FLUIRE

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Vivere implica avere obiettivi e mete da raggiungere. E nello stesso tempo si possono incontrare ostacoli, avversità. Non sempre la vita segue il corso che vorremmo. Sogni, piani, desideri correlano i pensieri. Volontà, dedizione aiutano a realizzare piani prefissati, creano motivazioni, spingono ad agire, evolvere, crescere. La vita tuttavia segue corsi imprevisti, che a volte non combaciano con quanto fortissimamente agognato. A quel punto l’individuo deve misurarsi con la frustrazione di non riuscire ad ottenere quanto paventato. È nella prima infanzia che si apprende a tollerare il no. Melanie Klein (1955) riconosce nel bambino la capacità di imparare a discernere il seno buono, il latte, il cibo, il sì, dal seno cattivo, il non-cibo. Piano piano il bambino apprende che la stessa madre può essere buona, il latte, o cattiva, il ritardare il dono dell’allattamento.

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LEGAMI CLAUSTROFOBICI

All’inizio ogni relazione ha tinte calde e entusiasmanti. L’altro appare sotto una luce affascinante, spesso è idealizzato. Grazie a un meccanismo proiettivo egli è investito da quanto vi è di più positivo, le sue doti diventano salienti, e in primo piano si mettono le qualità che sembrano emergere oscurando tutto il resto. Col procedere della frequentazione iniziano spesso incomprensioni, volontà di cambiare l’altro, desiderio di esclusività, tentativi di limitare la libertà altrui in nome della relazione, bisogno di avere il controllo sull’altro, di avere certezze e rassicurazioni sempre maggiore. Tali necessità possono diventare ossessive, patologiche, claustrofobiche all’interno della coppia.

Perché si arriva a tanto?

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