti sotto tutti i punti di vista. Il dramma è passare poi dalla conoscenza che avviene qui, scrivendosi, spesso parlando anche al telefono, e anche per molto tempo, alla conoscenza diretta, vis à vis.
La mia esperienza purtroppo su questo è negativa: io di solito, dopo un pò mi butto, ma dall’altra parte trovo chiusure, paure, resistenze.
C’è tutto un trincerarsi dietro alibi come questi: “ma non ci conosciamo… (cavolo, te lo sto chiedendo apposta!!!)”, “ma è ancora troppo presto… (rimandando all’infinito l’eventuale incontro)”, oppure un categorico quanto perentorio avvertimento: “Sì, va bene, ma è solo per amicizia, però, eh! Non metterti strane idee in testa!”; alzando così un muro invalicabile fin dal primo incontro. Come se i rapporti si potessero definire dall’inizio, e non fossero uno svolgersi, di atti, di sequenze, di momenti, di emozioni! Tutto questo è assolutamente assurdo, e io mi sono dato una spiegazione, Ameya: che per quanto si faccia tutto questo gran parlare di amore, alla fine questo sentimento spaventa, fa paura, oggi più che mai. Io per scherzo dico sempre che se andassi a proporre odio anziché amore alle donne, forse avrei più fortuna.
Sta di fatto che sono sempre più preso nella morsa di conoscere sempre più donne, nella speranza di trovare quella giusta per me, che accetti di conoscermi e frequentarmi per poter vedere serenamente gli sviluppi della situazione, e sempre più solo, perchè, nonostante sembra che ci sia questa grande disponibilità a conoscersi, alla fine il risultato pratico è che continuo a vivere (con mio sommo rincrescimento, perché non sono un single felice di esserlo) da solo.
E la contraddizione tra l’offerta che sembra ampia e il risultato pratico è quanto mai lacerante, perché comunque alla fine arrivi a mettere in discussione te stesso e il tuo modo di relazionarti con gli altri.
Comunque, alla fine, se non si è capito…… sto cercando una donna!!!! Fatevi avanti signore!!! Sono un uomo interessante, tutto sommato (un pò di pubblicità non occulta non guasta mai!!!).
Un caro saluto, Ameya, e grazie per avermi dato col tuo post la possibilità di fare chiarezza anche dentro di me.
Non mi sento dipendente dal pc. Ho giorni in cui non ho neppure voglia di accenderlo e mi annoia profondamente. Altri, per esempio quando piove e fa brutto tempo, in cui è un passatempo. Diciamo che è un “tappabuchi”, per quando non di meglio da fare. Credo d’essere incuriosità da tutto ciò che rappresenta la novità, ma una volta che essa si presenta come routine, perde gran parte del fascino iniziale. E questo ahimè, funziona un pò in generale per tutto quel che mi riguarda. Persone e scrittura a parte. Parlo di hobbies o passatempi che non scatenano la “passione”.
Un buon fine settimana principessa:-)
@Simone,
Ameya addicted mi piace tantissimo 🙂
Come al solito, sento di averle tutte. E sono anche Ameya addicted 😉
@Bi il fango di cui parli si chiama proiezione…ogni relazione è costituita da proiezioni, sull’altro si proietta o il bello o il buio di se stessi, e così pure con il virtuale..o si vede l’altro come un angelo o appena fa un presunto sgarro gli gettiamo addosso l’inferno che abbiamo dentro noi…
Io continuo a preferire la realtà…..qui ci sono ma sempre con un certo distacco…..anche perchè vedo persone che usano questi posti con l’unico scopo di buttare fango su altri…..a proposito questo come si può chiamare? Sicuramente sono persone con problemi alla base molto pesanti per fare questi tipi di cose…..mi chiedo solo se non sia più semplice vivere la realtà anzichè continuare a stare dietro ad un monitor…..certo bisognerebbe ammettere a se stessi di avere una dipendenza o quel che è……ma a volte fermarsi e guardarsi dentro fa bene a chiunque…..
Bì
@Stefano in che senso l’hai trattato??
compliments ho trattato anni fa l’iad …ciao e buon week end stef
@NO AMan o uno è dipendente come tipologia o non lo è. Se lo sei lo sei sempre stato, è solo che la dipendenza resta latente o non si manifesta. E una persona dipendente sarà portata a sviluppare più dipendenze, o a saltare dall’una all’altra.
Ci sono alcune cose che faccio in rete un po’ di più quando sono frustrato od ho più tempo.
Non è escluso che in certi periodi entro in attività quasi compulsive, poi, quando finisce il tempo e/o c’è di meglio da fare, le abbandono, anche per settimane o mesi.
Ad esempio, ora che la storia con A-Woman è finita, sono tornato a guardarmi dei pornazzi e a masturbarmi, quando ci sarà un’altra femmina, tornerà ad essere una questione del tutto saltuaria (stavo pensando che non sono ancora mia stato a puttane, l’idea di pagare per fare sesso mi fa schifo ma mi attrae pure, ah il sesso amorale… dovrei sperimentare anche quello :o)
Si può essere dipendenti a tempo, penso e io lo sono, amo gli eccessi e il fatto che riguardino più aspetti della vita.
Salve!Mi fa piacere vedere che un post di questo tipo possa attirare l’attenzione di molte persone,ed a ammettere le loro dipendenze e il loro rapporto ambiguo con internet.
Ammettere i propri limiti,problemi ecc è il primo passo verso il volerne uscire.
Mi preoccupano di più quei casi in cui gli individui nascondono le loro problematiche anche a se stessi ma ovviamente un occhio esperto sa coglierle.
Per quanto riguarda internet come dipendenza, studiando l’argomento da anni (sono un addetto ai lavori), mi è capitato vedere blog,in particolare, in cui gli utenti creavano dialoghi,castelli in aria e guerre a commentatori anonimi con tale veemenza che denotava la forte dipendenza dal mezzo e dai rapporti online:poichè, se uno non è dipendente modera il blog o elimina i commenti che non ritiene idonei al proprio spazio.
Questo creare coalizioni fantasma contro nemici inesistenti, poichè se inestistenti sono anche gli utenti registrati, visto che con loro si hanno solo rapporti virtuali, figuriamoci gli utenti anonimi i quali dovrebbero passare inosservati,tutto ciò appunto sottolinea il fatto che queste persone per dar rilievo ad un evento simile sono ultra dipendenti da blog,chat ecc..ed hanno assolutamente bisogno di ammetterlo a se stessi e prendere le distanze da esso con l’aiuto di uno specialista idoneo a far loro capire le problematiche irrisolte della loro vita a tal punto da essere diventati drogati di internet e di rapporti con il nulla visto che codeste persone non coltivano nella quotidianità alcun legame in modo sano,anzi evita il tutto e distruggono quei rapporti che avrebbero invece il dovere di coltivare con costanza ed assiduità proprio perchè reali ed in carne ed ossa.
Credo che internet sia un mezzo straordinario ma purtroppo certi individui non riescono ad usarlo in modo sano ed equilibrato a causa dei loro problematici vissuti passati.
Comlimenti per il blog!
Arrivederci.
Fabrizio
@6nell’anima..mannaggia..capisco il tuo senso di impotenza..ma come mai a 24 anni lui ha così tanto tempo?è ancora iin casa con te?non lavora?la dipendenza attecchisce su una base di fondo di una personalità dipendente..il lavoro da fare è portare la persona ad occuparsi di se stessa..dando un modello, mettendola di fronte a responsabilità vere..
Sperimento purtroppo con mio figlio un uso esagerato di internet, in particolare con un gioco on line che necessita per la sua riuscita molte ore di azione. Spesso gioca anche di notte poichè è un mondo in cui in teoria, ma anche in pratica non si smette quasi mai, con tutte le conseguenze negative ed estranianti che comporta. Io mi sento impotente perchè ormai a 24 anni ascolta solo ciò che gli pare, non rendendosi conto di sprecare tanto del suo tempo.
Una madre sfiduciata
Ciao….sempre interessanti i tuoi post…un saluto..e….spero venga a trovarmi….
Ramsey
ecco cosa mi dice la mia anima, che a volte…… non esco per navigare nel mare di internet!!!
@mi stupisco molto che mi si chieda cos’è il Reiki,non tanto perché tutti dovrebbe sapere..per carità..ma perché sul pc basta scrivere
R-E-I-K-I su Google e lo si impara..semplice, facile, in un baleno
Non ho capito, sto reiki è qualcosa che si mangia?
P.s. Vi prego mandatelo in onda ( come si dice quando uno manda un sms sui canali musicali )
Che bello leggere ciò che già so e che sto ancora studiando……
🙂
ti abbraccio.
cri.
siamo dipendenti, mi sa anche io
COMPLIMENTI PER I TUOI POST!
Molto interessanti!
un saluto
Anna
ciao Ameya,anchio ne posso fare a meno,pero devo sforzarmi!!!tipo come mi succede con il telefonino….sai la mia paura è quella che sontituisca la realta nella vita nei sentimenti…spero di accorgermene in tempo ;)..grazie della sincerita..Pier
@Pier per me il pc è lavoro, so quanto prende, è affascinante, utile, ma se non ce l’ho mi dimentico che esiste, e non vado a cercarlo. Pur usandolo molto, divertendomi e apprezzandolo ne faccio a meno. Non mi ritengo dipendente dal PC… Preferisco le relazioni reali, non uso il pc per chattare, non ho messenger , che non sopporto… Invece credo di avere una modesta ma esistente dipendenza dal Caffè..se non lo bevo mi manca, ne sento la necessità, ci penso e lo voglio…
ciao Ameya,sai è verissimo quello che hai scritto,io ho iniziato a “navigare” senza convinzione circa sei mesi fà,ma in cosi poco tempo ho visto che questa macchina mi assorbe troppo della mia vita..(anche se con piacere)..devo cominciare a disintossicarmi finche sono in tempo 🙂 tu che rapporto hai con il pc?se vuoi dirlo?ciao un salutone..Pier
@Blue…indulgenza?amore, accettazione…
Ho trovato da poco il tuo blog, mi piace la tua semplicità nell’esporre argomenti complessi, evitando una veste cattedratica e impersonale..Io sono una dipendente affettiva che sta cercando di uscire da queste dinamiche di ruolo, sono state un paravento durato anni, adesso sono emotivamente sola , stanca, sfiduciata e incapace di indulgenza verso me stessa. Avendo riconosciuto da poco questa mia attitudine a cercar sostegno altrove, mi diletto a contare gli anni sprecati, vissuti male, pur avendo iniziato una terapia qualche anno fa, sento di girare intorno al problema senza avere la forza di muovermi, questa debolezza mi fa sorgere il dubbio: e se non avessi un senso per la mia vita ? Ciao e grazie . Blue
Non sono dipendente da internet però capisco che si possa diventarlo, specialmente le chat, che spesso inficiano anche rapporti di coppia. Sempre interessante il tuo blog 🙂
Evviva! non appartengo a nessuna delle categorie!
Un bacio.
Gabri
Purtroppo chi non vive nel mondo reale è perchè ha paura,non vuole più collezionare fallimenti,invece di capiere le motivazioni dei suoi fallimenti e cambiare certe dinamiche per non ripeterli preferisce barricarsi giorno e notte dietro uno schermo sfuggendo alla vita.
Il dipendente preferisce vivere ovattato,ma alla vita non si sfuggie e il dipendente non fa altro che vivere sprecando la sua vita reale per un nulla.
Spero che queste persone trovino un modo per uscirne,strutture valide e validi aiuti poichè la maggior parte manifestano anche aggressività nei confronti di coloro che nella vita reale tentano di aiutarli concretamente.
Sono veramente situazioni inverosimili ma esistono e tu Ameya stai dando una grande visibilità a questo problema gravissimo.
Con tanta tanta stima ancora,
Rossella
In un blog che a volte frequento, i commentatori, come è normale, vengono classificati in base al loro numero di interventi (i cosiddetti “post”). Mi è rimasto impresso un “home away from home” (o qualcosa del genere) che individua gli utenti più fedeli. Io lo interpreto nel senso di “questo è un utente che si è fatta casa qui”.
Il concetto che mi interessa è quello di “casa”, quel luogo dove ci si trova bene e si cerca di rientrare ogni volta che è possibile. Da alcuni punti di vista termini come “realtà virtuale” confondono semplicemente le idee (è un ossimoro che indica la presenza di una contraddizione) mentre il termine di casa fa venire in mente che qualsiasi posto dove ci si trova bene può diventare casa. Il web consente di trovare ocn facilità persone con cui si ha comunanza di sentimenti, creando così delle forme sociali nuove, che qualcuno chiama “comunità virtuali”, ma il termine virtuale non mi piace.
Eppure il buon vecchio Freud non avrebbe difficoltà a trovare nella persistenza sul web una forma di “regressione in utero” una voglia di tornare caldi e protetti come si era prima di nascere, nel grembo della madre. Il film Matrix rende molto bene l’immagine. Alla fine di tutto bisogna imparare a vivere nel deserto del reale.
se ne parla molto, di questa dipendenza da internet. in parte sono dipendente, certo; anche perchè cmq non è che sia poi così semplice avere molte amicizie nella vita reale. tutti abbiamo i nostri impegni e poco tempo per le altre persone. internet é libero, nel senso che non hai l’obbligo di esserci sempre, mi spiego: parli con qualcuno, ti lasciano un mex e tu rispondi come e quando vuoi…se non puoi la mattina, lo farai la sera:)
poi è logico che anche qui si incontreranno persone sincere e persone non sincere; ma questo succede cmq nella vita di tutti i giorni…perciò, nulla di diverso. internet è fatta da tanta gente reale, per cui non vedo poi sta grande differenza con la vita di tutti i giorni.
ovvio poi che non si deve esagerare, tendo a farlo, in certi periodi, ma poi in genere mi dò una regolata da sola.
@GRAZIE DEI VOSTRI COMMENTI CHE SENTO MOLTO VERI!
Sei grandissima,finalmente hai seguito il mio consiglio:di parlare di questa dipendenza,purtroppo è davvero molto molto diffusa,ovviamente i dipendenti negano a se stessi e agli altri di esserlo,come accade per le altre dipendenze( droga ecc..)
Vivono dietro uno schermo,i rapporti online sono più importanti di quelli reali e arrivano a distruggere quelli reali.
Forniscono identità finte,età false e così via.
Si sentono onnipotenti nel blog poichè nella vita reale vivono il fallimento ed il nulla.
Sono fondamentalmente persone sole che non hanno la forza di reagire ed alcuni neanche la voglia poichè delle volte è più facile vivere una vita virtuale che scendere in piazza a vivere la vita vera.
Il tuo blog ha una grande visibilità ed è molto frequentato,speriamo che possa essere di aiuto a chi é affetto da questa patologia.
Con grande stima e ammirazione per questo tuo lavoro,
Rossella
Non ci resta che il web. Il web ti permette di conoscere persone che mai avresti potuto conoscere nella realtà, standotene tranquillamente seduto alla tua scrivania. Poi dipende dall’utilizzo che uno ne trae. Per me significa partecipazione, tanto per ricordare ancora una volta Giorgio Gaber:)
Quant’e’ vero. Il mio bisogno di sentirmi meno sola – di illudermi di avere un’esistenza diversa come hai scritto – era cosi’ forte che mi ha quasi rovinata. Adesso pago il prezzo…
Interessante la lettura del fenomeno di Diaktoros… Personalmente dopo un periodo di … ubriacatura sto riconquistando i miei spazi per gli altri hobbies, insomma mi sono naturalmente regolata.
Se ci fosse più disponibilità verso i rapporti veri, forse si potrebbe limitare la creazione di rapporti virtuali. Il dramma è che questi sono più immediati, spesso protetti e soprattutto costano meno (pensate a quanto costa mantenere vere amicizie!) Anche i poveri possono avere amici sul web. Ma questo dipende dal fatto che le relazioni, così come tutto nella vita d’oggi, sono sempre più costose. Il mondo è diventato (almeno qui da noi) un mondo costruito su misura per una borghesia medio-ricca. Se non hai soldi non puoi avere una vita sociale; quindi, se sei un ragazzo squattrinato o un lavoratore dipendente con famiglia o un piccolo pensionato, ti devi accontentare di strumenti più economici e, se il mondo diventa sempre più virtuale, pazienza.
Un argomento di grande interesse.Se ne sta parlando molto anche nelle radio locali che sto ascoltando.Degli studi hanno dedotto che internet dalla sua dipendenza può portare ad attacchi di panico,consigliando gli utenti di moderarsi e di riscoprire il gusto di uscire,comunicare,conoscere.Visto che le forme di dipendenza sono già molteplici,generate in sostanza da scarso equilibrio nello gestirsi.Comunque nel Liceo scentifico della mia città, nelle ore di filosofia si stà discutendo sul film MatriK,realtà virtuale e vita parallela.Vivere la nostra persona,all’interno di un altro individuo,tutt’uno con noi,ma che non è noi.
Mi pare che fosse Foucault a dire che la vita è una continua lotta per il potere. In questa continua lotta, l’avere uno schiavo docile come il computer dà una sensazione di potere che alla lunga diventa droga. Poi si esce dal delirio (lo stare al computer ha degli aspetti di trance, sparisce il sonno e la fame) e ci si ritrova in un mondo desolato.
Conviene sapere i rischi del computer (con la sua estensione sulla rete) ma c’è anche una socialità ed una politica da recuperare a livello istituzionale e collettivo.
@lo farò Smile! Promesso!
quante verità tutte in un post…
bellissimo scritto, alcune voci finali andrebbero analizzate una per una, per quanto esse, possano essere distruttive…
smile
Ciaooo!
Ogni tanto passo 😉
Argomento molto interessante!
Internet sta entrando sempre più prepotentemente nel nostro modo di vivere, a chi in un modo, a chi in un altro…
Bisogna saper “dosare” : star troppo davanti al pc non fa bene!
Ti allontana dai normali rapporti sociali.
Un abbraccio, G.