STAMPELLE AFFETTIVE

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Stampella affettiva

126895_startUna credenza condivisa dalla società 

occidentale è che per stare bene sia

necessario avere sempre qualcosa che

arrivi da fuori.

Si passa così a cercare  ciò che

ci completa, un appiglio esterno.

Quando si chiede ad una persona di diventare la fonte

unica della nostra felicità, si investe l’altro di una

responsabilità  enorme.

Nessuno può essere responsabile per noi e di come ci

sentiamo.

Ameya

18 commenti su “STAMPELLE AFFETTIVE”

  1. E’ molto interessante questo antipattern composto.
    Delega & controllo.
    Da una parte c’è la gaussiana che non può non riguardare homo e la “distribuzione di qualità” d’altra parte un astuto disegno dove la programmazione delle menti a qualcuno/qualcosa là fuori che ti salverà, ti faà stare bene, risolverà i tuoi problemi e via dicendo.
    Uno schema che serve ad “impossessarsi” di tonti, creduloni e pigri, a sfruttarli e, come dice Massimo Fini, a metterglielo in culo con il loro consenso.

    Le religioni tradizionali (monoteistiche in particolare) hanno esaltato questo antipattern.
    Quelle nuovo seguono lo stesso approccio (B., Monti, RenziBersani, il liberismo, il mercato, la tecnologia che ti salveranno, vogliono il “tuo” bene, etc.).
    Si crea un pessimo dualilsmo sfruttatore-sfruttati, carnefice-vittime che perpetua lo status quo.

  2. Io sono responsabile di me, sono la mamma di me stessa, e non uso il prossimo come stampella. Potrebbe essere piacevole a volte nei momenti più difficili, ma si rischia di dipendere e non saper più poi andare senza…stampella…

    🙂

  3. infatti è la totalizzazione che fa l'errore e non l'appoggio in se , soprattutto se viene ricevuto senza questua.
    Poi ognuno ha la sua dinamica interiore: la mia non si basta se è solitaria, infatti scrivo anche una risposta!

  4. La politica di Welfare della chiesa..è stata attuata già da tempo..ed è giusto che sia così..
    Le menti giovani e fresche e intelligenti necessitano solo d'esser coltivate..c'è chi questa fortuna la tiene a distanza..magari a casa..e chi non la tiene che facciamo gettiame le perle alle ortiche? Direi di no..sono solo materiale fortemente motivato da lavorare con l'esperienza di chi sta dall'altra parte..del resto, diversamente nessuno ravviserebbe l'esigenza di continuare ancora a studiare..perchè ricerca va da sè che è sinonimo d'attaccamento allo studio un attaccamento quasi viscerale..che già di suo è un talento..poi , se coltivato può raggiungere elevate mete.bene che sia così…E' un discorso che deve abbracciare tutti..la politica del resto non vale mica solo ed esclusivamente ab personam..per carità..ci mancherebbe…
    Voglio dire..la perfezione non esiste, è l'uomo più anziano e più esperto che una volta intravisto il talento decide o meno di lavorarci sopra..ma senza smerdiarlo troppo però..diversamente uno alla fine che fa? si convince d'essere una testa di cazzo e sotto esame ti fa una figura barbina…Voglio dire o trema per consapevole ignoranza..oppure trema perchè teme il giudizio altrui a tal punto da perdere quel minimo di fiducia in se stesso..e questo è male..perchè a seconda di chi s'incontra dall'altra parte si riesce ad estrarre il meglio o il peggio..L'autostima, a volte parte da dentro..ma in altri casi se il contesto non aiuta le figure barbine aumentano e tu potresti finire per convincerti di non valere nulla..e magari invece hai un buon cervello..dal quale l'umanimà potrebbe ricavare qualcosa di buono..mi spiego?

  5. vero.

    gli antropologi riferiscono che presso alcune tribù del sud america, quando uno degli indigeni cade dalla canoa, i compagni, anziché soccorrerlo, lo pressano sott'acqua con le loro pagaie accelerandone la morte e placando così il grande fiume…

    p.s.: ma lo sai che stai mettendo in discussione l'idea di welfare nonché la dottrina sociale della chiesa cattolica?!? però…

  6. Quando una persona si rende conto che se anni fa metteva in atto molti dei comportamenti descritti in quella tua lista di un vecchio post e oggi invece molto meno. Quando si rende conto di farlo mentre li mette in atto e riesce a fermarsi prima. Quando le volte che li mette in atto senza accorgersene sono sempre meno…
    Vuole dire che sta "guarendo"? E' positivo o no?
    Perché la spinta a certi atteggiamenti, il pensiero… mi viene comunque. Quindi mi dico che deve ancora cambiare tanto in me. O il fatto che almeno nei comportamenti io riesca a gestire questa cosa può voler dire che riuscirò a cambiare anche il mio modo di pensare?
    A volte è così sconfortante vedere che cado ancora. Mi sembra altre volte di giocare a nascondino con me stessa…
    Non riesco a capire se posso farcela, se ce la sto facendo o se devo decidermi a chiedere aiuto. E' più di un anno che "ci lavoro!"

    Grazie

    Bice

  7. Irradio di raggi miei il buio attorno
    senza curarmi del dove vadano
    sentendo, senza volerlo capire
    che non saranno più miei.
    Io, che vivo.

    Il tuo ultimo post, mi ha regalato queste parole.

    Un sorriso

  8. Credo che l'essere umano abbia necessità di sentirsi amato. E' stato creato per essere "sociale", ma da qui a rendere responsabili gli altri della propria felicità, ne corre!
    E' però quel che succede nella maggior parte dei casi, e tu fai bene a citarlo, ma se non s'impara a crescere, a donare, la vita diverrà un autentico inferno. Si diverrà "vampiri" dissanguando chi ti sta vicino….

    ti abbraccio

    maria

  9. il tuo pensiero è sempre cristallino e nutriente…come la sorgente di montagna…
    disseta, la curioistà…e la conoscenza…
    è assolutamente vero…quello che dici..
    ma l'essere umano ha bisogno di alibi, per giustificare la sua pigrizia e la sua poca voglia di girare le pagine…
    è dentro di noi, che è il miracolo della vita, e il ponte verso la conoscenza..
    come verso l'amore..
    amarsi, è sempre la prima porta da aprire per cercare l'amore..
    ora che ti ho ritrovato….verrò più spesso da te
    Lorenzo

  10. ho meno di 30 anni e come la stragande maggioranza delle persone della mia età in questo paese non ho un lavoro decente, soffro di precarietà sentimentale…etc
    ma la più grande lezione / antidoto al mio scoramento me l'ha data un mio amico: "se intorno a te le cose non vanno bene, non vedo comunque perchè tu non debba essere soddisfatta di te stessa"
    Bastiamo noi. L'amore che portiamo a noi stessi. E poi si vedrà.
    Giuli

  11. Noi siamo gli artefici della nostra esistenza e della nostra felicità. La gioia più grande la si raggiunge non quando l'altro dona se stesso a te, ma solo quando ci si spende completamente per permettere agli altri di raggiungere la felicità………………… senza chiedere nulla in cambio
    ciao

    Luca   

  12. Dopo aver letto i tuoi post in cui ricorre spesso la metafora della stampella, mi capita, quando mi trovo in locali pubblici frequentati da giovani e meno giovani, di vedere "la scena" alla Ally McBeal… : ) insomma tutti (o quasi) "infortunati" e chini sulla propria stampella-bicchiere… Mamma mia che tristezza!! (tristezza mascherata proprio dietro il "gran divertimento-sballo") La cosa più brutta è la DIFFUSIONE DILAGANTE delle "stampelle"…
    Una volta la maggior parte delle persone era "astemia" o comunque beveva con moderazione e c'era una ristretta minoranza che si ubriacava più o meno regolarmente e che soprattutto era guardata "male" dal resto della società… Oggi è proprio tutto il contrario!!! La gente si stupisce del fatto che "non sento il bisogno di bere" per divertirmi e stare bene… 
    E peggio ancora è constatare che i rapporti affettivi e sociali si sono deteriorati in modo simile: amori superficiali che aspirano solo all'autosoddisfacimento e in cui l'altro è solo un oggetto "usa e getta" per raggiungere questo scopo, cioè per raggiungere quella felicità così agognata e mai appagante.  Sara 

  13. stampelle.
    da quando sto meglio è una delle parole che uso di più, per riferirmi a come stavo prima. se ti capita passa da me e se vuoi leggi il mio ultimo post. prendilo con le pinze, è personale e non ha assolutamente alcuna pretesa.
    ciao

  14. Credo sia uno dei 'must' della società moderna, però rimane una regola sotterranea: si è convinti di non poter essere felici se si è da soli, ma nessuno lo ammetterebbe mai!!!
    Quante volte si sente dire 'sono felicemente single!' e poi la lei o il lui di turno battono millimetro per millimetro ogni locale della città alla ricerca della presunta anima gemella???
    Imparare a stare con se stessi è uno dei passi fondamentali della crescita umana, peccato che solo in pochi lo facciano: passiamo da una relazione all'altra, ci attacchiamo con le unghie e con i denti a relazioni morte terrorizzati da rimanere soli… siamo convinti che la felicità è sempre 'fuori' di noi e non 'dentro' di noi, e così facendo rivestiamo gli altri di aspettative, puntualmente deluse. Un gioco al massacro che si autoalimenta, in cui ci si sente perennemente delusi o pressati da qualcun altro (a seconda del ruolo che si gioca)… e mai felici.

    Tea

  15. @non è condiviso che per stare bene si ha bisogno di ALTRO da sé? Dove viene insegnato a stare con se stessi?  A trovare dentro e non fuori la strada? A me sembra che i must sociali siano: andrai bene se…avrai bei vestiti, begli oggetti, sarai sempre muscoloso, magro e giovane. E se non starai male. Se stai male prendi la tal pillola, droga, alcol, ecc…

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